Il Tirreno

Benedetti: «E’ giusto che il decreto Calderoli sia esteso alle località turistiche»

Tassa di soggiorno? Sì, grazie

Rino Bucci
La passeggiata di Marina sul viale della Vittoria
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La passeggiata di Marina sul viale della Vittoria

Piace al sindaco, contrarie le associazioni di categoria

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 CECINA. Piace alle istituzioni, meno alle associazioni di categoria. La tassa di soggiorno è destinata a far discutere, anche a Cecina. Il nuovo balzello è parte integrante del decreto sul fisco municipale presentato in questi giorni dal ministro Calderoli. Rispetto alla prima bozza ci sono novità. La più rilevante è l'estensione del documento anche alle località turistiche e alle città d'arte. Un'integrazione che consentirà anche a Cecina l'applicazione di una tariffa aggiuntiva per chi si fermerà in albergo.  Sempre secondo il decreto, i soldi incamerati (che potranno variare da 50 centesimi a 5 euro a persona) potranno essere utilizzati dall'amministrazione comunale non solo per "interventi in materia di turismo", ma anche per "manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali, nonché dei relativi servizi pubblici locali".  Questa nuova tassa sarà anche applicata anche a Cecina?  Alle istituzioni come dicevamo il provvedimento non dispiace: «Magari in misura limitata - spiega il sindaco Stefano Benedetti - la tassa di soggiorno potrebbe arrivare. È di certo un'ipotesi che valuteremo. Del resto, mi pare giusto che il provvedimento sia stato esteso anche ai comuni turistici. Una città come Cecina, che d'estate raddoppia la popolazione, ha per forza delle spese aggiuntive durante la stagione».  In un periodo di austerity e con gli investimenti bloccati dal patto di stabilità l'arrivo di nuove risorse da investire sul turismo, ma anche sulle manutenzioni del patrimonio, sarebbero una manna dal cielo.  Per capire la portata che l'introduzione della tassa di soggiorno avrebbe sul territorio bastano pochi calcoli. Infatti, considerando che in media ad agosto nelle sole strutture alberghiere arrivano circa 35mila persone (fonte Provincia di Livorno) e applicando la tariffa minima consentita (50 centesimi) si vede come nelle casse del Comune entrerebbero ben 17.500 euro. Mentre applicando il massimo possibile si toccherebbe quota 175mila euro.  Poco entusiaste, e in linea con le indicazioni nazionali, le associazioni di categoria locali. A preoccupare è soprattutto l'effetto che la tassa potrebbe avere sul già timido flusso di turisti che vengono in città.  «L'impressione che abbiamo su questo provvedimento - spiega Umberto Chisci, presidente dell'Associazione albergatori - è negativa. Intanto perché non c'è ancora molta chiarezza e poi perché si tratterebbe di un ritorno al passato. Sembra che questa norma venga introdotta per fare cassa. Purtroppo si va a pescare in un settore che già soffre. In questo modo non si favorisce il turismo. Piuttosto siamo disposti a dialogare con gli amministratori, anche economicamente, per rendere più appetibile l'offerta locale. Una strada potrebbe essere la gestione associata dell'ufficio turistico».

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