Il Tirreno

Mensa dei poveri: il 70% dei pacchi sono per bambini

In alto Rossella Conforti Sopra l’edificio che ospita la mensa A sinistra la cucina dell’Oasi
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In alto Rossella Conforti Sopra l’edificio che ospita la mensa A sinistra la cucina dell’Oasi

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CASTIGLIONCELLO. È martedì. E come ogni martedì, a cadenza quindicinale, alla Sorgente del Villaggio di Castiglioncello, inizia la distribuzione dei pacchi viveri alle famiglie. Nonostante il freddo, alle 7,30 inizia la fila davanti al portone. Uomini ma, soprattutto, donne. Alcune accompagnate da bambini piccoli, di pochi mesi, tenuti in braccio. Varcano la soglia di quella casa dove si trova anche la mensa dei poveri gestita dall'oasi Emilia, per ritirare pacchi viveri. Pacchi con latte per i bambini, zucchero, pomodori pelati, patate, qualche dolcetto, tanta pasta, formaggio e un po' di carne. Una provvista che non potrà bastare, forse, per quindici giorni, ma che aiuta coloro che non riescono a trovare un lavoro, a pagare l'affitto di casa, ad arrivare a fine mese. «Quest'anno sono 110 le famiglie alle quali distribuiamo i pacchi viveri - racconta Rossella Conforti, che ieri di prima mattina era già a lavoro - circa 40 in più degli anni scorsi. Ma soprattutto, all'interno di queste 110 famiglie vivono, in tutto, 80 bambini». Una realtà che stringe il cuore soprattutto se si pensa che si tratta di famiglie «tutte segnalate dagli assistenti sociali, ossia dall'Asl». Una situazione drammatica determinata dal fatto che «mentre assistiamo ad un aumento esponenziale della povertà, dall'altra mancano volontari e fondi». L'esempio che fa Rossella Conforti è esplicativo: distribuire 100 pacchi, vuol dire andare ad acquistare 100 litri di latte, comprarlo e scaricarlo. E così per pasta, riso, olio e patate. Tanta fatica distribuita ormai tra pochi volontari rimasti. «Mancano i volontari; quelli storici diventano anziani, qualcuno si è ammalato e non c'è ricambio».  L'altro problema martellante è la ricerca di fondi: «L'Asl, che deve anch'essa fare i conti con bilanci sempre più magri, dà 9000 euro l'anno mentre il contributo dell'amministrazione comunale è di 3000 euro». Il totale fa 12mila euro sicure. Adesso basta fare due conti: 2600 sono i pacchi distribuiti ogni anno alle famiglie e se per ogni pacco la spesa si aggira attorno ai 30 euro, il costo complessivo, solo per questo servizio è di oltre 70mila euro. E dunque come fare per andare avanti? «Ci arrangiamo - risponde Conforti - ogni tanto facciamo la raccolta dei viveri nei supermercati, poi abbiamo qualche donazione. Ma in verità sempre meno». Insomma si assiste ad uno scollamento tra i cittadini ed il volontariato. E così anche l'ultima sagra organizzata lo scorso novembre dalla Sorgente del Villaggio a Castelnuovo è stata soppressa «per mancanza di adesioni. Si trattava - dice Conforti - di una cena a base di cinghiale. Costo 23 euro a persona. Ma le adesioni non sono arrivate». E così i volontari si interrogano: «Non sappiamo se i cittadini siano realmente consapevoli della situazione generale che molte famiglie stanno attraversando, oppure, forse, non hanno fiducia nell'associazione. Noi non prendiamo neanche un centesimo di rimborso ed usiamo le nostre auto. E se i cittadini hanno dei dubbi, sono invitati a venire davanti alla nostra associazione il martedì».  Famiglie che avrebbero bisogno di essere seguite al di là della sussistenza di base «ma non ce la facciamo. Il lavoro poi. È un altro dramma. Prima ci telefonavano per richiedere donne per assistere gli anziani o per le pulizie di casa. Adesso non c'è più richiesta neanche per questo tipo di servizi». Povertà che avanza; basta vedere gli elenchi delle famiglie alle quali il Comune offre contributi per pagare gli affitti di casa «il problema è che se anche il Comune aumenta gli stanziamenti, le famiglie che chiedono aiuto sono sempre di più». Alle 11,30 sule scale che portano alla Sorgente del Villaggio ed all'Oasi Emilia aumenta l'esercito dei poveri. Arrivano anche gli invisibili. I cosiddetti senza casa. Per loro è quasi pronto un pasto caldo.

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