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Gli amici dei due giovani senegalesi morti nellincidente di sabato notte hanno raccolto 2mila euro
Una colletta per rimpatriare le salme cresce la mobilitazione per Sene e Sow
Divina Vitale
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DONORATICO. Cercano di farsi forza, di trovare una maniera per far rientrare le salme dei loro amici in Senegal. Così la comunità senegalese di Donoratico, che conta quasi 150 persone, passa da un incontro all'altro in paese, con l'amministrazione, il Centro di solidarietà Monica Cruschelli, i pochi familiari e amici stretti delle due vittime: Sene Baboucar e Sow Bassirou. Il primo non è riuscito a recarsi in Senegal, aveva già comprato il biglietto, dove avrebbe incontrato per la prima volta il secondogenito e riabbracciato la moglie Bineta; mentre Sow, trent'anni da compiere, sposatosi con rito musulmano, ancora non aveva mai visto la moglie. Una tragedia che coinvolge la comunità senegalese di zona, il cui referente è Ndiaye Falou, da oltre dieci anni residente a Donoratico. Lui è presidente dell'associazione musulmana Dahira che si pone come centro di incontro e solidarietà per la comunità. «Come tutti gli altri - racconta commosso - anche Sene e Sow sono arrivati in barca sognando un futuro migliore, un lavoro che poi hanno trovato. Sene era anche specializzato, era un meccanico. Non erano ancora tornati a casa, non hanno fatto in tempo». «Erano persone molto buone e calme - aggiunge Mbaye Maboussa - amavano il calcio e spesso venivano a giocare o guardare le partite che facevamo tra di noi al campo sportivo. La domenica lo aprono e noi giochiamo cinque contro cinque: Dakar contro Guigi, quest'ultimo in Senegal rappresenta un grande albero che può vivere anche cento anni». Un preludio di Natale molto triste quello che stanno vivendo questi giovani, messi a dura prova anche dalla realtà sociale che negli ultimi dieci anni è diventata sempre più difficile, anche per loro. «Quando sono arrivato, dieci anni fa - testimonia Fallou - era più semplice trovare un lavoro, una casa. Oggi la crisi che investe gli italiani investe anche noi e siamo molto dispiaciuti. È difficile andare avanti. Non cerchiamo molto, ci basta stare insieme, incontrarci, parlare, e adesso il nostro obiettivo è far rientrare le salme dei nostri amici». Ma la questione non è semplice: domenica sono stati raccolti solo duemila euro e ne servono almeno il triplo. Ma non si danno per vinti e sono in contatto con tutte le altre comunità presenti nella provincia. Si stanno inoltre organizzando per trasmettere un conto corrente su cui versare contributi per aiutare le famiglie delle vittime. Nel frattempo anche l'amministrazione si sta muovendo e proprio ieri l'assessore al sociale Antonella Orsini si è incontrata col sindaco, i referenti della comunità e i responsabili del centro di solidarietà Monica Cruschelli per decidere come procedere. «L'amministrazione - dichiara Orsini - metterà a disposizione delle risorse, seppur minime, visto e considerato il momento delicato che stiamo attraversando e la chiusura annuale del bilancio che ci ha già messo a dura prova. Faremo quanto possibile per favorire il rimpatrio delle salme soprattutto impegnandoci sull'espletamento delle procedure burocratiche, per alleggerire i tempi. Il nostro sarà un contributo di un migliaio di euro, due al massimo, devo valutare col bilancio in mano, ma comunque un contributo significativo. Domani mi incontrerò con Diop Mbaye (referente provinciale) per definire tutte le questioni del caso». Chi volesse dare un aiuto può telefonare a Fallou Ndiaye al numero 329 9238829.
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