Il presidio
Tagli al sociale, Sos delle associazioni per l'handicap
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Temono drastici tagli le associazioni per gli handicappati3 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Hanno scritto ai ministri per la Salute, per il Lavoro e le Politiche Sociali, per l'Economia e la Finanza; al presidente della Regione Toscana e all'assessore alla Salute della Regione, al direttore dell'Asl 6 e al presidente e direttore della Società della Salute della Bassa Val di Cecina. I firmatari della lettera - appello sono le associazioni di familiari e volontari che si occupano di portatori di handicap e e di problemi mentali: Efesto, Insieme con noi, Nonsiamosoli, Comitato Unitario Handicappati. Obiettivo: non far cadere nel vuoto il timore dei tagli ai finanziamenti per i progetti di aiuto e inserimento.
L'allarme arriva da un recente incontro con i vertici della Società per la salute: le associazioni interessate fanno parte dei tavoli di lavoro per l'allestimento di progetti e attività «che diano risposte concrete sul piano dell'assistenza, dell'inclusione sociale, dell'inserimento a scuola, dell'inserimento al lavoro, della ripresa e dell'emancipazione per quanto possibile di tutti coloro che si trovano nella condizione di dover affrontare disabilità e disagio psichico». «Fino ad oggi - spiega Nunzia Proietti, del Comitato unitario handicappati - nella nostra zona il livello dei servizi socio-sanitari, pur con delle aree critiche oggetto di attenzione progettuale, è stato ritenuto dalle famiglie abbastanza buono così come il livello di integrazione e di collaborazione fra enti locali, associazionismo, cooperazione sociale».
Ma nell'ultimo incontro con la Società della Salute, «ci è stata prospettata una situazione molto grave per il 2011: ad oggi quello che sappiamo è che le uniche risorse certe per gli interventi in campo sociale sono le quote capitarie dei Comuni; non ci saranno trasferimenti da parte del Governo e la Regione non ha ancora comunicato se e quale sarà il livello di compartecipazione». Dunque, rimanendo così la situazione «sarà indispensabile da parte della Società della Salute operare drastici tagli e riorganizzare progetti, attività e servizi concentrando le risorse su alcune priorità che le associazioni e gli utenti sono chiamati ad individuare insieme ai tecnici e agli amministratori».
Le associazioni dicono di apprezzare la sincerità con cui è stata illustrata la situazione, ma «siamo francamente indignati che ancora una volta ricadano sui soggetti più fragili e le loro famiglie le conseguenze di politiche inique che in nome del risparmio e della lotta agli sprechi operano tagli indiscriminati. Riteniamo infatti che siano maggiormente penalizzate in questo modo le Regioni che, come la Toscana, hanno già operato negli anni per ottimizzare la spesa e realizzare risparmi, per cui oggi non ci sono margini per far fronte ad ulteriori riduzioni».
Ma le associazioni vogliono tenere alta l'attenzione, perché non siano toccati i diritti essenziali, vale a dire l'assistenza domiciliare, i servizi a sostegno della vita indipendente, i centri diurni e la terapia occupazionale. Il rischio è «di far ricadere sui cittadini più in difficoltà ulteriori disagi, rendendo sempre meno sostenibile da parte delle famiglie il compito dell'accudimento e del sostegno dei propri cari. (...) Non vogliamo tornare indietro nel tempo, agli anni in cui i fondi servivano solo a pagare le rette degli Istituti, vanificando tutto quello che è stato fatto finora perché le persone potessero rimanere nella propria comunità e nella propria casa.
Mentre quindi si cercherà di muoverci sul territorio, di concerto con le istituzioni, cercando di coinvolgere anche soggetti privati nel sostegno ad iniziative tese a mantenere e migliorare la risposta a bisogni essenziali come quelli collegati al cosiddetto "Sempre con noi", per garantire una vita buona anche quando il sostegno familiare sarà indebolito o venuto meno, contemporaneamente intendiamo mobilitarci per far emergere le responsabilità di tutti i soggetti competenti».
L'allarme arriva da un recente incontro con i vertici della Società per la salute: le associazioni interessate fanno parte dei tavoli di lavoro per l'allestimento di progetti e attività «che diano risposte concrete sul piano dell'assistenza, dell'inclusione sociale, dell'inserimento a scuola, dell'inserimento al lavoro, della ripresa e dell'emancipazione per quanto possibile di tutti coloro che si trovano nella condizione di dover affrontare disabilità e disagio psichico». «Fino ad oggi - spiega Nunzia Proietti, del Comitato unitario handicappati - nella nostra zona il livello dei servizi socio-sanitari, pur con delle aree critiche oggetto di attenzione progettuale, è stato ritenuto dalle famiglie abbastanza buono così come il livello di integrazione e di collaborazione fra enti locali, associazionismo, cooperazione sociale».
Ma nell'ultimo incontro con la Società della Salute, «ci è stata prospettata una situazione molto grave per il 2011: ad oggi quello che sappiamo è che le uniche risorse certe per gli interventi in campo sociale sono le quote capitarie dei Comuni; non ci saranno trasferimenti da parte del Governo e la Regione non ha ancora comunicato se e quale sarà il livello di compartecipazione». Dunque, rimanendo così la situazione «sarà indispensabile da parte della Società della Salute operare drastici tagli e riorganizzare progetti, attività e servizi concentrando le risorse su alcune priorità che le associazioni e gli utenti sono chiamati ad individuare insieme ai tecnici e agli amministratori».
Le associazioni dicono di apprezzare la sincerità con cui è stata illustrata la situazione, ma «siamo francamente indignati che ancora una volta ricadano sui soggetti più fragili e le loro famiglie le conseguenze di politiche inique che in nome del risparmio e della lotta agli sprechi operano tagli indiscriminati. Riteniamo infatti che siano maggiormente penalizzate in questo modo le Regioni che, come la Toscana, hanno già operato negli anni per ottimizzare la spesa e realizzare risparmi, per cui oggi non ci sono margini per far fronte ad ulteriori riduzioni».
Ma le associazioni vogliono tenere alta l'attenzione, perché non siano toccati i diritti essenziali, vale a dire l'assistenza domiciliare, i servizi a sostegno della vita indipendente, i centri diurni e la terapia occupazionale. Il rischio è «di far ricadere sui cittadini più in difficoltà ulteriori disagi, rendendo sempre meno sostenibile da parte delle famiglie il compito dell'accudimento e del sostegno dei propri cari. (...) Non vogliamo tornare indietro nel tempo, agli anni in cui i fondi servivano solo a pagare le rette degli Istituti, vanificando tutto quello che è stato fatto finora perché le persone potessero rimanere nella propria comunità e nella propria casa.
Mentre quindi si cercherà di muoverci sul territorio, di concerto con le istituzioni, cercando di coinvolgere anche soggetti privati nel sostegno ad iniziative tese a mantenere e migliorare la risposta a bisogni essenziali come quelli collegati al cosiddetto "Sempre con noi", per garantire una vita buona anche quando il sostegno familiare sarà indebolito o venuto meno, contemporaneamente intendiamo mobilitarci per far emergere le responsabilità di tutti i soggetti competenti».
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