Il Tirreno

Alzare l'età della pensione è una grossa ingiustizia E tutti tacciono

Vittorio Perduti
Alzare l'età della pensione è una grossa ingiustizia E tutti tacciono

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Il patronato mi ha spiegato che le finestre per le pensioni di vecchiaia sono una ingiusta azione, che eleva l'età a 66 anni e oltre.  Questo atto è un'arbitraria scelta di poche persone. Né da destra né da sinistra, è venuto nessun segno di protesta né di opposizione. Da nessuna associazione definitasi "a difesa del cittadino", è venuto un accenno di critica.  Da nessun sindacato sono venute parole contro questa sadica decisione. Non ritengo che l'età della vecchiaia, se accompagnata dalla mancanza di denaro per campare, sia un periodo sereno. Non ritengo che questa fatidica cifra di 65 anni sia una bassa età, anche se vediamo qualche vegliardo andare in bicicletta o a correre o a giocare a bocce e carte. Non credo che, nonostante la vita sia allungata, i malanni siano stati rimandati nel tempo. Anzi, mi sembrano aumentati.  Cara stampa, siete l'unica arma a difesa dei nostri diritti. Cari giornali, le vostre critiche arrivano a quelle orecchie che di solito non ascoltano nessun lamento cittadino.  Stare a lavorare e rinunciare alla pensione è un sacrificio sopportabile ma quelle persone che non hanno entrate, come fanno?  Sperano nella carità cristiana? Nel miracolo celeste? Nella solidarietà statale o regionale o comunale?  Nessun partito politico ha parlato. Cosa ce ne facciamo di queste persone che camminano con telefonini all'orecchio davanti alle telecamere, quando entrano nei loro luoghi cosiddetti di lavoro?

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