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Suicidio dopo la lite S'indaga sul secondo colpo di pistola
A.R.
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La polizia scientifica di Livorno ha eseguiti i rilievi nella palazzina di via Aporti teatro della tragedia3 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. Due colpi sparati da una Smith & Wesson calibro 7.65. Il primo ha centrato alla gamba destra Fabio Ragusa provocando una vasta ferita, senza però intaccare l'arteria femorale. Il secondo è quello che Vincenzo, padre di Fabio, si è esploso in testa pochi secondi dopo il primo sparo. Probabilmente quando l'uomo, in un balenare di lucidità, si è reso conto di quel che accadeva in quella camera da letto della palazzina di via Aporti. Per gli inquirenti si tratta di un tentato omicidio sfociato in un suicidio. Ma gli uomini del Commissarato di polizia di Rosignano, coordinati dal dottor Marco Falzarano, insieme agli agenti della Squadra mobile e la Scientifica di Livorno, vogliono verificare ogni ipotesi. Ed è soprattutto sulla dinamica del suicidio che si concentrano le attenzioni e gli accertamenti tecnici. In sostanza: Ragusa si è puntato una pistola alla tempia e poi ha fatto fuoco o il secondo colpo è scaturito in seguito ad una colluttazione col figlio che cercava di difendere la madre? Ieri Fabio Ragusa, ricoverato all'ospedale di Livorno, è stato sottoposto all'esame del guanto di paraffina. Un accertamento tecnico dovuto in casi del genere e necessario per ricostruire l'esatta dinamica della tragedia insieme agli esami balistici e le verifiche medico-legali condotte dal dottor Luigi Papi sul cadavere. Tanto che ieri mattina il giovane è stato ascoltato dagli investigatori dopo le prime parole, pronunciate in uno stato di comprensibile choc, alle 22,45 di lunedì, prima di essere trasportato in ospedale da un'ambulanza della Pubblica Assistenza. «Stiamo completando l'attività di tipo tecnico e testimoniale», spiega il vice questore Falzarano a proposito dell'indagine. «Mentre è chiaro il contesto in cui è maturata la tragedia - continua il dirigente - dobbiamo chiarire ogni aspetto della dinamica». Le testimonianze raccolte e i primi accertamenti, tuttavia, sembrano confermare quanto sostenuto sin dall'inizio dell'indagine. E cioè che Vincenzo, sconvolto per il colpo di pistola al figlio (che avrebbe anche perso i sensi per alcuni attimi), abbia deciso di farla finita sparandosi alla testa. Una ricostruzione che potrà essere confermata, o meno, dal dottor Giuseppe Rizzo, il magistrato che si occupa del caso, che attende l'esito degli esami scientifici e che ha disposto l'autopsia sul cadavere. Il contesto in cui è maturata la tragedia di via Aporti, dicevamo, è abbastanza chiaro. Non era la prima volta - secondo quanto ricostruto dagli inquirenti - che Ragusa e la moglie avessero liti, anche violente. E lunedì è successo ancora. Quando uno dei figli, Fabio, 24enne, è rientrato in casa dopo una partita di calcetto con gli amici è ha sentito i due litigare è accorso subito. Il padre aveva appena preso uno dei due revolver dalla cassaforte e stava minacciando la mamma. A quel punto Fabio è intervenuto. Il resto, purtroppo, è noto.
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