Il presidio
L'INCHIESTA
In sette sotto processo per le emissioni radioattivedella Toscana impianti
Alessandro De Gregorio
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Via della Villana: abitazioni vicine alla Toscana impiantiSecondo l'accusa erano fondati i timori di quel cittadino che abitava in via della Villana, a una trentina di metri dalla Lti srl (La Toscana impianti). Timori legati alle radiazioni provenienti da quei capannoni
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ROSIGNANO. Secondo l'accusa erano fondati i timori di quel cittadino che abitava in via della Villana, a una trentina di metri dalla Lti srl (La Toscana impianti). Timori legati alle radiazioni provenienti da quei capannoni. E' per quei timori, manifestati nel settembre del 2006, che ora sette persone sono finite sotto processo. Una è il presidente di Lti, Vinicio Gemignani. Gli altri sei imputati sono tre operai e tre rappresentanti legali della Italcontrolli Srl.
Ovvero di una delle ditte di cui si serviva la Lti per eseguire verifiche particolari: la corretta esecuzione delle saldature sui manufatti metallici prodotti dall'azienda. Controlli che vengono fatti, appunto, anche attraverso radiazioni ionizzanti.
Luciano Bandini, che abitava vicino a quei capannoni, sollevò il problema temendo per la salute della propria famiglia. E in particolare per i propri bambini. Armeggiando con un vecchio contatore geiger, Bandini mostrò i risultati sostenendo come i flussi radioattivi fossero significativi.
La Procura volle vederci chiaro, l'Arpat eseguì alcuni controlli dai quali emerse che in effetti quelle verifiche venivano eseguite sia all'interno che all'esterno dei capannoni. E che non tutte le prescrizioni fissate dalla legge non erano state osservate. Le norme di riferimento sono contenute nel decreto legislativo 230/1995 (attuazione delle direttive Euratom in materia di radiazioni ionizzanti).
L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Antonella Tenerani, è sfociata in un processo che è appena cominciato in tribunale a Cecina.
Gli imputati sono Simone Masini (38 anni, cecinese), Paolo Nomellini (46, Livorno), Enrico Gianfranchi (41, Livorno), operai della Italcontrolli; Massimo Baldas (54, livornese residente a Rosignano), Stefano Frediani (43, piombinese residente a Cecina) e Luca Giacopelli (43, Cecina), legali rappresentanti della Italcontrolli; e appunto Vinicio Gemignani (70, Rosignano), presidente della Toscana impianti. Gemignani è difeso dall'avvocato Laura Formichini, tutti gli altri dall'avvocato Luca Casini.
Agli imputati si contesta, a vario titolo, di aver omesso di attuare le misure necessare a evitare che la famiglia Bandini fosse esposta al rischio di ricevere radiazioni in dosi superiori a quelle fissate normativamente (10 microSievert all'anno), indicando altresì un tempo di esposizione inferiore a quello effettivo; di aver omesso di osservare le disposizioni aziendali relative all'indicazione di una esposizione massima della famiglia Bandini a radiazioni per 0,08 microSievert alla settimana); e di aver utilizzato, per il controllo della produzione di Lti, materie radioattive in assenza del previsto nullaosta preventivo.
All'ultima udienza il giudice Antonio Del Forno (pm Samantha Lotti) ha sospeso il dibattimento riconvocando le parti a fine luglio.
Ovvero di una delle ditte di cui si serviva la Lti per eseguire verifiche particolari: la corretta esecuzione delle saldature sui manufatti metallici prodotti dall'azienda. Controlli che vengono fatti, appunto, anche attraverso radiazioni ionizzanti.
Luciano Bandini, che abitava vicino a quei capannoni, sollevò il problema temendo per la salute della propria famiglia. E in particolare per i propri bambini. Armeggiando con un vecchio contatore geiger, Bandini mostrò i risultati sostenendo come i flussi radioattivi fossero significativi.
La Procura volle vederci chiaro, l'Arpat eseguì alcuni controlli dai quali emerse che in effetti quelle verifiche venivano eseguite sia all'interno che all'esterno dei capannoni. E che non tutte le prescrizioni fissate dalla legge non erano state osservate. Le norme di riferimento sono contenute nel decreto legislativo 230/1995 (attuazione delle direttive Euratom in materia di radiazioni ionizzanti).
L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Antonella Tenerani, è sfociata in un processo che è appena cominciato in tribunale a Cecina.
Gli imputati sono Simone Masini (38 anni, cecinese), Paolo Nomellini (46, Livorno), Enrico Gianfranchi (41, Livorno), operai della Italcontrolli; Massimo Baldas (54, livornese residente a Rosignano), Stefano Frediani (43, piombinese residente a Cecina) e Luca Giacopelli (43, Cecina), legali rappresentanti della Italcontrolli; e appunto Vinicio Gemignani (70, Rosignano), presidente della Toscana impianti. Gemignani è difeso dall'avvocato Laura Formichini, tutti gli altri dall'avvocato Luca Casini.
Agli imputati si contesta, a vario titolo, di aver omesso di attuare le misure necessare a evitare che la famiglia Bandini fosse esposta al rischio di ricevere radiazioni in dosi superiori a quelle fissate normativamente (10 microSievert all'anno), indicando altresì un tempo di esposizione inferiore a quello effettivo; di aver omesso di osservare le disposizioni aziendali relative all'indicazione di una esposizione massima della famiglia Bandini a radiazioni per 0,08 microSievert alla settimana); e di aver utilizzato, per il controllo della produzione di Lti, materie radioattive in assenza del previsto nullaosta preventivo.
All'ultima udienza il giudice Antonio Del Forno (pm Samantha Lotti) ha sospeso il dibattimento riconvocando le parti a fine luglio.
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