BLITZ ALL’ALBA
Ditte edili usa e getta, 5 arresti
Alessandro De Gregorio
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Da sinistra Bianco, De Leo, Falzarano e CellesiCreavano ditte edili «usa e getta», ordinavano un bel po' di materiale e sparivano con quello. Prima del pagamento e dopo aver fatto fallire quelle stesse ditte. Di questo sono accusate cinque persone, arrestate all'alba di ieri. Gli arresti sono stati eseguiti dalla polizia e dalla finanza tra Rosignano, Follonica e la Sicilia
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ROSIGNANO. Creavano ditte edili «usa e getta», ordinavano un bel po' di materiale e sparivano con quello. Prima del pagamento e dopo aver fatto fallire quelle stesse ditte. Di questo sono accusate cinque persone, arrestate all'alba di ieri.
Gli arresti sono stati eseguiti dalla polizia e dalla finanza tra Rosignano, Follonica e la Sicilia.
In carcere sono finiti Antonino Asiatico (44 anni, catanese, domiciliato a Rosignano Solvay); Enrico Caruso (40, Gela, Caltanissetta, residente a Cecina e domiciliato a Follonica); Salvatore Asero (47, Paternò, Catania). Arresti domiciliari per Michele Aloisi (63, Catania); obbligo di dimora per Maria Asiatico (56, Catania, sorella di Antonino).
Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Ad Antonino Asiatico si contesta anche l'insolvenza fraudolenta, ad Aloisi la bancarotta fraudolenta.
Nell'ordinanza, il giudice delle indagini preliminari Rinaldo Merani parla di «un'autentica impresa societaria criminale».
L'indagine, coordinata dal sostituto Carla Bianco e illustrata ieri a Livorno dal procuratore capo Francesco De, è ancora aperta.
Risale a due anni fa, al febbraio 2008, quando alcuni imprenditori del centro-nord si rivolsero alla polizia denunciando di essere stati raggirati. Tutti fornitori di materiali e macchine edili. Ma anche di abbigliamento.
A conclusione di una serie di accertamenti gli investigatori hanno finito per attribuire un ruolo guida ad Antonino Asiatico, accusato di aver messo a segno tra il 2007 e il 2009 una serie di truffe per un valore di circa 350mila euro.
«Il suo gruppo - ha spiegato ieri De Leo - si avvaleva di un'impresa formalmente operante nell'edilizia e apparentemente florida, con numerosi conti correnti bancari in diversi istituti di credito in modo da poter emettere assegni, che venivano usati come acconti. Raramente coperti. Le forniture venivano consegnate in capannoni affittati per l'occasione. Poi, una volta ottenuta la merce, gli acquirenti sparivano dopo aver fatto fallire le società, distrutto le scritture contabili e prosciugato gli attivi. Attivi stimabili in diverse centinaia di migliaia di euro. Anche se gli indagati risultano formalmente nullatenenti».
Secondo gli investigatori, la merce finiva al sud per essere riciclata. Dove, non si sa: non risultano sequestri in questo senso.
Nella nostra zona, il gruppo si sarebbe servito di due ditte individuali: la Futuredil, intestata alla sorella di Asiatico, e la Caruso (di Enrico Caruso).
C'è anche una coda non molto chiara che riguarda le discoteche. Sempre secondo De Leo, infatti, il gruppo guidato da Asiatico avrebbe «tentato di inserirsi nell'economia della zona mediante l'acquisizione del controllo di alcuni locali ricettivi tra cui la Barcaccina di Vada».
Gli arresti sono stati eseguiti dalla polizia e dalla finanza tra Rosignano, Follonica e la Sicilia.
In carcere sono finiti Antonino Asiatico (44 anni, catanese, domiciliato a Rosignano Solvay); Enrico Caruso (40, Gela, Caltanissetta, residente a Cecina e domiciliato a Follonica); Salvatore Asero (47, Paternò, Catania). Arresti domiciliari per Michele Aloisi (63, Catania); obbligo di dimora per Maria Asiatico (56, Catania, sorella di Antonino).
Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Ad Antonino Asiatico si contesta anche l'insolvenza fraudolenta, ad Aloisi la bancarotta fraudolenta.
Nell'ordinanza, il giudice delle indagini preliminari Rinaldo Merani parla di «un'autentica impresa societaria criminale».
L'indagine, coordinata dal sostituto Carla Bianco e illustrata ieri a Livorno dal procuratore capo Francesco De, è ancora aperta.
Risale a due anni fa, al febbraio 2008, quando alcuni imprenditori del centro-nord si rivolsero alla polizia denunciando di essere stati raggirati. Tutti fornitori di materiali e macchine edili. Ma anche di abbigliamento.
A conclusione di una serie di accertamenti gli investigatori hanno finito per attribuire un ruolo guida ad Antonino Asiatico, accusato di aver messo a segno tra il 2007 e il 2009 una serie di truffe per un valore di circa 350mila euro.
«Il suo gruppo - ha spiegato ieri De Leo - si avvaleva di un'impresa formalmente operante nell'edilizia e apparentemente florida, con numerosi conti correnti bancari in diversi istituti di credito in modo da poter emettere assegni, che venivano usati come acconti. Raramente coperti. Le forniture venivano consegnate in capannoni affittati per l'occasione. Poi, una volta ottenuta la merce, gli acquirenti sparivano dopo aver fatto fallire le società, distrutto le scritture contabili e prosciugato gli attivi. Attivi stimabili in diverse centinaia di migliaia di euro. Anche se gli indagati risultano formalmente nullatenenti».
Secondo gli investigatori, la merce finiva al sud per essere riciclata. Dove, non si sa: non risultano sequestri in questo senso.
Nella nostra zona, il gruppo si sarebbe servito di due ditte individuali: la Futuredil, intestata alla sorella di Asiatico, e la Caruso (di Enrico Caruso).
C'è anche una coda non molto chiara che riguarda le discoteche. Sempre secondo De Leo, infatti, il gruppo guidato da Asiatico avrebbe «tentato di inserirsi nell'economia della zona mediante l'acquisizione del controllo di alcuni locali ricettivi tra cui la Barcaccina di Vada».
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