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PERSONE E STORIE

Io, disabile, vi dico:datemi una casa in cui vivere da solo

Alessandra Bernardeschi
Io, disabile, vi dico:datemi una casa in cui vivere da solo

«Quando i miei genitori non ci saranno più voglio vivere la vita in casa mia, come adesso, anziché in una Casa famiglia». A lanciare l'idea del progetto "Vita indipendente" è Stefano Bigazzi, 47 anni, affetto da tetraparesi sin dalla nascita che abita con i genitori a Rosignano Solvay. Stefano ha grinta da vendere; lo si capisce immediatamente

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ROSIGNANO. «Quando i miei genitori non ci saranno più voglio vivere la vita in casa mia, come adesso, anziché in una Casa famiglia». A lanciare l'idea del progetto "Vita indipendente" è Stefano Bigazzi, 47 anni, affetto da tetraparesi sin dalla nascita che abita con i genitori a Rosignano Solvay. Stefano ha grinta da vendere; lo si capisce immediatamente, sin dal primo saluto nel suo studio di via della Cava. Qui ci mostra il suo biglietto da visita. Un fumetto caricaturale del suo volto: un ragazzo con tanto di occhiali neri seduto sopra una sedia a rotelle che schizza via come il vento. Un modo ironico per prendersi un po' in giro, per affrontare la sua situazione non certo facile. Una ironia che lo ha sempre aiutato nella vita. Stefano non articola bene le parole e per esprimere i suoi pensieri si aiuta attraverso una tastiera elettronica o attraverso il monitor del computer.

«Dal 1995 - racconta - sono stato inserito nel progetto Vita indipendente della Regione Toscana. Un progetto che assieme ad altri ragazzi diversamente abili, abbiamo discusso a Firenze per poi portarlo sul territorio». Stefano non si ferma mai: è vice presidente dell'associazione Efesto, lavora tre ore al giorno alla Coop Nuovo Futuro dove si occupa delle modifiche degli orari e di altri compiti; ha scritto due libri e sta lavorando al terzo; si innamora, come tutti e, "come tutti si illude"; ultimamente ha scritto all'assessore alle politiche sociali Elena Ciaffone: «Nella vita ogni individuo si pone degli obiettivi da raggiungere ma, purtroppo, alcune volte questi obiettivi vengono meno» si legge nella lettera di Stefano «chi sta parlando è un diversamente abile che si è rotto di stare con i propri genitori perché non trova una compagna di viaggio o, se la trova, questa è già impegnata. Allora il diversamente abile fa il punto della situazione per vivere una propria vita, soprattutto quando i suoi genitori non ci saranno più. Ecco, io propongo la mia idea di Casa Famiglia: voglio vivere la vita in Casa mia, come adesso. Si tratta di un progetto tutto da organizzare. Tutti ci dobbiamo sedere attorno ad un tavolo: istituzioni locali, laiche, religiose, partirti politici di sinistra e di destra. Dobbiamo parlarne con calma perché organizzare i servizi affinché i diversamente abili, una volta soli, possano vivere in casa propria, è fattibile». Ma Stefano ha fatto dell'altro. A raccontarlo è la mamma Giuliana ("ma tutti la chiamano Nadia" scrive prontamente Stefano sul display): «Abitiamo in una casa in affitto. Lui è andato dall'assessore Ciaffone per chiedere, quando una volta rimarrà solo, una casa popolare dove poter abitare».

Con il sorriso e tante battute, Stefano racconta la sua vita fatta di tanti amici e, tra questi, i ragazzi della squadra nazionale di atletica leggera che si allenano a San Vincenzo. «In casa non c'è mai - dice sua madre. Si muove in completa autonomia; chiama gli operatori della Nuovo Futuro e si fa accompagnare ovunque. Terminate le scuole medie ci ha detto che non voleva più continuare con gli studi ma che voleva lavorare. E così l'Asl lo ha inserito nei corsi di formazione». Oggi sembra tutto facile «ma bisogna ricordare che si parla di una trentina di anni fa» ricorda la mamma di Stefano. Lui la blocca e inizia a scrivere con il sorriso sulle labbra: «con i pochi soldi che ricevevo per il mio lavoro ho comprato una macchina da scrivere: la mitica lettera 35». Poi è arrivato il computer del quale adesso Stefano non può fare proprio a meno; è il suo contatto continuo con il mondo: «Abbiamo saputo solo pochi giorni fa, quando sono venuti a trovarlo un gruppo di amici di Livorno, che è iscritto a Facebook» dice la mamma «ma sono cose sue; noi non ne sappiamo niente di computer». Stefano si volta ancora una volta verso la mamma, poi riprende a scrivere: «Sono stato uno dei primi diversamente abili di Rosignano a volere una vita indipendente. Ho lanciato l'amo, lavoro per i diversamente abili e mi sono battuto per costruire tutto quello che il nostro Comune offre alle persone come me». Stefano ha scritto anche due libri dove racconta, in maniera ironica e divertente, la sua vita; il primo si intitola "I miei primi 40 anni", il secondo "..e il racconto prosegue" ma «sto per scriverne un terzo, per i miei 50 anni; manca poco» dice. Adesso Stefano ha un altro sogno nel cassetto, un'altra battaglia da vincere: vuole andare alle gare europee di atletica leggera che si terranno a Barcellona «questa battaglia - dice - sarà un po' più complicata» ma, con il suo carattere e la sua ferrea volontà, è quasi sicuro di spuntarla.

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