Il presidio
IL CASO
Ambasciatore 007smaschera truffa allo stato liberiano
Mario Moscadelli
◗
Varo Junior Macchi insieme a Fiorella Marini, sindaco di BibbonaRicettazione e falso: con questa accusa cinque persone sono state denunciate dalla polizia stradale del Lazio perché trovate in possesso di passaporti diplomatici contraffatti dell'ambasciata liberiana e di automobili e targhe intestate falsamente allo stesso corpo diplomatico
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BIBBONA. Ricettazione e falso: con questa accusa cinque persone sono state denunciate dalla polizia stradale del Lazio perché trovate in possesso di passaporti diplomatici contraffatti dell'ambasciata liberiana e di automobili e targhe intestate falsamente allo stesso corpo diplomatico.
Ma l'operazione, che di fatto si è svolta a Roma, è partita proprio dalla nostra provincia. A sentire per primo l'odore di questa truffa è stato Varo Junior Macchi, consigliere della presidenza della Repubblica della Liberia, residente a Bibbona e con un ufficio a Livorno. «Nel maggio scorso - racconta Macchi, 38 anni, con compiti anche di responsabile dell'ufficio marittimo degli affari liberiani ora con base a Bibbona - nella vecchia sede di Livorno arrivarono una serie di multe di cui non ero troppo convinto. Segnalai il caso alla polizia stradale di Livorno, che individuò una macchina sospetta. Gli agenti livornesi avevano fatto centro, perché da questa vettura è partita tutta l'indagine, che ha portato alle cinque denunce». Si tratta di persone di un certo rango sociale. «Nei guai - come spiega lo stesso Macchi, l'ambasciatore 007 - ci sono finite persone altolocate, anche toscane, che si fingevano diplomatici liberiani». In alcuni casi si sarebbe dichiarato di essere la moglie di ambasciatori. Ma come sono riusciti ad avere le auto e i documenti? Attraverso un ex funzionario della Repubblica liberiana, anche lui finito nei guai. «Le multe sono iniziate a lievitare - riprende Macchi, che attraverso il suo ufficio ha smascherato 1310 passaporti falsi - e alle contravvenzioni si sono aggiunte anche le richieste di risarcimento danni per incidenti provocati appunto con queste vetture, che di fatto erano intestate alla nostra ambasciata. E allora ecco che la situazione è iniziata ad ingrandirsi e siamo veramente soddisfatti che sia siano stati individuati i presunti colpevoli di questo raggiro, che potrebbe costargli caro visto che si tratta di appropriazione indebita di documenti di stato».
Le indagini - secondo quanto ricostruito dalla polizia stradale del Lazio - sono partite da un controllo su una donna, alla guida di un'automobile di lusso, la quale ha sostenuto appunto di essere la moglie dell'ambasciatore liberiano presso il consolato di Dubai negli Emirati Arabi. Dagli accertamenti è risultato, però, che le targhe dell'auto e il passaporto erano falsi. La polstrada ha accertato che erano coinvolte nella vicenda, oltre che il falso ambasciatore liberiano e la moglie, anche altre due persone: un italiano e uno straniero, ex addetto all'ambasciata liberiana.
Le numerose perquisizioni effettuate dalla polstrada, inoltre, hanno permesso di sequestrare un ingente quantitativo di materiale contraffatto: targhe diplomatiche liberiane, timbri lineari, sigilli in metallo, carta intestata in bianco, tutto dell'ambasciata della Repubblica di Liberia di Roma e del consolato generale di Dubai.
Gli investigatori hanno individuato, infine, anche un'associazione, denominata "Istituto Italia Liberia" con sede a Roma. Nelle perquisizioni nella sede dell'associazione e nell'abitazione del segretario generale sono stati sequestrati circa 500 certificati di credito liberiani e tedeschi, sia in bianco che compilati, per milioni di dollari Usa, tutti contraffatti e relativi a società inesistenti. Ma anche falsi passaporti diplomatici liberiani, patenti di guida liberiane false, carta intestata della Repubblica di Liberia e false certificazioni per diplomatici.
Ma l'operazione, che di fatto si è svolta a Roma, è partita proprio dalla nostra provincia. A sentire per primo l'odore di questa truffa è stato Varo Junior Macchi, consigliere della presidenza della Repubblica della Liberia, residente a Bibbona e con un ufficio a Livorno. «Nel maggio scorso - racconta Macchi, 38 anni, con compiti anche di responsabile dell'ufficio marittimo degli affari liberiani ora con base a Bibbona - nella vecchia sede di Livorno arrivarono una serie di multe di cui non ero troppo convinto. Segnalai il caso alla polizia stradale di Livorno, che individuò una macchina sospetta. Gli agenti livornesi avevano fatto centro, perché da questa vettura è partita tutta l'indagine, che ha portato alle cinque denunce». Si tratta di persone di un certo rango sociale. «Nei guai - come spiega lo stesso Macchi, l'ambasciatore 007 - ci sono finite persone altolocate, anche toscane, che si fingevano diplomatici liberiani». In alcuni casi si sarebbe dichiarato di essere la moglie di ambasciatori. Ma come sono riusciti ad avere le auto e i documenti? Attraverso un ex funzionario della Repubblica liberiana, anche lui finito nei guai. «Le multe sono iniziate a lievitare - riprende Macchi, che attraverso il suo ufficio ha smascherato 1310 passaporti falsi - e alle contravvenzioni si sono aggiunte anche le richieste di risarcimento danni per incidenti provocati appunto con queste vetture, che di fatto erano intestate alla nostra ambasciata. E allora ecco che la situazione è iniziata ad ingrandirsi e siamo veramente soddisfatti che sia siano stati individuati i presunti colpevoli di questo raggiro, che potrebbe costargli caro visto che si tratta di appropriazione indebita di documenti di stato».
Le indagini - secondo quanto ricostruito dalla polizia stradale del Lazio - sono partite da un controllo su una donna, alla guida di un'automobile di lusso, la quale ha sostenuto appunto di essere la moglie dell'ambasciatore liberiano presso il consolato di Dubai negli Emirati Arabi. Dagli accertamenti è risultato, però, che le targhe dell'auto e il passaporto erano falsi. La polstrada ha accertato che erano coinvolte nella vicenda, oltre che il falso ambasciatore liberiano e la moglie, anche altre due persone: un italiano e uno straniero, ex addetto all'ambasciata liberiana.
Le numerose perquisizioni effettuate dalla polstrada, inoltre, hanno permesso di sequestrare un ingente quantitativo di materiale contraffatto: targhe diplomatiche liberiane, timbri lineari, sigilli in metallo, carta intestata in bianco, tutto dell'ambasciata della Repubblica di Liberia di Roma e del consolato generale di Dubai.
Gli investigatori hanno individuato, infine, anche un'associazione, denominata "Istituto Italia Liberia" con sede a Roma. Nelle perquisizioni nella sede dell'associazione e nell'abitazione del segretario generale sono stati sequestrati circa 500 certificati di credito liberiani e tedeschi, sia in bianco che compilati, per milioni di dollari Usa, tutti contraffatti e relativi a società inesistenti. Ma anche falsi passaporti diplomatici liberiani, patenti di guida liberiane false, carta intestata della Repubblica di Liberia e false certificazioni per diplomatici.
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