Il presidio
INCIDENTE
Camionista patteggia 26 mesi
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I resti del furgone Doblò su cui viaggiavano i tre imprenditoriHa patteggiato 2 anni e 2 mesi per il duplice omicidio colposo avvenuto il 1º marzo del 2008 sulla statale Aurelia, a Grosseto nord, l'incidente nel quale morirono due imprenditori di Donoratico, rimasti stritolati in un tamponamento. Domenico Iadaresta, 45 anni, di Arzano (Napoli) non ha ricevuto benefici dal giudice Puliatti, il quale gli ha sospeso la patente per un anno e lo ha obbligato a versare le spese di costituzione di parte civile ai familiari di Antonello Tani, 46 anni, e Marco Lami, 39: in tutto, 5.700 euro. Al risarcimento danni provvederà il giudice civile.
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DONORATICO. Ha patteggiato 2 anni e 2 mesi per il duplice omicidio colposo avvenuto il 1º marzo del 2008 sulla statale Aurelia, a Grosseto nord, l'incidente nel quale morirono due imprenditori di Donoratico, rimasti stritolati in un tamponamento. Domenico Iadaresta, 45 anni, di Arzano (Napoli) non ha ricevuto benefici dal giudice Puliatti, il quale gli ha sospeso la patente per un anno e lo ha obbligato a versare le spese di costituzione di parte civile ai familiari di Antonello Tani, 46 anni, e Marco Lami, 39: in tutto, 5.700 euro. Al risarcimento danni provvederà il giudice civile.
Iadaresta, difeso dall'avvocato Burzi, era il conducente dell'autoarticolato Iveco Magnus che tamponò un'auto ferma sulla statale causando la morte dei due imprenditori: Tani e Lami, a bordo di una Fiat Doblò, stavano viaggiando verso Orbetello: avrebbero dovuto vedere un forno industriale, il giorno dopo avrebbero dovuto inaugurare il panificio a cui lavoravano da un mese. Con loro si trovava il collega Giorgio Creatini. Era notte, era da poco passata l'1.
Secondo l'imputazione, Iadaresta non avrebbe tenuto una velocità idonea a evitare pericoli, non avrebbe tenuto il controllo del mezzo non riuscendo ad arrestare il veicolo in sicurezza, avrebbe inoltre viaggiato a una velocità di 20 chilometri superiore al limite consentito. Il conducente del mezzo pesante non si sarebbe così accorto che davanti al lui c'era una fila di auto, ferme in colonna a causa di un incidente stradale avvenuto qualche centinaio di metri oltre (un fuoristrada ribaltato); avrebbe frenato in ritardo e aveva colpito con violenza, al centro della carreggiata, la Doblò di Lami e Tani, su cui vi era il terzo socio, Giorgio Creatini, ricoverato poi con una spalla rotta e ferite al volto all'ospedale di Grosseto; era lui al volante dell'auto aziendale diretta verso sud.
L'autoarticolato aveva mandato la Fiat a schiacciarsi contro la cisterna di latte che lo precedeva, deformando spaventosamente le lamiere. Un urto che non aveva lasciato scampo a Lami e a Tani. Una tragedia che ha destato grande commozione e dolore a Donoratico dove i due imprenditori erano molto conosciuti.
Si erano costituiti parte civile (avvocato Bartoli di Livorno) la vedova di Tani, Nicoletta Bertini, e la figlia oggi 14enne; i genitori di Tani (babbo Gino, mamma Vanda) e il fratello Fabio; i figli di Lami (10 e 5 anni) con l'avvocato Calamia; i genitori Renzo e Roberta, nonché la sorella Valentina; infine (avvocato Tilli) la vedova di Lami, Federica Fossetti.
Iadaresta, difeso dall'avvocato Burzi, era il conducente dell'autoarticolato Iveco Magnus che tamponò un'auto ferma sulla statale causando la morte dei due imprenditori: Tani e Lami, a bordo di una Fiat Doblò, stavano viaggiando verso Orbetello: avrebbero dovuto vedere un forno industriale, il giorno dopo avrebbero dovuto inaugurare il panificio a cui lavoravano da un mese. Con loro si trovava il collega Giorgio Creatini. Era notte, era da poco passata l'1.
Secondo l'imputazione, Iadaresta non avrebbe tenuto una velocità idonea a evitare pericoli, non avrebbe tenuto il controllo del mezzo non riuscendo ad arrestare il veicolo in sicurezza, avrebbe inoltre viaggiato a una velocità di 20 chilometri superiore al limite consentito. Il conducente del mezzo pesante non si sarebbe così accorto che davanti al lui c'era una fila di auto, ferme in colonna a causa di un incidente stradale avvenuto qualche centinaio di metri oltre (un fuoristrada ribaltato); avrebbe frenato in ritardo e aveva colpito con violenza, al centro della carreggiata, la Doblò di Lami e Tani, su cui vi era il terzo socio, Giorgio Creatini, ricoverato poi con una spalla rotta e ferite al volto all'ospedale di Grosseto; era lui al volante dell'auto aziendale diretta verso sud.
L'autoarticolato aveva mandato la Fiat a schiacciarsi contro la cisterna di latte che lo precedeva, deformando spaventosamente le lamiere. Un urto che non aveva lasciato scampo a Lami e a Tani. Una tragedia che ha destato grande commozione e dolore a Donoratico dove i due imprenditori erano molto conosciuti.
Si erano costituiti parte civile (avvocato Bartoli di Livorno) la vedova di Tani, Nicoletta Bertini, e la figlia oggi 14enne; i genitori di Tani (babbo Gino, mamma Vanda) e il fratello Fabio; i figli di Lami (10 e 5 anni) con l'avvocato Calamia; i genitori Renzo e Roberta, nonché la sorella Valentina; infine (avvocato Tilli) la vedova di Lami, Federica Fossetti.
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