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LA TRAGEDIA DEI PRATACCI
Il dolore del conte Gaddo«Era come un figlio, un uomo straordinario»
Divina Vitale
Aveva organizzato una battuta privata, invitando amici appassionati di caccia al cinghiale. Un appuntamento non nuovo, cui era legatissimo. La meta, la riserva privata dei Pratacci, proprietà dei Della Gherardesca, sita sotto la Torre di Donoratico, una macchia che congiunge il territorio castagnetano con Sassetta
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CASTAGNETO. Aveva organizzato una battuta privata, invitando amici appassionati di caccia al cinghiale. Un appuntamento non nuovo, cui era legatissimo. La meta, la riserva privata dei Pratacci, proprietà dei Della Gherardesca, sita sotto la Torre di Donoratico, una macchia che congiunge il territorio castagnetano con Sassetta. Un luogo spesso frequentato e particolarmente caro alla casata. Lo ricorda commosso lo zio di Giuseppe Gaddo della Gherardesca, un pezzo di storia di Castagneto. "Una folla di ricordi mi invadono la mente - dice il conte con filo di voce, precipitatosi a Castagneto da Saint Moritz -: era come un figlioccio, un ragazzo straordinario. Ma soprattutto era un grande esperto di caccia. Era colui che più ha ereditato il carattere dei Gherardesca".
«Amava l'aria aperta - continua il conte Gaddo -, la Maremma, i cani. Dopo la mia generazione era il rappresentante più fedele al gusto della famiglia».
E a proposito dell'incidente, aggiunge: «La passione gli è costata cara. D'altronde la passione è il sale della vita e lui era un uomo di grandi passioni. Come si dice, meglio vivere un giorno da leoni che cento da pecora. E lui l'ha fatto. Una fine sfortunata a metà del cammino della vita». A proposito di queste battute di caccia, il conte si lascia andare ad alcune considerazioni.
«Mi sento di dire che non c'è più molta etica nella caccia al cinghiale, oggigiorno. La gente va a caccia per moda e spara pur di sparare... Si faranno tutti gli accertamenti del caso, si individueranno i colpevoli, è sicuro, ma la vita di Giuseppe non ce la restituisce nessuno".
«Non riesco a farmene una ragione», aggiunge Olimpia della Gherardesca figlia di Costanza, cugina di Gaddo, anche lei arrivata sul luogo della tragedia.
«Ho flash continui sulle nostre scene di vita vissuta, le giornate al mare, le vecchie cacciate assieme. Una situazione tragica ma anche confusa. Non si può morire così».
Tanti gli amici e i parenti che si sono stretti in un secondo momento alla madre Sibilla e alla moglie Bianca, dagli Antinori agli Incisa, dagli Zileri ai Lawley.
Tutti increduli e scioccati alla notizia della perdita di un grande amico e di un superbo compagno di caccia. L'amico caro più caro, Lorenzo Galeotti, ha preferito non parlare strozzato dal dolore per la tragedia consumata poco prima.
Senza parole anche gli altri cacciatori intervenuti, molti cacciatori esperti del paese, tra cui anche l'assessore all'ambiente Roberto Callaioli: «Mi aveva invitato lui alla battuta, non so cosa dire. A volte vediamo questi casi molto lontani da noi, ma poi d'improvviso eccoti qua: piombati nella tragedia».
«Amava l'aria aperta - continua il conte Gaddo -, la Maremma, i cani. Dopo la mia generazione era il rappresentante più fedele al gusto della famiglia».
E a proposito dell'incidente, aggiunge: «La passione gli è costata cara. D'altronde la passione è il sale della vita e lui era un uomo di grandi passioni. Come si dice, meglio vivere un giorno da leoni che cento da pecora. E lui l'ha fatto. Una fine sfortunata a metà del cammino della vita». A proposito di queste battute di caccia, il conte si lascia andare ad alcune considerazioni.
«Mi sento di dire che non c'è più molta etica nella caccia al cinghiale, oggigiorno. La gente va a caccia per moda e spara pur di sparare... Si faranno tutti gli accertamenti del caso, si individueranno i colpevoli, è sicuro, ma la vita di Giuseppe non ce la restituisce nessuno".
«Non riesco a farmene una ragione», aggiunge Olimpia della Gherardesca figlia di Costanza, cugina di Gaddo, anche lei arrivata sul luogo della tragedia.
«Ho flash continui sulle nostre scene di vita vissuta, le giornate al mare, le vecchie cacciate assieme. Una situazione tragica ma anche confusa. Non si può morire così».
Tanti gli amici e i parenti che si sono stretti in un secondo momento alla madre Sibilla e alla moglie Bianca, dagli Antinori agli Incisa, dagli Zileri ai Lawley.
Tutti increduli e scioccati alla notizia della perdita di un grande amico e di un superbo compagno di caccia. L'amico caro più caro, Lorenzo Galeotti, ha preferito non parlare strozzato dal dolore per la tragedia consumata poco prima.
Senza parole anche gli altri cacciatori intervenuti, molti cacciatori esperti del paese, tra cui anche l'assessore all'ambiente Roberto Callaioli: «Mi aveva invitato lui alla battuta, non so cosa dire. A volte vediamo questi casi molto lontani da noi, ma poi d'improvviso eccoti qua: piombati nella tragedia».
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