Il presidio
IL COLLE IERI E OGGI
Lo storico fotografova in pensione e racconta la città
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LA CITTA’. Una panoramica di Volterra, soggetto caro all’artista degli scattiDopo 57 anni di scatti chiude i battenti di via Gramsci lo storico fotografo volterrano Damiano Dainelli. In oltre mezzo secolo di scatti il suo obiettivo ha "colpito" personaggi come Papa Giovanni Paolo II e il principe Carlo d'Inghilterra. Ma soprattutto la memoria storica del Colle ha immortalato la sua città etrusca
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VOLTERRA. Dopo 57 anni di scatti chiude i battenti di via Gramsci lo storico fotografo volterrano Damiano Dainelli. In oltre mezzo secolo di scatti il suo obiettivo ha "colpito" personaggi come Papa Giovanni Paolo II e il principe Carlo d'Inghilterra.
Ma soprattutto la memoria storica del Colle ha immortalato la sua città etrusca: istantanee che registrano cambiamenti attraverso la lente malinconica del tempo. E che oggi lo portano a dire: «Troppi errori, Volterra avrebbe potuto essere diversa».
Dainelli, una vita da fotografo. Come inizia la sua carriera?
Ho seguito le orme di mio padre. Appena terminati gli studi mi sono messo a lavorare con lui. Era il 1952. Dieci anni dopo ci siamo spostati a Poggibonsi, mantenendo l'attività in città, che da sola non bastava per tirare avanti.
Qual'è il suo primo ricordo di Volterra?
Quando misi piede sul colle, nel'49, mi sembrò di essermi trasferito in una metropoli. Era un mondo diverso, pieno di vita e di attrazioni. Oggi le cose sono cambiate.
In che senso?
Guardi, da allora la popolazione è diminuita del 50%. Volterra era una città ricca di giovani, un centro importante anche per l'istruzione. C'erano fior di collegi: quello di S. Michele, maschile; e quello di S. Pietro, che contava un centinaio di belle ragazze che erano un piacere a vedersi! Poi c'erano il seminario vescovile e tutte le scuole superiori, esclusa l'università. Fra gli anni '70 e '60 i collegi sono scomparsi. Non vorrei accadesse anche alle ultime scuole rimaste.
Il motivo?
Scelte sbagliate, suppongo. Si è sempre fatto poco per valorizzare la vita in città.
Per esempio?
Il punto più basso lo si è toccato forse negli anni '70, quando venne emessa un'ordinanza per scoraggiare le attività degli alabastrai del centro perché sporcavano. E altro ancora: la scomparsa dei treni, certe decisioni di viabilità.
Una fotografia un po' nera.
Beh, Volterra rimane una città densa di fascino. La parte monumentale è un prodigio e continua ad attirare visitatori da tutto il mondo. Dico solo che preferirei vederla più viva.
Qual'è il suo scatto più significativo?
L'8 dicembre del 2008, dal viale dei Ponti, ho immortalato la Corsica. Credo che la magia del Colle risieda soprattutto in questo: ciò che è, e ciò che permette di vedere.
Va in pensione con rammarico?
Per niente. Avrò più tempo per dedicarmi alla fotografia senza i vincoli del lavoro.
Consiglierebbe a un giovane di intraprendere questa strada?
Dico solo questo: se c'è la passione, il tuo diventa il lavoro più bello del mondo. Per me è stato così.
Filippo Bernardeschi
Chiude il negozio dopo 57 anni
Dal Papa al principe Carlo
VOLTERRA. Papa Wojtyla, il principe Carlo d'Inghilterra, Re Gustavo di Svezia: dopo 57 anni di attività Damiano Dainelli può vantare un bel repertorio di "incontri ravvicinati". La sua seconda attività riguardava il settore industriale (scatto di interni ad uso pubblicitario) ma sul Colle c'è stata occasione per seguire l'arrivo di celebrità pubbliche. Come nel caso di Papa Giovanni Paolo II: venuto a sapere dell'imminente visita, Dainelli chiese l'autorizzazione alla pubblica sicurezza, che la inoltrò poi alla Santa Sede. Richiesta accolta. «Era il 23 settembre», ricorda il fotografo. «Non ho mai parlato con questi personaggi. Era tanto avere le carte in regola per fotografarli. Soprattutto nel caso del principe».
Ma soprattutto la memoria storica del Colle ha immortalato la sua città etrusca: istantanee che registrano cambiamenti attraverso la lente malinconica del tempo. E che oggi lo portano a dire: «Troppi errori, Volterra avrebbe potuto essere diversa».
Dainelli, una vita da fotografo. Come inizia la sua carriera?
Ho seguito le orme di mio padre. Appena terminati gli studi mi sono messo a lavorare con lui. Era il 1952. Dieci anni dopo ci siamo spostati a Poggibonsi, mantenendo l'attività in città, che da sola non bastava per tirare avanti.
Qual'è il suo primo ricordo di Volterra?
Quando misi piede sul colle, nel'49, mi sembrò di essermi trasferito in una metropoli. Era un mondo diverso, pieno di vita e di attrazioni. Oggi le cose sono cambiate.
In che senso?
Guardi, da allora la popolazione è diminuita del 50%. Volterra era una città ricca di giovani, un centro importante anche per l'istruzione. C'erano fior di collegi: quello di S. Michele, maschile; e quello di S. Pietro, che contava un centinaio di belle ragazze che erano un piacere a vedersi! Poi c'erano il seminario vescovile e tutte le scuole superiori, esclusa l'università. Fra gli anni '70 e '60 i collegi sono scomparsi. Non vorrei accadesse anche alle ultime scuole rimaste.
Il motivo?
Scelte sbagliate, suppongo. Si è sempre fatto poco per valorizzare la vita in città.
Per esempio?
Il punto più basso lo si è toccato forse negli anni '70, quando venne emessa un'ordinanza per scoraggiare le attività degli alabastrai del centro perché sporcavano. E altro ancora: la scomparsa dei treni, certe decisioni di viabilità.
Una fotografia un po' nera.
Beh, Volterra rimane una città densa di fascino. La parte monumentale è un prodigio e continua ad attirare visitatori da tutto il mondo. Dico solo che preferirei vederla più viva.
Qual'è il suo scatto più significativo?
L'8 dicembre del 2008, dal viale dei Ponti, ho immortalato la Corsica. Credo che la magia del Colle risieda soprattutto in questo: ciò che è, e ciò che permette di vedere.
Va in pensione con rammarico?
Per niente. Avrò più tempo per dedicarmi alla fotografia senza i vincoli del lavoro.
Consiglierebbe a un giovane di intraprendere questa strada?
Dico solo questo: se c'è la passione, il tuo diventa il lavoro più bello del mondo. Per me è stato così.
Filippo Bernardeschi
Chiude il negozio dopo 57 anni
Dal Papa al principe Carlo
VOLTERRA. Papa Wojtyla, il principe Carlo d'Inghilterra, Re Gustavo di Svezia: dopo 57 anni di attività Damiano Dainelli può vantare un bel repertorio di "incontri ravvicinati". La sua seconda attività riguardava il settore industriale (scatto di interni ad uso pubblicitario) ma sul Colle c'è stata occasione per seguire l'arrivo di celebrità pubbliche. Come nel caso di Papa Giovanni Paolo II: venuto a sapere dell'imminente visita, Dainelli chiese l'autorizzazione alla pubblica sicurezza, che la inoltrò poi alla Santa Sede. Richiesta accolta. «Era il 23 settembre», ricorda il fotografo. «Non ho mai parlato con questi personaggi. Era tanto avere le carte in regola per fotografarli. Soprattutto nel caso del principe».
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