Il Tirreno

L’OMICIDIO DEL TRIPESCE

Vanno a giudizio la vedova e il suo amico

Luciano De Majo
La scientifica sul luogo del delitto
◗
La scientifica sul luogo del delitto

La verità sul delitto di Danilo Marzi, l'uomo ucciso al Tripesce, nel suo orto, nei primi giorni di aprile dell'anno scorso, è chiusa dentro quei sette faldoni che raccolgono il materiale messo insieme dagli inquirenti. Dall'analisi di questo partirà la battaglia davanti alla Corte d'Assise che si comporrà a Livorno nel marzo del prossimo anno

3 MINUTI DI LETTURA






LIVORNO. Imputati di omicidio volontario saranno Luz Maria Godoy Del Toro, quarant'anni, vedova di Marzi, e Yosmari Armas Castilla, trent'anni, amico stretto della donna, cubano come lei.

Il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Livorno Gianmarco Marinai ieri ha deciso di rinviarli a giudizio tutti e due, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Giuseppe Rizzo.

I difensori di entrambi non ci hanno pensato neppure un istante a percorrere la strada di riti alternativi. E hanno fatto la loro parte chiedendo al giudice il proscioglimento. Né il patteggiamento, né il rito abbreviato avrebbero potuto portare al colpo grosso a cui, in cuor loro, sperano: quello dell'assoluzione. Contando su un punto principale: quello che si celebrerà sarà un processo indiziario. E chi riuscirà a far girare gli indizi a favore proprio, l'avrà vinta.

«Sarà un bel processo», diceva ieri l'avvocato Enrico Marinai, che difende Luz Maria Godoy insieme al collega Gianni Trabuchelli. Gli avvocati Filippo Fatticcioni ed Erika Ballatori, entrambi del foro di Pisa, difendono invece Armas Castilla. Secondo l'accusa è lui l'uomo che ha sparato, uccidendo Danilo Marzi, mentre la donna sarebbe stata l'istigatrice del delitto. Lei è stata arrestata quasi un anno fa, a dicembre 2008. Lui, oggetto di fermo nella stessa circostanza, si era volatilizzato e soltanto l'Interpol riuscì a scovarlo a Las Palmas, nell'arcipelago delle Canarie.

A inchiodare Armas Castilla, secondo gli inquirenti, l'arma del delitto. La pistola che ha ucciso Danilo Marzi è la calibro 38, marca Smith & Wesson, di proprietà del cognato dell'imputato. Quel revolver era custodito nella camera dove dormiva il trentenne cubano, in un armadio, insieme a 82 proiettili che presentavano una particolarità: 46 erano in solo piombo, caricati a "palla scamiciata", come dicono in gergo gli esperti, gli altri 36 a palla "camiciata". Due tipologie di proiettili fra loro diverse, come di tipo differente erano le palle trovate nel cadavere di Marzi al momento dell'autopsia. L'analisi dell'arma effettuata dal gabinetto di polizia scientifica di Firenze ha fatto il resto, rafforzando i convincimenti della Procura della Repubblica livornese.

Il movente che avrebbe indotto la coppia Godoy-Armas Castilla a agire, secondo gli inquirenti, è prettamente economico. Secondo le indagini effettuate dalla polizia, il matrimonio fra Danilo e Luz Maria era ormai alla fine. Il marito si era stancato del rapporto e la donna non voleva rischiare di perdere la propria serenità, il proprio tenore di vita, che la vita matrimoniale, per quanto basata su un rapporto ormai freddo, in qualche modo gli garantiva. Per questo, stando a quanto sostiene l'accusa, ha deciso di eliminare il marito, contando sulla collaborazione di un connazionale che nel frattempo era diventato qualcosa di più di un amico. I quattro colpi di pistola che hanno freddato il povero Danilo Marzi, in un giorno di primavera dell'anno scorso, hanno fatto il resto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web