Italia
Il personaggio
Don Apollinaire: un nuovo oratorioqui a Santa Croce
Chiara Castaldi
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Sopra il campino che don Apollinaire ha intenzione di dotare di copertura. In alto il parrocoIl prete inoltre vuole trasformare il campetto vicino la chiesa in un impianto coperto polivalente. Altro che parroco della dimensione contemplativa, come lo dipingono scherzosamente i parrocchiani, in contrapposizione con il predecessore don Paolo
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ROSIGNANO. Altro che parroco della dimensione contemplativa, come lo dipingono scherzosamente i parrocchiani, in contrapposizione con il predecessore don Paolo. «Dicono che io sono come Maria più dedito alla meditazione - racconta divertito il parroco della chiesa di Santa Croce - e don Paolo, come Santa Marta, più incline all'azione».
Don Apollinaire Matsimouna - 45 anni, originario del Congo, in Italia da 20 anni - è parroco di Santa Croce da più di un anno. Contrariamente al soprannome, non è uno che si chiude in sacrestia. «Ci tengono - dice il parroco - a conoscere e seguire personalmente le attività della parrocchia. Vado tra i giovani, nelle piazze, parlo con loro, cerco di capire il loro disagio, quello che pensano». Insomma, un pretre che ascolta e che poi cerca di trasformare in concreto le parole. Sì perchè don Apolinnaire sta lavorando per realizzare a Santa Croce un oratorio, «uno come non ce ne è mai stato». Intanto, da qualche mese ha abbozzato alcune attività. «Ma - precisa - non è ancora un vero oratorio. È solo un inizio. Ci vogliono, un progetto scritto, delle regole precise, dei ruoli stabiliti. Ho anche incaricato un architetto per realizzare una struttura sportiva polivalente. Chiederò i soldi a tutti, perché è un progetto che interessa la comunità». Ma Perché un oratorio? «A Rosignano - continua il parroco - mancano dei veri luoghi di aggregazione per i giovani. Si trovano nelle piazze ma sono abbandonati a loro stessi». Don Apollinaire ha già in testa il progetto. «Intanto deve essere un luogo specificatamente dedicato a pre-adolescenti, adolescenti e giovani. Poi, deve essere portato avanti attraverso un progetto formativo, con delle persone preparate in grado di seguirli. Insomma, non deve essere semplicemente un posto dove si possono fare delle attività, ma un luogo dove si cresce dando un senso all'esistenza. Scoprendo se stessi, quello che si vuole diventare. Voglio aiutare questi giovani a non perdersi, e i loro genitori a tirare fuori i propri figli da questa situazione di perdita di valori in cui si trovano». Un oratorio dove l'impronta educativa è di stampo cattolico. «Certo. Ma credo che i valori cattolici non siano così distanti da quelli umani. Non sarà un luogo solo per credenti o cattolici. Se viene un musulmano, io lo accolgo. Anche un ateo».
Nell'attesa dell'oratorio, la parrocchia porta avanti le altre attività.
«Dalla scorsa primavera abbiamo corso di chitarra, di teatro, di musica, aiuto compiti; da novembre, quando ripartiranno i corsi, ci sarà anche il karate. Per il momento coinvolgiamo una trentina di giovani».
Ma dove si svolgono e dove si svolgeranno le attività? «Nei locali che già esistono nella parrocchia. In più ho incaricato un architetto di progettare la copertura dell'attuale campo di calcio nella piazza a fianco della chiesa. Dovrebbe nascerci una struttura per diverse attività sportive».
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