Il Tirreno

GLI SCARICHI IN MARE

Fanghi Solvay, il caso va in Regione

Monica Sgherri
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Monica Sgherri

Ufficialmente l'azienda non commenta. Almeno non ancora: si riserva di farlo nei prossimi giorni. Ma esclude che i fanghi scaricati in mare abbiano causato fenomeni di inquinamento

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ROSIGNANO. Ufficialmente l'azienda non commenta. Almeno non ancora: si riserva di farlo nei prossimi giorni. Ma esclude che i fanghi scaricati in mare abbiano causato fenomeni di inquinamento. La Solvay non aggiunge altro sull'indagine aperta dalla Procura, di cui "Il Tirreno" ha dato notizia ieri. E non spiega perché - come ha appurato Arpat - nel 2008 gli scarichi hanno superato di oltre il doppio la misura stabilita dall'accordo del 2003.
Nel frattempo la vicenda ha suscitato le prime reazioni politiche.
Nel silenzio della Provincia (ieri il presidente Giorgio Kutufà e l'assessore alle politiche ambientali Nicola Nista hanno fatto sapere di essere impegnati in giunta per tutto il giorno) ieri la voce si è alzata a Firenze, dai banchi di Rifondazione comunista-Sinistra europea.
I consiglieri Monica Sgherri (capogruppo) e Aldo Manetti hanno infatti presentato un'interrogazione urgente al presidente Claudio Martini in cui chiedono che la Regione intervenga.

«Al di là dell'indagine della magistratura le cui competenze e i cui esiti devono essere rispettati - scrivono Sgherri e Manetti - è necessario che la Regione intervenga urgentemente per verificare quanto avvenuto e per far sì che l'azienda Solvay rispetti gli accordi sottoscritti nel 2003, così da evitare fra l'altro l'incremento degli eventuali rischi ambientali dovuti al non rispetto dei medesimi accordi».
Sgherri e Manetti ricordano il rapporto Arpat in base al quale, nel 2008, la quantità di scarichi in mare è stata di 129mila tonnellate anziché 60mila, come prevedeva l'accordo. «E' necessario che la Regione ponga in essere ogni azione per far luce sulla vicenda - aggiungono i due consiglieri - con l'intento di far sì che l'azienda Solvay rispetti gli accordi sottoscritti i quali avevano, fra gli altri, l'obiettivo di azzerare nel tempo gli scarichi di fanghi in mare. Obiettivo che, alla luce di quanto emerge, sembra allontanarsi, acuendo il possibile rischio di danni ambientali che devono essere con certezza fugati».

I consiglieri Sgherri e Manetti ricordano poi che nell'accordo in questione era previsto «un impegno anche economico da parte dei sottoscrittori pubblici, i quali dovranno far luce sulla vicenda anche da questo punto di vista».
In particolare i due consiglieri sottolineano che «la complessiva operazione alla base dell'accordo ha un costo di alcune decine di milioni di euro, in parte sostenuto da ministeri ed enti locali».
Sgherri e Manetti chiedono quindi alla Regione «se una parte dei finanziamenti sia o meno stata corrisposta e, qualora tale corresponsione vi sia stata, quali azioni intenda mettere in campo anche da questo punto di vista la Regione alla luce del mancato rispetto dell'accordo stesso».

A fine settembre inoltre si riunirà, come fa ogni sei mesi, il Comitato di sorveglianza istituito presso il ministero dell'ambiente per verificare il rispetto dell'accordo 2003.
In quella riunione si parlerà degli sforamenti. E anche dell'indagine avviata dalla Procura livornese, dei timori di inquinamento, della parte relativa ai finanziamenti.
Non è neanche esclusa - anzi, l'avevano già ipotizzata anche il sindaco Alessandro Franchi e l'assessore Daniele Donati - una revisione di quell'accordo.
Bisogna vedere in che termini e con quali conseguenze.

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