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la Perla del Tirreno secondoil critico d'arte Gillo Dorfles
Carlo Rotelli
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Gillo Dorfles è nato a Trieste il 1 aprile 1910. È un critico d’arte, pittore e filosofo italianoGillo Dorfles, certamente tra i maestri dell'arte contemporanea uno dei più prestigiosi, è seduto nel giardino dell'hotel Tirreno come un principe rinascimentale, elegante nella sua camicia di un lieve arancio, e dice senza batter ciglio che tra le cose che più l'hanno colpito nel Duemila c'è il telefono cellulare
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CASTIGLIONCELLO. Gillo Dorfles, certamente tra i maestri dell'arte contemporanea uno dei più prestigiosi, è seduto nel giardino dell'hotel Tirreno come un principe rinascimentale, elegante nella sua camicia di un lieve arancio, e dice senza batter ciglio che tra le cose che più l'hanno colpito nel Duemila c'è il telefono cellulare. «Fondamentale - un sorriso a fior di labbra - per l'immediata comunicazione. Ma io non lo possiedo e non lo uso. Così non lo posso detestare come dicono tutti quelli che ne fanno ampio uso. Così non lo posso detestare come dicono tutti quelli che ne fanno ampio uso».
In agosto Dorfles viene a fare i bagni, come si diceva una volta, lungo gli anfratti scogliosi della Perla, lascia la sua Lajatico dove passa buona parte delle vacanze estive, e dopo torna alla sua residenza abituale a Milano. Non demorde infatti da un'attività intensa nel mondo dell'arte e già a settembre lo attendono importanti impegni. I suoi giudizi sugli ultimi interventi nella Perla sono invece molto positivi. La passeggiata nuova fino a Punta Righini? «Soddisfacente. Sembra di trovarsi su un ampio ponte di nave, aperto sul mare». Il nuovo Cardellino? «Molto indovinata la posizione: una rivisitazione positiva». La nuova Villa Celestina? «Guardata dall'esterno, trovo rispettato l'impianto di un edificio secondo lo stile di quegli anni. Una struttura anni '30 certo non delle peggiori». Dunque Dorfles vede negli interventi pubblici sulla Perla una buona qualità delle esecuzioni. «Sarebbe importante - precisa - anche recuperare bene il Miramare, un hotel simbolo di Castiglioncello».
Sulle esposizioni al Pasquini ha da osservare invece che ormai sarebbe tempo di passare dalla ricerca sui macchiaoli alla contemporaneità. «Ho apprezzato l'esposizione dell'anno scorso tra cinema e arte figurativa. Continuare in quel solco, mi pare cosa importante».
A Dorfles ormai non si può più fare riferimento alla sua età, certo ragguardevole, ma che lui colloca dietro le spalle preso dalla curiosità per la vita e l'attesa del futuro, mentre considera fastidioso sottolineare troppo i suoi anni. Ed allora passiamo all'attualità. Giudizi sferzanti sul tentativo leghista di imporre l'insegnamento dei dialetti. «Piuttosto insegniamo a quella giornalista triestina, la Botteri - chiosa caustico - a pronunciare correttamente le vocali. Ai giornalisti televisivi bisognerebbe imporre la frequentazione di una buona scuola di dizione della lingua italiana». Per lui poi non accettabile che nelle funzioni religiose moderne si suonino musiche da discoteca. «Sono per la messa in lingua latina e in canto gregoriano. A me è capitato di trovarmi ad assistere ad una messa in una chiesa ortodossa dove si recitavano e si cantavano i testi in greco antico».
E per passare ai temi dell'arte: è pensabile che nei borghi antichi della Toscana si costruiscano edifici in linea con la modernità? «E'un problema che interessa non solo la Toscana - risponde - Si può fare, purchè la costruzione sia originale. Esempio in negativo: si esce dalla stazione di Pisa e sulla destra compare un edificio neogotico».
In agosto Dorfles viene a fare i bagni, come si diceva una volta, lungo gli anfratti scogliosi della Perla, lascia la sua Lajatico dove passa buona parte delle vacanze estive, e dopo torna alla sua residenza abituale a Milano. Non demorde infatti da un'attività intensa nel mondo dell'arte e già a settembre lo attendono importanti impegni. I suoi giudizi sugli ultimi interventi nella Perla sono invece molto positivi. La passeggiata nuova fino a Punta Righini? «Soddisfacente. Sembra di trovarsi su un ampio ponte di nave, aperto sul mare». Il nuovo Cardellino? «Molto indovinata la posizione: una rivisitazione positiva». La nuova Villa Celestina? «Guardata dall'esterno, trovo rispettato l'impianto di un edificio secondo lo stile di quegli anni. Una struttura anni '30 certo non delle peggiori». Dunque Dorfles vede negli interventi pubblici sulla Perla una buona qualità delle esecuzioni. «Sarebbe importante - precisa - anche recuperare bene il Miramare, un hotel simbolo di Castiglioncello».
Sulle esposizioni al Pasquini ha da osservare invece che ormai sarebbe tempo di passare dalla ricerca sui macchiaoli alla contemporaneità. «Ho apprezzato l'esposizione dell'anno scorso tra cinema e arte figurativa. Continuare in quel solco, mi pare cosa importante».
A Dorfles ormai non si può più fare riferimento alla sua età, certo ragguardevole, ma che lui colloca dietro le spalle preso dalla curiosità per la vita e l'attesa del futuro, mentre considera fastidioso sottolineare troppo i suoi anni. Ed allora passiamo all'attualità. Giudizi sferzanti sul tentativo leghista di imporre l'insegnamento dei dialetti. «Piuttosto insegniamo a quella giornalista triestina, la Botteri - chiosa caustico - a pronunciare correttamente le vocali. Ai giornalisti televisivi bisognerebbe imporre la frequentazione di una buona scuola di dizione della lingua italiana». Per lui poi non accettabile che nelle funzioni religiose moderne si suonino musiche da discoteca. «Sono per la messa in lingua latina e in canto gregoriano. A me è capitato di trovarmi ad assistere ad una messa in una chiesa ortodossa dove si recitavano e si cantavano i testi in greco antico».
E per passare ai temi dell'arte: è pensabile che nei borghi antichi della Toscana si costruiscano edifici in linea con la modernità? «E'un problema che interessa non solo la Toscana - risponde - Si può fare, purchè la costruzione sia originale. Esempio in negativo: si esce dalla stazione di Pisa e sulla destra compare un edificio neogotico».
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