Il Tirreno

CECINA

Iva illegittima, trema la Rea

Rino Bucci
Un camion della nettezza urbana della Rea
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Un camion della nettezza urbana della Rea

È arrivato al capolinea il contenzioso tra le associazioni dei consumatori, che ritenevano illegittimo il pagamento dell'Iva sulla tariffa d'igiene ambientale (Tia), e le società di smaltimento rifiuti

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CECINA. È arrivato al capolinea il contenzioso tra le associazioni dei consumatori, che ritenevano illegittimo il pagamento dell'Iva sulla tariffa d'igiene ambientale (Tia), e le società di smaltimento rifiuti. La svolta porta la data del 24 luglio scorso, quando con la sentenza numero 238 la Corte costituzionale ha stabilito che la Tia non è una tariffa, ma una tassa a tutti gli effetti. In termini tecnici ha natura tributaria e non tariffaria.

In pratica, chi ha pagato l'Iva sulla spazzatura, ha versato soldi per una tassa su di una tassa, spendendo dai 20 ai 30 euro in più rispetto al dovuto. Un balzello al quadrato che, sin dalla sua introduzione, aveva generato la perplessità delle associazioni dei consumatori che si sono lanciate in una battaglia legale. Con l'ultima sentenza si spalancano le porte per richiedere il rimborso. A Cecina sono diecimila le famiglie che, ogni sei mesi, pagano la tassa sulla spazzatura. Il Comune ha introdotto la Tia nel 2003, recependo l'art. 49 del Decreto legislativo 22/97, il cosiddetto "decreto Gronchi", che impone alle amministrazioni di sostituire entro il 2012 la vecchia tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) con la Tia. Per i paesi gestiti dalla Rea, Cecina si è adeguata cinque anni fa, mentre Rosignano e Bibbona hanno ancora la Tarsu. A Castagneto, dove lavora l'Asiu, la Tia è in vigore dal 2006. «La sentenza della Corte costituzionale - dice Alessandro Masoni, responsabile del Movimento per la difesa dei consumatori - è significativa, ma la battaglia è lunga. Consigliamo di spedire subito una raccomandata alla Rea nella quale si chiede l'esenzione e il rimborso dei soldi. Parleremo con i Comuni per far deliberare una presa di posizione. Comunque finché non ci sarà una legge o una circolare dall'agenzia delle entrate sarà difficile che le somme vengano restituite». Già nel 2007, quando la Cassazione si era pronunciata in favore dei cittadini, la svolta sembrava vicina, ma nonostante i ricorsi i gestori del servizio - confortati dalle circolari dell'Agenzia delle entrate - hanno continuato a sostenere la validità dell'addebito. Sia Rea che Asiu accolgono la nuova sentenza con freddezza, anche perché, in termini concreti, non hanno incassato direttamente i soldi dell'Iva e si sono limitati a girare la somma allo Stato. Ma stanno alla finestra perché sanno che la questione diventerebbe spinosa se venissero obbligate a rendere le somme ricevute, per poi essere liquidate dallo Stato. Allora sì che andrebbero in crisi. «Allo stato attuale - dice Fabio Gherardini, presidente Rea - aspettiamo che la sentenza venga recepita e trasformata in legge. Siamo felici che i cittadini risparmino, l'importante è che questo non gravi direttamente su di noi».

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