Il Tirreno

Il biologo esperto di pesci una vita sull’isola carcere

Anna Cecchini
Il biologo esperto di pesci una vita sull’isola carcere

Il penitenziario è come una famiglia: i detenuti, quando escono, hanno paura di tornare nel mondo esterno

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CASTIGLIONCELLO. Da quattro anni trascorre buona parte della sua esistenza a Gorgona, a stretto contatto con i detenuti della casa di reclusione. Giacomo Marino, castiglioncellese doc, è uno dei tre tecnici che si occupano del laboratorio di biologia marina e maricoltura presente sull'isola toscana, in località Bellavista.
 Dall'altra parte dell'isola, un fazzoletto di terra ampio poco più di due chilometri quadrati, c'è il carcere. Un penitenziario modello, dove i detenuti - circa settanta - vivono in stato di semilibertà e sono dediti ad attività lavorative, che però nei primi mesi del 2004 ha dovuto sostenere il peso di due omicidi.
 Con i detenuti di Gorgona Marino ci lavora e, durante le ore trascorse a curare le orate luccicanti, con loro si trova ad affrontare i motivi che li hanno condotti in carcere, ma anche a sorridere delle stranezze del mondo fuori, quello che i reclusi vedono lontano, oltre la distesa del mare.
 Come si svolge la tua giornata a contatto con i detenuti?
 Nell'impianto facciamo due turni di lavoro, mattina e pomeriggio. Sto con loro almeno sei ore al giorno e poi per la manutenzione delle vasche e del lavoro in mare.
 E' difficile entrare in rapporto con i carcerati?
 Assolutamente no. Io sono un tipo aperto, che riesce a creare contatti con facilità, quindi loro non mi vedono come qualcuno che li controlla. Parliamo e scherziamo, come succede tra tutte le persone che lavorano insieme.
 Ti raccontano mai le esperienze che li hanno condotti nel penitenziario?
 Certo. E' come se i reclusi, dopo un po' che ti conoscono, si sentissero in dovere di spiegare perchè sono dentro. Però il loro modo di raccontare varia a seconda della loro colpa. A Gorgona ci sono diverse tipologie di carcerati. I reati più frequenti sono rapina o furto, poi ci sono quelli per droga e infine chi è dentro per un omicidio. Con ognuno di questi generi di detenuto si instaura un rapporto diverso.
 C'è qualcuno che non riesce a parlare, che rimane chiuso in se stesso?
 Capita che con alcuni detenuti si parli di tutto, ma non del motivo per cui sono stati arrestati; quelli sono omicidi. Lo capisci dal fatto che hanno troppa difficoltà a raccontare la loro esperienza.
 Che tipo di storie ti capita di ascoltare?
 Mi affascinano i racconti delle rapine, con tutti quei dettagli. E' divertente l'ingenuità dei detenuti per rapina, che fanno una sorta di cronaca dei colpi e non si accorgono delle inesattezze che hanno commesso durante il colpo, quelle stesse ingenuità che li hanno fatti prendere. C'è qualcuno di loro che mostra una specie di orgoglio giovanile per aver fatto molte rapine ed essere stato scoperto soltanto dopo l'ennesima.
 E le storie di droga, come te ne parlano?
 Questo è un tema importante, quindi provo a comunicare anche ai detenuti la gravità dei reati in questo settore. I carcerati spesso non riescono a capire che facendo i trafficanti o spacciando arrivano ad essere la causa della rovina di intere famiglie. Loro non comprendono questo collegamento, vedono la droga come un sinonimo di soldi facili e basta. Io tento di farli riflettere e avvicinarli alla consapevolezza del male legato a questo settore della criminalità.
 Parlano mai delle loro famiglie, della vita che li aspetta dopo il carcere?
 Certo. I detenuti, soprattutto quelli che sono vicini alla scarcerazione, sono un progetto continuo, sono pieni di enfasi. Alcuni hanno figli di sette o otto anni che non hanno mai visto dalla nascita. Ma quello che fa più effetto è quando qualcuno di loro, spesso capita agli extracomunitari, si accorge di non avere più nessuno fuori. Magari la moglie se n'è andata con i bambini e loro sanno che all'uscita dal carcere saranno soli, e dovranno ricominciare da capo, anche a ricostruirsi una famiglia.
 Ti parlano mai di pentimento?
 Chi ha reiterato il misfatto, qualunque esso sia, non si pente. Magari quelli beccati al primo tentativo, avendo visto subito le conseguenze dell'atto, si rendono conto dell'errore e capiscono che quel tentativo non vale lunghi anni di vita passati in carcere.
 Sei stato testimone di tentativi di fuga?
 Mai dal 2004, anche perchè quello di Gorgona è considerato un carcere d'èlite, dove i detenuti vivono liberi durante il giorno, lavorano e guadagnano qualcosa, che va in conti esterni. Loro arrivano a Gorgona dopo anni di carcere più duro, non vogliono rischiare di tornare in altri penitenziari. Quando si avvicina la fine della pena hanno dei permessi, durante i quali potrebbero fuggire. Eppure tornano tutti.
 Insomma si crea un attaccamento all'isola e al carcere?
 Sì, addirittura è capitato che detenuti liberati a fine pena si trovassero talmente spaesati, senza un lavoro e senza punti di riferimento, che hanno chiesto di tornare a Gorgona. I reclusi, anche se conducono una vita semilibera e hanno mezzi di informazione, vivono un po' fuori dal tempo. Quando tornano nel mondo esterno devono abituarsi.
 Hai creato rapporti di amicizia con i carcerati?
 Con qualcuno mantengo contatti anche dopo la scarcerazione, oppure ci sentiamo per gli auguri. Qualcuno degli scarcerati ogni tanto mi chiama quando sono in Gorgona e mi chiede come procede la vita del penitenziario, come stanno gli altri. E' comprensibile, è come una sorta di famiglia con dinamiche e affetti.
 I detenuti come gestiscono il lavoro esterno, dopo il carcere?
 E' lo stesso penitenziario che li mette in contatto con soggetti che si occupano del reinserimento.
 Noi tre tecnici abbiamo creato la cooperativa Amico Parco, che si occuperà di assumere i detenuti mentre scontano la pena, togliendo così alcuni oneri economici all'amministrazione del penitenziario. I carcerati, con i dovuti corsi di formazione, lavoreranno come guide. Faremo una fattoria didattica per le gite dei ragazzi e anche escursioni subacquee.
 Vorremmo legare l'attività di educazion ambientale anche all'acquario di Livorno e al nuovo centro di biologia marina che nascerà a Villa Celestina a Castiglioncello.

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