Nuovi investimenti per il Porto Cala De’ Medici
Anna Cecchini
Insieme con l’inaugurazione delle banchine e della passeggiata progetti di miglioramento con l’innalzamento della diga frangiflutti
3 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. Per combattere la potenza dei flutti la diga del porto sarà rialzata di un metro e mezzo. Se in questi giorni la Conferenza dei servizi darà parere positivo all’intervento di consolidamento proposto da Cala de’ Medici, già in ottobre potrebbe partire il rialzamento della diga, quella in direzione del mare aperto. Questo uno dei progetti di miglioramento che l’avvocato Maria Paoletti, manager del porto turistico, ha in programma per il futuro della sua “creatura”, che verrà inaugurata sabato 28 luglio. In vista dell’inaugurazione Paoletti fa un bilancio dell’attività. Come giudica questi quattro anni di vita del porto? Per me è stata di certo un’esperienza positiva. L’obiettivo è sempre stato quello di conciliare la struttura, che senza dubbio ha un forte impatto paesaggistico, con il territorio.
Deve diventare un nuovo punto di riferimento per tutta la zona. A proposito di punti di riferimento, si è concretizzata la tanto agognata ricaduta economica del porto sul territorio circostante? Parlano le cifre. Durante la costruzione del porto e del borgo una quantità tra il sessanta e il settanta percento della spesa globale è rimasta nella zona, diciamo sulla costa e in qualche caso nel vicino entroterra. Imprenditoria, manodopera e materiali: quasi tutte queste componenti sono venute dal circondario. Nei vari settori del porto lavorano oltre settantacinque persone: 21 nella ristorazione, 24 negli uffici, 15 nei cantieri, 15 più gli stagionali agli ormeggi. Ecco, buona parte di questi lavoratori è del luogo. Veniamo ai problemi con cui la struttura turistica si è dovuta confrontare. Perché la diga non è completamente funzionale e lascia passare le onde i caso di mareggiate? Premetto che il porto, compresa la diga, è stato realizzato secondo il progetto di Acquatecno, approvato dalla Capitaneria e dal Genio Civile, senza apportare variazioni.
Significa che la progettazione era buona. Se la forza del mare e, in generale, le condizioni climatiche sono cambiate non è da imputare a quella progettazione. Comunque, per evitare che i flutti arrivino alle banchine, vogliamo rialzare la diga di un metro e mezzo. A ottobre, se la Conferenza dei servizi ci darà il via libera, partiamo con l’intervento su un tratto sperimentale di circa 50 metri. Poi verifichiamo la validità della modifica. E i pescatori, quelli che hanno combattuto per avere spazio nel porto? Adesso i posti ce li hanno. Cinque, con una concessione annuale, alla banchina di ingresso. Mi sembra che il problema sia risolto. Siamo giunti all’inaugurazione del Cala de’ Medici, vorrebbe cambiare qualcosa nella struttura e nella sua organizzazione? Un rimpianto, se così si può definire, è quello di non aver potuto costruire le strutture a terra secondo una progettazione diversa. Il borgo e la piazza sono belli, ma avremmo preferito una passeggiata lungo la parte a terra, su cui si aprissero i negozi.
In questo modo i parcheggi non sarebbero stati visibili dal mare, perché sistemati dietro gli immobili della passeggiata. Inoltre avrei previsto più spazi verdi. Non è stato possibile perché quando nel 1998 abbiamo acquistato il porto il progetto di Acquatecno era già pronto. Grazie all’approvazione del Comune e della Soprintendenza siamo riusciti a cambiare l’architettonico, rendendolo più moderno e adatto al territorio, ma non la distribuzione degli immobili. Progetti per il futuro? Puntiamo sulla qualità e sul concetto di “porto del gusto”, per questo ospiteremo cuochi famosi e avvieremo scambi con altri soggetti. Inoltre il Cala de’ Medici diventerà il punto base di Adriatica e di tutte le sue attività.
Infine, ci stiamo muovendo, anche in collaborazione con l’Università e gli istituti superiori della zona, per specializzarci nella formazione del personale. Ospiteremo stage e corsi di formazione, destinati agli alunni dell’istituto alberghiero. Come società di gestione ci stiamo muovendo per realizzare altri porti, a Viareggio, Talamone e all’Elba nella frazione San Giovanni, per esportare l’esperienza di Rosignano.
Deve diventare un nuovo punto di riferimento per tutta la zona. A proposito di punti di riferimento, si è concretizzata la tanto agognata ricaduta economica del porto sul territorio circostante? Parlano le cifre. Durante la costruzione del porto e del borgo una quantità tra il sessanta e il settanta percento della spesa globale è rimasta nella zona, diciamo sulla costa e in qualche caso nel vicino entroterra. Imprenditoria, manodopera e materiali: quasi tutte queste componenti sono venute dal circondario. Nei vari settori del porto lavorano oltre settantacinque persone: 21 nella ristorazione, 24 negli uffici, 15 nei cantieri, 15 più gli stagionali agli ormeggi. Ecco, buona parte di questi lavoratori è del luogo. Veniamo ai problemi con cui la struttura turistica si è dovuta confrontare. Perché la diga non è completamente funzionale e lascia passare le onde i caso di mareggiate? Premetto che il porto, compresa la diga, è stato realizzato secondo il progetto di Acquatecno, approvato dalla Capitaneria e dal Genio Civile, senza apportare variazioni.
Significa che la progettazione era buona. Se la forza del mare e, in generale, le condizioni climatiche sono cambiate non è da imputare a quella progettazione. Comunque, per evitare che i flutti arrivino alle banchine, vogliamo rialzare la diga di un metro e mezzo. A ottobre, se la Conferenza dei servizi ci darà il via libera, partiamo con l’intervento su un tratto sperimentale di circa 50 metri. Poi verifichiamo la validità della modifica. E i pescatori, quelli che hanno combattuto per avere spazio nel porto? Adesso i posti ce li hanno. Cinque, con una concessione annuale, alla banchina di ingresso. Mi sembra che il problema sia risolto. Siamo giunti all’inaugurazione del Cala de’ Medici, vorrebbe cambiare qualcosa nella struttura e nella sua organizzazione? Un rimpianto, se così si può definire, è quello di non aver potuto costruire le strutture a terra secondo una progettazione diversa. Il borgo e la piazza sono belli, ma avremmo preferito una passeggiata lungo la parte a terra, su cui si aprissero i negozi.
In questo modo i parcheggi non sarebbero stati visibili dal mare, perché sistemati dietro gli immobili della passeggiata. Inoltre avrei previsto più spazi verdi. Non è stato possibile perché quando nel 1998 abbiamo acquistato il porto il progetto di Acquatecno era già pronto. Grazie all’approvazione del Comune e della Soprintendenza siamo riusciti a cambiare l’architettonico, rendendolo più moderno e adatto al territorio, ma non la distribuzione degli immobili. Progetti per il futuro? Puntiamo sulla qualità e sul concetto di “porto del gusto”, per questo ospiteremo cuochi famosi e avvieremo scambi con altri soggetti. Inoltre il Cala de’ Medici diventerà il punto base di Adriatica e di tutte le sue attività.
Infine, ci stiamo muovendo, anche in collaborazione con l’Università e gli istituti superiori della zona, per specializzarci nella formazione del personale. Ospiteremo stage e corsi di formazione, destinati agli alunni dell’istituto alberghiero. Come società di gestione ci stiamo muovendo per realizzare altri porti, a Viareggio, Talamone e all’Elba nella frazione San Giovanni, per esportare l’esperienza di Rosignano.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
