La Selva Bio, una realtà pioniera del bio nel cuore della Maremma
Acquistare un prodotto locale equivale a promuove un’agricoltura sostenibile
Quella di LaSelva è una storia di addii e rinascite, di multiculturalità e integrazione e di intuizioni volte al bene comune delle persone e del Pianeta. Fondata nel lontano 1980 su 7 ettari di terreno in provincia di Grosseto, ad oggi è una delle aziende più note nel panorama della coltivazione biologica nazionale e internazionale.
Si estende su una superficie agricola di quasi 700 ettari dove, seguendo accuratamente tutte le normative dell’Unione Europea sull’agricoltura biologica, si coltivano ortaggi, frutta, cereali e uva per produrre vino.
Il merito è tutto del pensiero avanguardista, dei sogni e della concretezza del suo fondatore, il tedesco Karl Egger, che ha saputo mettere in comunicazione i principi della tradizione con le moderne tecnologie in grado di semplificare e migliorare il lavoro manuale e la qualità dei prodotti. Tutto è iniziato quando Egger lasciò la sua terra natale, Monaco di Baviera, per trasferirsi nella Maremma Toscana dove si imbattè in un casolare nominato “La Selva”.
Le origini tra Germania e Italia
L’obiettivo di Egger era quello di ritrovare il gusto autentico del cibo attraverso un tipo di agricoltura biologica che, a differenza di quella intensiva, non causava l’impoverimento del suolo. Nello stesso periodo, in Germania, Egger partecipa anche alla costituzione dell’associazione per l’agricoltura biologica “Naturland”. Da quest’ultima vengono importate tecniche, metodi e professionalità, come quella del dottor Richard Storhas, primo amministratore delegato e presidente di Naturland che, insieme a Mario Turri, agronomo presso l’Università di Padova, ha aiutato Karl Egger a intraprendere le giuste scelte imprenditoriali e a trasferire nozioni biologiche.
la seconda generazione
Nei primi anni Novanta, dopo la nascita delle prime collaborazioni con diversi produttori locali, viene aperto direttamente all’interno dell’azienda il laboratorio per la trasformazione di frutta e verdura, così da valorizzarne la freschezza, i profumi, i sapori. Nel 1996 viene acquisita la proprietà dello stabilimento di trasformazione dei pomodori “La Dispensa di Campagna” a Donoratico, mentre nel 2003 è ultimata anche la costruzione della “Cantina LaSelva” in zona Poderone, per vinificare nello stesso territorio del Morellino di Scansano. Tra il 2006 e il 2010 “LaSelva di Karl Egger” e “Agricola dell’Origlio” diventano LaSelva società bioagricola Srl. La guida dell’impresa è così trasferita da Egger al tecnologo alimentare Christian Stivaletti, che oggi contribuisce alla gestione aziendale con la sua esperienza negli ambiti produttivo, ambientale, sicurezza sul lavoro e controllo qualità. Con la costruzione di un nuovo edificio per il magazzino, gli uffici e le celle frigorifere, l’area coperta dello stabilimento produttivo arriva a circa 3.000 metri quadrati.
Passione ed esperienza in ottica sostenibilità
“Niente è tolto, niente è aggiunto” è il motto che guida ogni giorno la coltivazione, lo sviluppo delle ricette e la trasformazione dei prodotti de LaSelva. L’obiettivo è catturare nel barattolo il gusto intenso e autentico dei frutti appena raccolti. Il lavoro quotidiano si basa sulla gestione responsabile delle risorse umane e ambientali, nell’ottica di costruire un futuro più sostenibile per tutti. Anche la stima e l’equità verso i collaboratori sono chiavi indispensabili per il successo. Gli stessi rapporti di collaborazione a lungo termine con le aziende del territorio sono socialmente equi e coinvolgono solo coltivatori e trasformatori che si identificano nell’agricoltura biologica. Si parte dalle ricette italiane tradizionali che, unite a metodi di lavorazione moderni, rispettano tutti i passaggi che permettono di conservare le proprietà organolettiche dei vegetali, garantendo allo stesso tempo il massimo della sicurezza alimentare. Fin dal primo giorno di attività, infatti, LaSelva segue rigorosamente tutti i protocolli che tutelano la qualità e la sicurezza dei prodotti. È così che si è guadagnata le sue certificazioni. Il sistema HACCP permette di monitorare tutti i processi lavorativi e assicura la rintracciabilità dei prodotti finiti e degli ingredienti utilizzati. Valutazioni sensoriali e analisi di laboratorio completano e accompagnano poi tutti i processi di trasformazione. Inoltre, vengono eseguite periodicamente analisi del terreno e dell’acqua.
Un’economia a ciclo chiuso che arricchisce il suolo
La superficie totale de LaSelva è di 690 ettari, di cui 558 ettari sono dedicati alla coltivazione di erba medica, cereali, favino, ortaggi, vigneti, oliveti e frutteti.
L’economia è a ciclo chiuso, ovvero si basa sull’effetto di autoregolazione della vitalità del suolo, che comprende una rotazione delle colture elaborata e l’ottenimento di un terriccio ricco di sostanze nutritive attraverso l’uso del concime fornito dagli animali.
Sono proprio gli allevamenti di bestiame, comprendenti 200 bovini di razza Chianina e 155 ovini di razza Appenninica, a fornire un compost nutriente, che viene applicato sul terreno prima della semina. Questo permette di avere un apporto costante e di qualità di nutrienti essenziali per le colture. Anche il foraggio e le granelle per cibare gli esemplari derivano dalla raccolta delle coltivazioni aziendali nel corso della rotazione agraria.
Controlli rigorosi e certificazioni di garanzia
L’agricoltura biologica prevede che si rispettino protocolli rigorosi. Per questo, quasi ogni mese, l’azienda è sottoposta a controlli ufficiali da parte degli enti e degli organismi di certificazione, sia in agricoltura che sulla trasformazione. L’azienda è certificata dal 1986 secondo gli standard dell’ente tedesco Naturland. Dal 1992 è altresì certificata da ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) per la produzione e trasformazione di prodotti biologici.
Un terreno fertile anche senza la chimica
Il sistema praticato a LaSelva ha negli anni determinato un notevole incremento ecosotenibile della fertilità del suolo, dimostrando che si possono ottenere rendimenti redditizi nel lungo periodo con un semplice e minimo intervento dall’esterno. Inoltre, il suolo sano e la grande biodiversità riducono considerevolmente anche gli attacchi degli insetti e le malattie fungine. Per aumentare la produzione alimentare poi non servono fertilizzanti, pesticidi o tecniche di ingegneria genetica, ma conoscenza e capacità nella gestione di pratiche agronomiche adeguate per raggiungere l’obiettivo dello sviluppo sostenibile della fertilità del suolo (e di tutto il ciclo di produzione). Come? Attraverso la rotazione colturale multipla con regolare alternanza tra cereali, varietà foraggere (principalmente erba medica) e orticoltura, grazie all’uso del sovescio nella stagione invernale. Il sistema rotazionale con cicli di 5-6 anni consente infatti di mantenere un suolo sano e fertile, rendendo superfluo l’uso di letami esterni. Per una tutela eco-sostenibile della salute delle piante, invece, le sostanze chimico-sintetiche sono tabù. È necessario ricorrere ad altri metodi per la difesa contro parassiti e malattie come la scelta della varietà corretta, e la cura del suolo tramite parassiti naturali come afide nero e coccinella.
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