Mondo del podismo di Livorno in lutto per la morte di Luciano Martelli
Dall’Uisp all’Atletica Amaranto: una lunga carriera. Atleta e ideatore di eventi sportivi, l'uomo aveva 80 anni
LIVORNO. Se n’è andato Luciano Martelli, colpito da una malattia che si è manifestata negli ultimi mesi dell’anno scorso. Ad 80 anni compiuti a dicembre, ci ha lasciati una delle figure più iconiche del mondo del podismo livornese che ha potuto salutarlo ai funerali che si sono tenuti ieri. Dipendente Coop era diventato responsabile della struttura de La Rosa. È stato presidente Uisp per l’atletica leggera, referente autorevole per essere un runner per passione sin dagli inizi degli anni 70 con una associazione di Montenero, dalla quale e dopo la quale (subito dopo si gettò nell’avventura della Podistica La Rosa), si fece conoscere per le sue doti organizzative impareggiabili.
Grande anche la sua esperienza come giudice di gara. I suoi gioielli principali, un vanto di cui andare fiero, la cronoscalata del Castellaccio intitolata ad un nome fra i più conosciuti di quella comunità, Brunero Domenici, e organizzandola ai tempi della circoscrizione 5 con “Foffo” Orlandi, il Vivicitta’, e il Trofeo Podistico Livornese. Dalla seconda metà degli anni sessanta si era ritagliato il ruolo, all’interno di un capannone di Moroncini ad Ardenza, di colui che applicava i numeri sui pettorali, a caldo, trascorrendo ore al ferro da stiro. Il cordoglio nel mondo sportivo è compatto. «Uno dei più attivi su Livorno, specialmente negli anni d’oro, con incarico per conto dell’Uisp di collegamento rilevante su tutto il territorio - dice Antonio Petruccione, vice presidente della Libertas Runners - sempre pronto, presente e disponibile a dirimere qualsiasi difficoltà. Se ne va un grande personaggio, di quelli che ce ne vorrebbero tanti. Molti fatti, pochi discorsi. Quando se lo poteva permettere, continuava l’attività di partecipazione come atleta master. La sua scomparsa, ci coglie di sorpresa. Ha cominciato a non stare bene poco tempo fa, e la situazione è precipitata in breve. Un dispiacere per tutto l’ambiente dell’atletica». Da poco più di cinque anni, tesserato dell’Atletica Amaranto, con la costola dei camminatori, ogni tanto partecipava anche alle competitive. L’ultima volta, una staffetta. Quando ci fu bisogno di pescare fra tre atleti categoria “oro”, cioè over ‘70. Si mise subito a disposizione, per quella gara di Vico Pisano di aprile. Nell’Atletica Amaranto, confluì col frutto della fusione della Livorno Team Running e dei Podisti Livornesi, realtà, quest’ultima, di cui Luciano faceva parte.
«Fu uno dei fautori nel 2019 - dice il presidente Atletica Amaranto, Paolo Falleni - e per noi era una valore aggiunto per l’esperienza che poteva vantare. Un saggio del podismo, una figura le cui capacità erano riconosciute oltre i confini cittadini. Il suo Trofeo Podistico Livornese, continua, nella formula da lui concepita con Fabrizio Campi, ancora oggi su scala regionale. «Negli ultimi anni, nonostante volesse farsi da parte, era continuamente contattato per avvalersi della sua esperienza anche sulla mezza maratona. Non diceva di no a nessuno, l’importante, alla fine, che Livorno facesse sempre bella figura. Come tesserato di Atletica Amaranto, oltre a portare avanti il Vivicitta’, sapeva ben dirigere tutte le fasi preparatorie dell’altro evento organizzato dal proprio sodalizio, il “Corri a Salviano».
A voler manifestare il proprio cordoglio per la scomparsa di un amico, Alessandro Giaconi, attuale vice presidente della Atletica Amaranto. «La podistica della nostra città subisce una grave perdita. Uno dei fautori di Vivicitta’, uno di quelli che hanno sempre dato tanto. Non c’era bisogno di dirgli niente, sapeva sempre da solo cosa fare. Il bello che ogni volta, diceva sarebbe stata l’ultima e, puntualmente pochi giorni dopo, quando si cominciava a buttare giù una edizione successiva, arrivava con una scaletta di cosa si doveva fare per eventualmente migliorare degli standard che erano già alti”. Sempre attento ai dettagli, consapevole che sono proprio questi che fanno la differenza, era ritenuto e riconosciuto figura indispensabile per la buona riuscita di una manifestazione. Una persona solare, disponibile e infaticabile. «Si sacrificava, lui al quale piaceva fare anche l’atleta, a non gareggiare, pur di permettere agli altri di correre nel contesto di un evento dove nulla era lasciato al caso. Solo all’ultimo ha dovuto alzare bandiera bianca.
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