Il presidio
Restituì stabilità alla Torre di Pisa, ecco chi era l’ingegnere del “miracolo”
È stato il “medico” del monumento: in 11 anni l’ha raddrizzata di 40 centimetri
PISA.Quell’ingegnere dal nome impronunciabile alla fine passerà alla storia come il “medico” che ha guarito una delle pazienti più famose del mondo. Chiamato al capezzale della Torre di Pisa per raddrizzarne sorti e pendenza, che poi sono la stessa cosa, il professor Michele Jamiolkowski, docente di Ingegneria geotecnica al Politecnico di Torino, come i luminari della medicina concluse il suo intervento con la rassicurazione che di solito si riserva familiari in ansia: «L’intervento è andato bene, la paziente è salva».
Da ieri il “medico” della Torre non c’è più. È morto nella sua Torino all’età di 90 anni. Non stava bene da tempo, ma finché la salute glielo ha permesso tornava a Pisa a rimirare quel gioiello, icona dell’arte italiana a livello internazionale, che aveva contribuito a tenere in vita. Il campanile inclinato, errore progettuale e fortuna storica del monumento, era già entrato nell’esistenza dell’ingegnere di origini polacche. Aveva 29 anni quando salì per la prima volta sulla Torre: «Provai una grande emozione, una di quelle che ci si porta dentro per tutta la vita. La Piazza dei Miracoli poi è bellissima, un gioiello dell’umanità» ricordava a consuntivo della missione.
Le premesse per uno scenario che solo al pensiero vengono i brividi si fecero concrete alla fine del 1999. Il pericolo di un’inclinazione fatale impose la chiusura della Torre. C’era il rischio reale che uno dei simboli del Belpaese nel mondo crollasse. Devastazione artistica e di immagine di inestimabile disvalore. All’epoca il governo, presidente del consiglio Giulio Andreotti, promosse la nascita del comitato e, dopo aver dato una generica disponibilità a farne parte, Jamiolkowski apprese della nomina da un trafiletto su “La Stampa”.
«Fu mia figlia a farmi vedere l’articoletto, non avevo più saputo niente dopo il colloquio con un esponente del governo» ricordava il docente nelle sue memorie pisane.
Non fu un cantiere banale per costi e soluzione ingegneristica quello varato dal Comitato Internazionale per la salvaguardia della Torre di Pisa presieduto dal docente torinese. Dal 7 gennaio 1990 al giugno 2001, i lavori coordinati dal professore permisero di raddrizzare il monumento di 40 centimetri. Una “guarigione” capace di garantire una salute per i prossimi 300-400 anni, fu la stima dell’epoca. Un’impresa del genere è destinata a segnare la vita di chi l’ha concepita e messa in pratica. Il Comune di Pisa gli conferì la cittadinanza onoraria e il successo per un risultato dall’eco mondiale legò per sempre il nome del professore a quello della Torre. Eppure Jamiolkowski aveva dispensato il suo sapere pure per altri progetti destinati a restare nella storia, dal Ponte sullo Stretto di Messina al Mose di Venezia, ma anche la copertura del reattore esploso a Chernobyl.
Ma il binomio Jamiolkowski-Torre era ormai indissolubile. La sua intuizione si rivelò vincente. Applicò al campanile un contrappeso di lingotti di piombo del peso complessivo di 600 tonnellate e cerchiò i primi anelli con cavi d'acciaio. Nel corso degli anni arrivò anche “l’abbraccio” di due cavi d'acciaio (lunghi più di 100 metri) e poi l'asportazione di una certa quantità di terreno sotto il lato nord del campanile, opposto alla pendenza. Undici anni di cantiere, 55 miliardi di lire il costo, «mai soldi sono stati spesi così bene» chiosò l’allora ministro per i Beni culturali, Antonio Paolucci. Un restauro che resterà negli annali in una felice contaminazione tra ingegneria e opere d’arte. Gli acciacchi di salute non avevano permesso all’ingegnere di partecipare lo scorso anno al convegno per gli 850 anni della Torre.
L’Opera della Primaziale, l’ente che sovrintende alla cura dei monumenti di Piazza dei Miracoli, ha in mente di onorare il professore con un’iniziativa che andrà definita nei contenuti. Di sicuro il lascito di quell’ingegnere dal nome a prova di scioglilingua è un patrimonio che continua a generare i suoi frutti. Dopo i 40 centimetri “conquistati” con il maxi -cantiere, la Torre ha continuano gradualmente a recuperare anche negli ultimi 22 anni: dalla riapertura ad oggi lo strapiombo si è ridotto di altri quattro centimetri. Effetto della cura del “medico” Jamiolkowski.l
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