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Omicidio di Vada, l’ex moglie della vittima: «Non so se mio padre sia ancora vivo o morto»
Lo sfogo davanti alle telecamere Rai. Nessuna traccia dell’81enne Antonino Fedele
VADA. «Questa è una tripla tragedia, perché è una tragedia per mio padre, per me e per i miei figli». A parlare a La Vita in Diretta, il programma condotto da Alberto Matano su RaiUno, è Alessandra, l’ex moglie di Massimiliano Moneta, l’uomo ucciso a Vada, nel podere del suocero. Per l’omicidio il principale indiziato è il suocero della vittima, Antonino Fedele, 81 anni, al momento irreperibile. L’ex della vittima e figlia di Antonino, Alessandra, madre di tre figli, è apparsa sconvolta. Lei il giorno dell’omicidio è stata chiamata da uno dei figli che abita a Guidonia insieme al padre. «Corri, vai a vedere cosa è successo», le avrebbe detto, tant’è che la donna è arrivata subito al podere sulla via per Rosignano. «Non so nemmeno se mio padre sia vivo, se sia morto, non ho la più pallida idea», ha aggiunto. La donna, come ha ripetuto più volte anche ai carabinieri, nega di essere stata presente sul luogo del delitto: «Non c’ero, sono arrivata dopo». E ha aggiunto di non sapere come mai il suo ex marito e suo padre si fossero incontrati. «Mi sto domandando perché Massimiliano fosse lì. Non si sono mai incontrati in tre anni, non capisco perché si sarebbero dovuti incontrare proprio quel giorno».
Mentre la moglie di Antonino anche ieri si è trincerata dietro a un «non ho niente da dire», Alessandra Fedele si è abbandonata a uno sfogo davanti alle telecamere. «Sono quella che ci rimette più di tutti – continua –. Già non ho più due figli, perché lui se li è portati via due anni fa. L’udienza del processo dove dovevamo andare martedì era per sottrazione di minore. Lui,infatti, mi ha sottratto due dei nostri tre figli, li ha portati a Guidonia durante il lockdown e non me li ha più restituiti». Alla domanda se il padre abbia ucciso Massimiliano per vendetta Alessandra risponde: «Che devo pensare? Io mi sento nuovamente una vittima».
Intanto oggi ci sarà l’autopsia sulla salma del 57enne ucciso a colpi di fucile. Dopo i risultati delle prime indagini emerge che Antonino aveva un fucile con matricola abrasa e che Moneta avrebbe fatto in tempo a chiamare il 112 prima di morire. Gli inquirenti confermano che ci sono state più telefonate con richieste d’aiuto e per dare l’allarme oltre a quella dell’avvocato arrivato a Vada con la vittima.
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