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Sanità

Ambulanze senza medico e 118, l'allarme: «Ecco perché si rischia di intasare il pronto soccorso»

Stefano Taglione
A sinistra il medico del 118 e rappresentante dei Cimo, Alberto Nannelli, insieme alla sua squadra in ambulanza
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A sinistra il medico del 118 e rappresentante dei Cimo, Alberto Nannelli, insieme alla sua squadra in ambulanza

Livorno, parla il dottore Alberto Nannelli, membro del Coordinamento italiano dei camici bianchi ospedalieri: «Ci saranno il 15% in più di accessi, mille solo qui»

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LIVORNO. «Il nuovo 118 – automediche più ambulanze “India”, con l’infermiere, e “Bravo” con i soli soccorritori – non sarà più economico di quello attuale e in ultima analisi anche le ambulanze infermieristiche rispetto alle medicalizzate non consentono un effettivo risparmio se impiegate come meri sostituti di queste ultime, data la possibilità che hanno i medici di evitare l'invio al pronto soccorso dei pazienti trattati a domicilio, che non sono pochi, rappresentando circa il 15% del totale».

È un nuovo punto di vista quello introdotto dal medico del 118 Alberto Nannelli sulla nuova riforma in atto in Toscana. Il dottore – membro della delazione Toscana nord ovest del Cimo, il Coordinamento italiano medici ospedalieri – ritiene che togliendo i “camici bianchi” dai mezzi di emergenza si rischia di saturare ancor di più il pronto soccorso, anche perché solo a Livorno in un anno i medici fanno 7.000 interventi l’anno e 1.050, più di tre pazienti al giorno, rappresentano il 15% del totale.

«Proprio perché credo nel sistema dell’emergenza e lo ritengo un cardine essenziale della sanità pubblica penso che la figura del medico sia un patrimonio di esperienza che non meriti di morire di una lenta agonia – spiega Nannelli – Purtroppo invece negli anni abbiamo assistito a un depauperamento della componente medica del 118, a causa di mancate o parziali stabilizzazioni, scarse prospettive di carriera e crescita professionale. Sono inoltre stati emessi decreti che hanno dato ai medici una via di fuga verso la medicina specialistica o verso quella generale, che hanno determinato un progressivo assottigliamento dei ranghi in forza al 118, rendendo sempre più difficili le condizioni di lavoro. Tutta la sanità pubblica è in crisi a causa di incapacità di programmazione e miopi politiche di “austerity”, che con decenni di tagli hanno portato a una riduzione progressiva del numero dei professionisti. I medici specializzati in medicina d’urgenza non sono lontanamente sufficienti per il fabbisogno dei pronto soccorso e dell’emergenza territoriale e nessuno di quelli già specializzati è andato a lavorare nel 118. Neppure gli incrementi del numero dei posti nelle scuole solleveranno il sistema, se non prima di alcuni anni e solo nel caso in cui la medicina d’urgenza venga resa più attrattiva». Nannelli auspica «un’implementazione delle automediche in ambito urbano».

«Ritengo che la risorsa infermieristica dovrà essere complementare e non sostitutiva di quella medica – prosegue – soprattutto non giustificata dal solo dato della carenza di medici, ma organizzata per competenze e appropriatezza. In zone impervie un mezzo autonomo come l’ambulanza medicalizzata ha una sua evidente ragion d’essere permettendo un soccorso tempestivo ed efficace, nonostante le difficoltà oggettive e per assicurare uniforme livello di assistenza a tutta la popolazione, indipendentemente dal dato numerico della frequenza delle chiamate, soprattutto considerando che per questa tipologia di servizio si tratta spesso di assicurare la sopravvivenza o meno dei pazienti. Sono quindi contrario alla progressiva e indiscriminata sostituzione del medico con l'infermiere sui mezzi di soccorso, tanto più se basata unicamente sulla base del numero degli interventi effettuati».

 

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