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Il personaggio

Il pediatra piellino: «Brividi all’andata e con quella vittoria è tornato l’amore»

di Flavio Lombardi
Il pediatra piellino: «Brividi all’andata e con quella vittoria è tornato l’amore»

Paolo Biasci al palazzetto dopo 30 anni di stop: «Abbiamo vissuto l’era d’oro del basket, siamo stati fortunati. Non mi perdevo una trasferta ricordo ancora a Desio»

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LIVORNO. Un silenzio durato trent’anni. Lui, dottore di gran nome per i bimbi, fino all’anno scorso presidente nazionale dei medici pediatri, al palazzetto non ci aveva messo più piede. Erano i tempi del PalaAllende, quelli della sua Pielle, che sarebbe diventata Magniflex, Leone Mare, e poi Magnadyne col primo anno in serie A2 e Grochowalsky a far da mitraglia. E poi fino alla serie A, la qualificazione in Coppa Korac. La morte sportiva della “sua” squadra, gli aveva fatto tuttavia perdere la voglia di seguire ancora questo sport. Fino al giorno dello scorso derby, quello dell’Immmacolata. Prima volta al Modigliani trascinato da vecchi amici di quei tempi.

È più abituato a parlare di medicina, di argomenti che interessano un lettore. Ma questa volta, Paolo Biasci fa uno strappo alla regola proprio per l’entusiasmo ritrovato, quel fuoco che ha ripreso vigore «anche se ormai siamo uomini, le partite si vivono in maniera diversa da quando si è più giovani» dopo aver soffiato su quella cenere che tutto aveva sopito.

Chi lo conosce bene, ricorda l’anno del campionato che poi si concluse con gara 3 a Livorno nella finale playoff contro il Simod Petrarca Padova, la sua fuga dalla settimana bianca per raggiungere Desio. Una trasferta il cui esito sarebbe stato importante per determinare la classifica della stagione.

Si poteva rinunciare all’ultimo giorno di vacanza, ma non di certo ad essere presenti per dare il proprio apporto dagli spalti e spingere verso la vittoria la squadra di Pasini. Insomma, il giovane Paolo, arrivò finalmente a destinazione giusto in tempo per la palla a due, lasciando nel parcheggio la sua macchina con gli sci sul tetto. «Non mi perdevo una trasferta – dice – e figuriamoci se non andavo anche a Desio per una sfida che a quel punto era decisiva». Ne parla con nostalgia, nonostante oggi sia un professionista affermato. «Era davvero il periodo d’oro di una intera città. Le due squadre che andarono in A2, poi in A1, i derby che facevano parlare tutta Italia, il timore che avevano le avversarie a venire a giocare qui, nel nostro fortino. Una passione senza confini. Ricordo quando magari “loro” giocavano in anticipo al sabato e noi, gruppo di amici, si andava al cinema e alle 23, 30 si entrava in una cabina a gettoni per chiamare centralino del Tirreno e chiedere cosa avesse fatto la Libertas, augurandoci la sconfitta. Tanti avevano ancora la ferita aperta dello sgarbo di Chieti. Ci siamo divertiti tanto però».

Parla del clima che c’era. Goliardico e di pane e basket tutti i giorni. «In fondo, sempre amici. Divisi e avversari nei giorni che immediatamente precedevano la stracittadina». E e le gufate di qualche piellino «ma anche fra gli altri c’era chi faceva lo stesso» quando, uscito dallo stadio terminata la partita del Livorno, si facevano le doppiette, andando subito al palazzetto. Seduti e pronti ad esultare se perdevano.

«Ma la sensazione bella che ho avuto l’8 dicembre scorso dopo tanti anni , non credevo di provarla. Tutta quella gente, mi chiedevo cosa fosse mai successo. Come svegliarsi dopo un lungo sonno e pensare che forse non era cambiato nulla. Sono passati anni di grandi delusioni per entrambe ed ora c’è tutto questo ben di Dio. con un tifo ancora più bello, più varietà di cori. In quel momento, ho capito che dovevo tornare a vedere la Pielle, soddisfatto però di vedere che anche gli altri stanno facendo un gran campionato. Certo, vorrei vincesse la squadra per cui tifo, ma son sicuro che sarà la città a vincere ancora. I ragazzi di oggi non hanno visto quello che la mia generazione ha vissuto. Li guardo e penso che hanno solo sentito raccontare cosa fosse il basket livornese 40 anni fa. Si è perso un po’ di memoria per via dello zero assoluto che ci ha colpito e auguro ai ragazzi di oggi di avere presto la nostra stessa fortuna. Con Livorno di nuovo sulle prime pagine dei quotidiani sportivi. Per merito di Pielle e di Libertas». Non si sbilancia sul pronostico. «E come si fa? Difficile dirlo. Chi avrebbe mai potuto pensare all’epoca che partite punto a punto finissero una volta con - 36 e con - 39? Che sia un bello spettacolo».l
 

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