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Dalla Bocconi al PalaModì per il derby: «Da Milano a Livorno per tifare Libertas»
Non vedente da quando ha 13 anni, si fa raccontare le partite dal fratello vicino: «Vengo solo per questa partita, ma ditemi voi come facevo a mancare»
LIVORNO. Arriva da Milano centrale con il suo Freccia Bianca annunciato con un quarto d’ora di ritardo. Ad attenderlo, il fratello Gianfranco, l’ingegnere conosciuto per le ricerche col georadar e che nei mesi scorsi ha contribuito alla scoperta del deposito votivo nascosto dai fanghi che lo proteggevano da 2300 anni con le 24 statue in bronzo perfettamente integre a S. Casciano dei Bagni. Scende dal vagone, un abbraccio e poi, questo uomo di 58 anni alto 2 metri e 11 esordisce: «Oh, passiamo a salutare Alberto, voglio vedere dove ha preso casa nuova». È Massimo Morelli, il professore della Bocconi che quando viene a casa, ricerca le sue origini e i suoi amici di sempre. Fa così ogni volta, ed è uno spasso perché con loro sta bene, ed è tutta una risata. Precede di un giorno l’arrivo del figlio Lorenzo, 23 anni pure lui in arrivo dalla città di Sant’Ambrogio per non perdersi l’evento. Il derby di basket, sponda Libertas.
Il prof è stato postato l’altro ieri su facebook dal presidente amaranto, Roberto Consigli perché a Vigevano, a vedere la partita domenica scorsa, c’era questo gigante che con Gianfranco è entrato nel palazzetto della Salonicco italiana e fatto sistemare proprio in mezzo agli spettatori lombardi. Anche se non proprio quelli della frangia più vivace. C’è chi ha guardato con sorpresa questi tifosi con pullover color di bella divisa ma pure con rispetto ed ammirazione. Compreso il signore che si è voluto fotografare con Massimo che indossava la maglia celebrativa col numero 11 in onore a Jelaani. Due fratelli inseparabili, perché Gianfranco che ha 5 anni in meno, da quando Massimo è diventato cieco a causa della sindrome di Marfan, che è una patologia grave che colpisce il tessuto connettivo, lo accompagna alle partite e gli fa la radiocronaca. Imparziale, in modo che capisca bene lo svolgersi dell’azione e i movimenti dei giocatori in campo. Immagazzina talmente in maniera dettagliata i dati, che in ogni momento è in grado di dare le percentuali di squadra e dei singoli giocatori. Un genio per molti. Certamente una dote che potremmo avere tutti, ma che pochi riescono a sfruttare. Massimo è una persona stimata nel mondo. Dopo la laurea alla Bocconi con relatore della sua tesi Mario Monti, il dottorato ad Harward, poi in rapida carrellata, docente alla Columbia di New York, all’Ohio State University, autore di numerose pubblicazioni e collaboratore delle principali riviste economiche internazionali. E dal 2014, alla Bocconi c’è tornato. Questa volta per insegnare. È ordinario di Economia.
Libertassino abbiamo detto. Ma il basket è diventato il suo amore da quando Gianfranco cominciò a praticarlo come sport e, lui, già aveva perduto la vista. «Da vedente seguivo il calcio, mi piaceva e mi piace l’Inter e la pallacanestro è arrivata quando non vedevo già più. Ma si segue bene, basta avere qualcuno che te la descrive e immagini i movimenti dei giocatori che tirano, passano. Il Livorno andava male, e al palazzetto, con il 1980, scoppiò il fenomeno con le due squadre in B che andavano bene. Come accade adesso. Corsi e ricorsi storici». Prosegue il racconto Massimo.
Uno di quelli che andava anche in trasferta. «Col mio amico Fabio Ciucci, un amico dei tempi del liceo (fratello di Alessandro, campione di nuoto negli anni’90 ndr) ed altri, andavamo in pullman. E ricordo certe scene di chi rubava i prosciutti agli autogrill – ride -; avevamo le trombette a gas, il tric trac e il fischio. Tre strumenti di casino, da innescare quando tiravano i liberi gli avversari. Già in A2, capitava di andarci a mettere vicino a dove facevano le radiocronache e rammento un grande Massimo Brachini, veramente un ganzo. E come non ricordare anche gli amici della Pielle, come Leonardo Tovoli, ora avvocato. Che tempi. . .».
Arriva l’85 e Massimo interrompe la frequentazione massiva alle partite, perché si trasferisce a Milano per studio. «La grande squadra, non la seguivo più in trasferta, anche se venivo abbastanza spesso a Livorno. Ho seguito la finale scudetto, vedendo anche le sfide a Milano. Gara 4 fu la più grande prestazione di Fantozzi dell’intera serie. La beffa del canestro negato nella bella? Piansi per la delusione sportiva». Una passione mai scemata, nonostante l’America dove è stato 23 anni . «Ho seguito un po’ i NY Knicks, i Detroit Pistons di Isiah Thomas, poco invece i Boston Celtics».
Dopo un lungo periodo di digiuno, la scintilla all’improvviso. La spiegazione, arriva mentre l’auto si dirige verso casa di quell’ Alberto, nominato non appena sceso dal treno. «La colpa è di lui – dice ammiccando il fratello ndr – che domenica mi ha portato a Vigevano. E lì, come dei flash, mi tornavano in mente tutti quei viaggi fatti con gli amici. A proposito, un bel tric trac per il derby, mi ci vorrebbe». La Mercedes ondeggia a causa delle risate che i due Morelli e chi racconta, fanno. Lo chiamano il re delle statistiche. «Tanta lettura di dati su Super Basket, si guardavano medie e, osservare lo sport dal punto di vista numerico come fanno negli Usa, ti serve per sapere se l’allenatore sta facendo bene o no a farli andare sotto o farli tirare da fuori».
Si arriva a destinazione. L’amico è un piellino, l’avvocato Alberto Carlesi, suo compagno al classico. «Boia, ti sei sistemato bene in casa nova! ». Massimo tocca i muri della facciata. «Tutta a bozze, t’è costata una ce’a...».
Si capisce tutto il bene che si vogliono. Alberto se lo porta a spasso per le stanze e le illustra in maniera da fargli capire. Si prende un caffè, ed è clima partita. «Oh, ci sono anch’io, ma siete più forti, vincete voi di siuro...». Massimo fa scongiuri ma lancia la scommessa. «Chi perde, paga il gelato a fine derby. Col grappino a seguire. Alby, preparati, domani ti frughi». Un quarto d’ora con Morelli, basta per capire perché sia uomo al quale anche molti studenti si legano negli anni. Grande fama mondiale, senza dimenticare di essere semplice e “ruzzaione”. Buon derby, gigante buono!l
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