Il presidio
Caro bollette, Federterme chiede un credito d’imposta del 100%
La nostra intervista al presidente Caputi: «Ho presentato la proposta e il governo la sta valutando. Occorre coprire la differenza tra i costi attuali di luce e gas e quelli del 2019»
Le Terme di Saturnia dovranno spendere nel 2022 un totale di due milioni di euro in bollette energetiche contro la metà pagata negli anni precedenti.
Ma il peggio deve ancora arrivare per il sistema termale e in generale per l’intero settore del turismo destagionalizzato, che comprende anche gli alberghi di montagna e quelli nelle città d’arte. Un settore che esula dall’alta stagione ed è destinato a «soffrire tantissimo a causa del caro bollette», avverte Massimo Caputi, presidente delle Terme di Saturnia e di Federterme. Con «una situazione che rischia di essere peggio del Covid». Insomma, un disastro se non si prenderanno provvedimenti al più presto.
Presidente Caputi, cosa vi aspettate?
«L’emergenza scatterà a partire dal primo ottobre con il cambio di temperatura. Quando inizierà il periodo del riscaldamento infatti l’attuale sistema di bollette sarà devastante, soprattutto su quegli impianti del sistema termale che non hanno acqua calda naturale. Ma il problema riguarderà in generale anche le utenze legate alle camere, visto che comunque le terme sono strutture ricettive. E quindi l’intero sistema turistico destagionalizzato».
Cioè?
«Parliamo di alberghi nelle città d’arte, in montagna e appunto il sistema termale. Tutte realtà che cominciano l’anno termico dal primo ottobre fino al 30 marzo. Periodo che sarà drammatico perché allo stato attuale le bollette, prendendo come riferimento il primo ottobre 2022 e confrontandolo con il 2019, che è l’anno di riferimento in quanto antecedente alla pandemia, sono aumentate di sei volte. Ovviamente non sono costi sostenibili».
Cosa si può fare?
«Di sicuro non aumentare in maniera proporzionale i prezzi che pagano i consumatori, perché la spirale inflattiva è già altissima. Le terme poi sono un luogo "democratico". Ci vanno tutti, da chi spende dieci euro a chi mille. Anche perché sono prima di tutto un sistema di benessere, prevenzione e cura. Oggi, tra l’altro, il posto migliore per curare il post Covid è il sistema termale. Bisogna quindi considerare tutti i target».
Qual è il timore principale?
«In realtà sono due. Da un lato temiamo il razionamento del gas. Dall’altro che i provvedimenti presi dal governo siano troppo soft, e cioè insufficienti a risolvere la situazione. Qualcosa però si deve fare, altrimenti il sistema turistico destagionalizzato rischia di restare chiuso per quest’anno».
Cosa servirebbe?
«Pochi giorni fa ho avanzato una proposta, che il governo sta valutando, per consentire alle imprese di restare aperte. Invece di far chiudere le aziende, con i lavoratori in cassa integrazione, si prende e si confronta il prezzo delle bollette del 2019 con quello del 2022. Sulla differenza che si ricava bisognerebbe riconoscere un credito di imposta pari al 100 per cento alle aziende turistiche, da utilizzare esclusivamente per il pagamento degli oneri dei dipendenti. Così le imprese non saranno costrette a mandare i lavoratori a casa, in cassa integrazione. Di fatto stiamo pagando una politica qualunquista degli ultimi venti anni durante i quali non abbiamo messo in campo strumenti di autoproduzione di energia. La situazione però non si aggiusterà in un anno. Dovremo quindi andare avanti con provvedimenti tampone».
E alle Terme di Saturnia?
«Anche qui, come da altre parti, il costo dell’energia è sostanzialmente raddoppiato. Di solito noi spendevamo un milione all’anno di energia. Ora stiamo facendo i conti e nel 2022 ne spenderemo due milioni».
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