Il Tirreno

«Non è un intruso»: trova un senzatetto a dormire in giardino e lo aiuta

Stefano Taglione
Il senzatetto in giardino
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Il senzatetto in giardino

Livorno: Graziano Branchetti, disoccupato di 55 anni, non ha esitato a dare dei biscotti e una tazza di latte all'uomo che stava dormendo al freddo

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LIVORNO. Si è affacciato alla finestra alle 6.30 di mattina, trovando un senzatetto che dormiva nel giardino condominiale. «Io ho vissuto la miseria: so cosa vuol dire non riuscire a sopravvivere. Dovevo aiutarlo». Graziano Branchetti ha 55 anni e vive nel quartiere di Corea, alla periferia nord di Livorno. È disoccupato, in passato ha rischiato perfino di finire in mezzo alla strada a causa di uno sfratto e nel tempo libero aiuta i concittadini più poveri consegnando loro i pacchi alimentari per conto di un’associazione. Mercoledì scorso, quando si è svegliato per portare suo figlio a scuola, non ci ha pensato due volte ad aiutare quella persona che non aveva nessun altro posto per dormire e che non aveva mai visto in vita sua.

«Gli ho tirato subito un pacco di biscotti – racconta – poi, dopo che mi sono preparato e sono sceso in giardino, gli ho offerto una tazza di latte caldo. Mi ha detto “Grazie, grazie”, anche se non l’ho visto bene in volto perché era tutto coperto. Credo che avesse passato qui la notte, quindi era infreddolito, e preferiva rimanere tutto tappato. Quando sono tornato a casa non l’ho più trovato, altrimenti gli avrei regalato qualcos’altro o comunque avrei cercato di offrirgli ancora più aiuto». E’ un uomo dall’apparente età di sessant’anni, italiano. Vicino a casa di Branchetti, per l’altro, c’è la Caritas. Dove molte persone, soprattutto nell’ultimo periodo, frequentano la mensa dei poveri perché non hanno i soldi per mangiare. Come il sessantenne, probabilmente.

«Quell’uomo non l’avevo mai visto – prosegue Branchetti – ma l’ho aiutato col cuore, perché non è giusto trovarsi in questa situazione, io lo so bene. Purtroppo la pandemia sta creando grossissime difficoltà e perfino mezzo quartiere, qui, se non avesse vergogna andrebbe a mangiare alla Caritas. Io lo so perché distribuisco i pacchi alimentari ai livornesi».

Branchetti non ha dimostrato la propria generosità solamente tre giorni fa. È dall’inizio della pandemia da coronavirus che lui e altri volontari aiutano Livorno, mettendo a disposizione auto e benzina per le consegne. Ognuno di loro assiste 6-7 persone, portando a domicilio i pacchi con pasta, caffè, carne in scatola, tonno e dolci per conto del “Banco di solidarietà”. «Inizialmente assistevamo dai 35 ai 40 concittadini – prosegue il cinquantacinquenne – ora sono diventati 90. Le donazioni che arrivano da Firenze non sono più consistenti come a marzo dell’anno scorso, un fatto fisiologico credo. Quindi dobbiamo fare di necessità virtù, dividendo sempre di più il cibo. I pacchi alimentari li consegniamo una volta al mese, così cerchiamo di aiutare la popolazione che non riesce a mangiare. È un dovere, un compito che ci siamo presi e che facciamo volentieri perché c’è sempre chi sta peggio di noi. Io personalmente porto da mangiare ad alcune famiglie di via Giordano Bruno, nel quartiere di Shangai, alle Sorgenti e poi anche ad altre che abitano vicino a casa mia. In tutto mi occupo delle consegne per sette famiglie, ce le siamo divise fra tutti noi volontari».

Il gesto di Graziano ha ricevuto il plauso di molte persone, fra cui Giovanni Ceraolo del sindacato Asia Usb. Proprio l’attivista della sigla degli inquilini, anni fa, lo sostenne per scongiurare il suo sfratto: «Me lo ricordo – racconta Branchetti – rischiammo di finire veramente in mezzo alla strada. Per questo non posso tollerare che un senzatetto dorma in giardino, all’aperto, con questo freddo». «Graziano è un lavoratore che ha rischiato di finire per strada a causa di uno sfratto, ha combattuto sul suo posto di lavoro per migliorare le sue condizioni di lavoro e quelle dei suoi colleghi – dice – e dopo aver denunciato l'utilizzo di sostanze pericolose è stato mandato a casa. Graziano per qualcuno è un semplice lavoratore che vive in un quartiere popolare. Per noi è una persona che ha deciso di non chinare la testa. Avrebbe tutte le motivazioni per essere arrabbiato con il mondo, per prendersela con chiunque. Con lo straniero, con il senzatetto ad esempio. Invece, a differenza di quei personaggi in giacca e cravatta che siedono nei consigli di amministrazione a cui vengono stesi i tappeti rossi nei vari palazzi istituzionali, quando ha visto una persona in difficoltà non ha esitato a dare una mano. Abbiamo tutti molto da imparare da questi gesti». —

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