Meteo
Il calcio giovanile si ribella: su Covid regole confuse, stop agli allenamenti
Viareggio
Caos e poca chiarezza nel mondo del calcio giovanile. A fronte del protocollo da attuare in merito alle attività sportive di gruppo per le regioni in zona arancione, manca infatti una presa di posizione univoca da parte della Figc che si è limitata a comunicare alle società gli obblighi da rispettare: distanziamento in campo, allenamenti individuali e chiusura degli spogliatoi. È proprio quest’ultima misura quella che più di tutte ha messo in difficoltà le scuole calcio con l’arrivo dell’inverno (e il conseguente calo delle temperature) e che ha scatenato anche la preoccupazione dei genitori. Non sono poche perciò in Versilia le realtà sportive che hanno deciso di propria iniziativa di chiudere momentaneamente i battenti. «Già garantire il distanziamento è un’impresa – spiega Gionata Paolicchi, dirigente della Junior Sport Pietrasanta – quando a questo si è aggiunto il problema degli spogliatoi, la questione per noi è diventata anche etica: con che coraggio costringere i bambini a presentarsi agli allenamenti se non gli si può garantire una doccia calda alla fine? Se evitiamo il coronavirus, il rischio è quello di farli ammalare di polmonite. Per questo abbiamo cessato le nostre attività ancor prima che arrivasse l’obbligo della chiusura degli spogliatoi, a novembre: certo ci sarà una perdita economica ma la salute dei ragazzi è la cosa principale di cui preoccuparsi. Per questo – conclude Paolicchi – ho contattato il presidente della Figc Toscana Mangini per chiedergli di intervenire: ci sono ancora società che proseguono con gli allenamenti, un comportamento né etico né solidale nei confronti di tante altre realtà che hanno preso provvedimenti a tutela dei giovani». «Neppure noi ci alleniamo più – ammette Serafino Coluccini, presidente dello Sporting Pietrasanta – per tre volte la settimana, quando non piove, teniamo aperto il centro sportivo Pedonese, dalle 15,30 alle 17, per chiunque voglia fare una sgambata nel rispetto delle norme anti-Covid: non si tratta di un allenamento, tant’è che partecipano anche bambini di età diverse, e i tre istruttori che ci sono lo fanno su base volontaria. È più una “ricreazione”, un servizio che facciamo verso i genitori. Purtroppo la Federazione non si è comportata bene nei nostri confronti: ha scaricato la responsabilità sulle società, non si è presa la briga di chiudere tutto come accadde durante il primo lockdown». La spiegazione di questo comportamento è semplice. «Non abbiamo l’autorità o l’efficacia giuridica per imporre alle società di chiudere le attività – spiega il presidente della Figc regionale Paolo Mangini – ci limitiamo solo ad informare in merito alle indicazioni del Dpcm, dopodiché sta alle scuole calcio decidere il da farsi: personalmente consiglierei prudenza, soprattutto in relazione alle condizioni climatiche, ma non spetta a me decidere». E così c’è anche chi tiene aperto e prosegue (in sicurezza) gli allenamenti. «Abbiamo la fortuna di una struttura che ci permette di garantire campi in sintetico ai ragazzi – spiega Andrea Strambi del Marco Polo Sport Center di Viareggio – per cui riusciamo agilmente a rispettare le normative. Ovviamente siamo andati incontro alle famiglie per quel che riguarda le quote associative, ma la risposta è stata ottima: oltre il 70 per cento dei nostri associati sta proseguendo a fare gli allenamenti e devo dire – conclude – che anche da molti genitori questa scelta è stata apprezzata». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
