Il Tirreno

Il prete chiude il parco della parrocchia: "Troppa sporcizia"

Melania Carnevali
Il parroco di Pozzi don Alessandro Previato
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Il parroco di Pozzi don Alessandro Previato

Il parroco di Pozzi dopo un mese di assenza ha trovato il terreno pieno di rifiuti: "Le famiglie ci fanno il picnic e nessuno pulisce"

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SERAVEZZA. Da un paio di anni, quel parco era diventato il cuore della frazione di Pozzi. Un campo enorme, con settanta ulivi a fare ombra, e gazebo, sedie, giochi, scivoli, tutto messo a disposizione della comunità di Pozzi dalla parrocchia locale che aveva deciso di prendere in affitto quel terreno (che non è di proprietà della Chiesa) proprio per farne un luogo di ritrovo. E questo è stato per anni: un luogo di incontro di giovani e di famiglie. Non a caso è stato chiamato “Uliveto della fratellanza”. Adesso, in quel parco, nessuno ci può entrare. Il parroco, don Alessandro Previato, ha deciso di chiuderlo dopo averlo trovato – dopo un mese di assenza per motivi di salute – in «condizioni pessime» con rifiuti abbandonati ovunque. Perché, a Pozzi, tutti lo utilizzano ma nessuno si prende cura di lui.

«Abbiamo deciso di mettere quel parco a disposizione delle famiglie e di tutta la comunità di Pozzi – commenta il parroco – e con il tempo è diventato un luogo di ritrovo, un terreno attrezzato con molti giochi. Poi è successo che mi sono dovuto assentare un mese per malattia. Quando sono tornato, circa tre settimane fa, l’ho trovato in condizioni pietose. C’era plastica abbandonata ovunque, bottiglie, bottigliette, bicchierini, piatti. Evidentemente erano delle famiglie che avevano fatto picnic e non si erano preoccupate di pulire la propria sporcizia. È una mancanza di rispetto».

E così la decisione di chiuderne l’accesso. «Fino ad oggi mi sono sempre occupato io del parco e sto continuando a farlo – racconta a Il Tirreno don Alessandro –. Io pulisco, io taglio l’erba. Ok, in questi giorni è alta perché sono stato male, ma la taglierò presto. Per,ò quando vedo che le persone abbandonano anche i propri rifiuti, ci rimango male».

Da qui la proposta ai cittadini: «Diciamo che il mio gesto vuole essere una provocazione – continua il parroco –. Spero infatti che si faccia avanti un comitato di parrocchiani per occuparsi dell’area. Una forma di autogestione, in cui gli stessi fruitori si occupano anche della pulizia del parco. Per il momento non si è ancora fatto avanti nessuno. Ma sono fiducioso». Insomma, fino a quando non si farà avanti qualcuno, il parco rimarrà chiuso. Il paese di Pozzi intanto si è diviso tra chi difende don Alessandro a spada tratta («è un parroco fantastico, fa tanto del bene e aiuta tante persone: ha preso questa decisione solo per far notare ai genitori lo sporco che lasciavano», dice una parrocchiana) e chi invece lo critica («non capisco perché, per gli errori di uno, la devono pagare tutti: mio figlio c’è rimasto male, perché andava sempre lì a giocare con gli amichetti», dice un’altra). —

 

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