Il Tirreno

Lucia e quel lavoro romantico di portare i giornali a domicilio

Simone Pierotti
Lucia e quel lavoro romantico di portare i giornali a domicilio

Ogni mattina carica 150 quotidiani sulla bici e li consegna a bar e abitazioni: «Così coccolo i miei clienti, il bello di questa professione sono proprio i rapporti umani»

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VIAREGGIO. «Buongiorno! Sempre di corsa, eh? ». Sono le sei-e-qualcosa di una mattina qualsiasi a Viareggio. La via Battisti, dove c’è sempre un viavai di gente nei negozi, è deserta. A quell’ora la città ancora sonnecchia, non c’è anima viva per le strade: ci s’imbatte giusto giusto negli avventori mattinieri dei bar, nei netturbini della Sea, negli operai dei cantieri. E poi c’è Lucia. Saluta chiunque con il sorriso. Ormai la conoscono tutti: porta i giornali a domicilio in bicicletta fra la Darsena e il centro.

Una figura romantica, apparentemente catapultata da un’altra epoca storica nell’era delle edizioni digitali e dei quotidiani sfogliati sul tablet. E che invece resiste. Pure in tempi di crisi dell’editoria. La giornata tipo di Lucia Caprili, titolare dell’edicola Las Vegas in via Fratti, si svolge più o meno così: alle sei e un quarto carica circa 150 giornali – a tiratura locale e nazionale – nei due cestini della bici, monta in sella e inizia il giro di consegne. «I primi da cui vado sono i bar, vogliono il giornale subito, quindi seguo un ordine di priorità – racconta lei – poi passo dalle abitazioni private, dove c’è meno urgenza. È fondamentale che i giornali mi arrivino in tempo: Bruno, quello che me li porta la mattina, è il numero uno. Sempre puntuale».

Il suo percorso è ormai cronometrato al secondo: dopo aver setacciato la zona del mercato, verso un quarto alle sette imbocca il ponte di Pisa per andare in Darsena e spingersi fino alla zona dei cantieri e del mercato ittico. Le bastano venti minuti, poi attraversa di nuovo il canale Burlamacca per tornare in centro e passare di porta in porta. In poco più di un’ora ha consegnato tutti i giornali che erano nei cestini.

Un rituale che si ripete ogni giorno da quindici anni, da quando ha aperto l’edicola, poco importa se piove, nevica o splende il sole: «Fin da subito ho portato i quotidiani a casa. Com’è nata l’idea? Me lo chiese una cliente, poi si sparse la voce e mi creai un primo giro. Ma erano in pochissimi, otto, giusto il tempo di fare due giri dell’angolo».

Nel frattempo alcune edicole nelle vicinanze tirano giù il bandone: Lucia assorbe i loro clienti: il numero di quotidiani da consegnare aumenta esponenzialmente e così, volendo citare i Pink Floyd, “everyday the paperboy – o paperwoman, in questo caso – brings more”. Ognuno ha le sue preferenze: c’è chi lo vuole sotto la porta, chi nella cassetta delle lettere, chi preferisce essere avvisato con il campanello, chi – è il caso di un signore di 98 anni – aspetta Lucia alla finestra ogni mattina. In alcune case apre addirittura il cancello o il portone, ché tanto si fidano a lasciarle le chiavi («Il bello di questo lavoro sono proprio i rapporti umani instaurati con i clienti»), in altre lancia i quotidiani alla vecchia maniera.

E se la bici si rompe? «Nessun problema – prosegue lei – ne ho un’altra di riserva oltre a un Ciao». Il successo di questo servizio? «Il giornale a domicilio costa quanto quello in edicola: poi alla fine della settimana o del mese vengono di persona a pagarmeli. Una cosa portata a casa ha un sapore diverso: ti fa sentire privilegiato, coccolato. In questo modo riesci a fidelizzarti un certo numero di clienti che sai che ti compreranno il giornale tutto l’anno: dovreste pensare a qualcosa del genere anche voi…». —

Simone Pierotti

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