Il presidio
Guerra di ricorsi, slitta il "matrimonio" fra le Camere di commercio
Il Tar da ragione agli enti ribelli, ultima parola alla Consulta. E preoccupa il blocco delle assunzioni
PISTOIA. «C’è un rallentamento dell’operazione di accorpamento delle Camere di commercio che porta a un rinvio dai tempi indefiniti». Parole di Stefano Morandi e Daniele Bosi, rispettivamente presidente della Camera di commercio e segretario generale, nonché commissario ad acta per il “matrimonio” con l’ente camerale di Prato.
I motivi del ritardo dell’applicazione della legge che dovrebbe portare a 60 il numero delle Camere di commercio in Italia, sono dovuti al contenzioso aperto da un gruppo di enti camerali “ribelli, che sta portando avanti una battaglia di ricorsi e controricorsi. L’ultimo pronunciamento del Tar del Lazio accoglie, di fatto, il ricorso della Camera di commercio di Massa e di altre province italiane, riscontrando problemi di natura procedurale nelle operazioni di accorpamento. «Con i tempi dei ricorsi – dicono i due dirigenti pistoiesi – si andrà avanti almeno un anno, anche perché l’ultima parola spetterà alla Corte Costituzionale».
Quali sono le conseguenze pratiche di questo ritardo? La prima interessa il personale: il decreto legislativo di riordino delle Camere di commercio prescrive che, fino a quando le fusioni non andranno a buon fine, le assunzioni sono bloccate. Nessuna assunzione e nessun turn over. «Con la legge approvata sulla quota 100 del pensionamento perderemo presto quattro dipendenti – dice Bosi – Considerando che ora i dipendenti sono già ridotti a 60, rispetto al massimo di 83 raggiunti qualche anno fa, in 56 qualche sofferenza ci sarà. È vero che con l’informatizzazione c’è stata una riduzione dei tempi e modi di lavoro, per cui 80 dipendenti sono anche troppi, ma le ripercussioni del blocco delle assunzioni e dei pensionamenti anticipati dalla nuova legge si faranno sentire».
Secondo le previsioni di un anno fa la fusione fra le Camera di commercio di Pistoia e Prato sarebbe dovuta avvenire nell’autu nno del 2018. La grande Camera di commercio, quando sarà pronta, raggrupperà quasi 80.000 aziende delle due province e avrà la sua sede principale e legale nella palazzina di via del Romito a Prato, attuale sede camerale della città laniera. A Pistoia, in corso Fedi resterà comunque un ufficio operativo. Ovviamente, un solo presidente e un solo consiglio di amministrazione. Già un anno fa la macchina si rimise in moto dopo un brusco stop della Consulta a causa del ricorso di alcune Regioni (tra cui la Toscana).
Oltre ai mal di pancia provenienti dai territori, come quello della Toscana nord-ovest, a lamentarsi in questi anni dopo il varo del decreto da parte dei precedenti governi di centro-sinistra, sono stati anche i sindacati, preoccupati dai posti di lavoro persi con i previsti accorpamenti. La legge delega prevedeva, oltre al taglio già avvenuto del 15% del personale,a che un ulteroiore decurtazione del 25% per le Camere di Commercio accorpate. Tutto rinviato a data da destinarsi. Nel bene ma anche nel male.
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