Il Tirreno

Guerra di ricorsi, slitta il "matrimonio" fra le Camere di commercio

Francesco Albonetti
Guerra di ricorsi, slitta il "matrimonio" fra le Camere di commercio

Il Tar da ragione agli enti ribelli, ultima parola alla Consulta. E preoccupa il blocco delle assunzioni

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PISTOIA. «C’è un rallentamento dell’operazione di accorpamento delle Camere di commercio che porta a un rinvio dai tempi indefiniti». Parole di Stefano Morandi e Daniele Bosi, rispettivamente presidente della Camera di commercio e segretario generale, nonché commissario ad acta per il “matrimonio” con l’ente camerale di Prato.

I motivi del ritardo dell’applicazione della legge che dovrebbe portare a 60 il numero delle Camere di commercio in Italia, sono dovuti al contenzioso aperto da un gruppo di enti camerali “ribelli, che sta portando avanti una battaglia di ricorsi e controricorsi. L’ultimo pronunciamento del Tar del Lazio accoglie, di fatto, il ricorso della Camera di commercio di Massa e di altre province italiane, riscontrando problemi di natura procedurale nelle operazioni di accorpamento. «Con i tempi dei ricorsi – dicono i due dirigenti pistoiesi – si andrà avanti almeno un anno, anche perché l’ultima parola spetterà alla Corte Costituzionale».

Quali sono le conseguenze pratiche di questo ritardo? La prima interessa il personale: il decreto legislativo di riordino delle Camere di commercio prescrive che, fino a quando le fusioni non andranno a buon fine, le assunzioni sono bloccate. Nessuna assunzione e nessun turn over. «Con la legge approvata sulla quota 100 del pensionamento perderemo presto quattro dipendenti – dice Bosi – Considerando che ora i dipendenti sono già ridotti a 60, rispetto al massimo di 83 raggiunti qualche anno fa, in 56 qualche sofferenza ci sarà. È vero che con l’informatizzazione c’è stata una riduzione dei tempi e modi di lavoro, per cui 80 dipendenti sono anche troppi, ma le ripercussioni del blocco delle assunzioni e dei pensionamenti anticipati dalla nuova legge si faranno sentire».

Secondo le previsioni di un anno fa la fusione fra le Camera di commercio di Pistoia e Prato sarebbe dovuta avvenire nell’autu nno del 2018. La grande Camera di commercio, quando sarà pronta, raggrupperà quasi 80.000 aziende delle due province e avrà la sua sede principale e legale nella palazzina di via del Romito a Prato, attuale sede camerale della città laniera. A Pistoia, in corso Fedi resterà comunque un ufficio operativo. Ovviamente, un solo presidente e un solo consiglio di amministrazione. Già un anno fa la macchina si rimise in moto dopo un brusco stop della Consulta a causa del ricorso di alcune Regioni (tra cui la Toscana).

Oltre ai mal di pancia provenienti dai territori, come quello della Toscana nord-ovest, a lamentarsi in questi anni dopo il varo del decreto da parte dei precedenti governi di centro-sinistra, sono stati anche i sindacati, preoccupati dai posti di lavoro persi con i previsti accorpamenti. La legge delega prevedeva, oltre al taglio già avvenuto del 15% del personale,a che un ulteroiore decurtazione del 25% per le Camere di Commercio accorpate. Tutto rinviato a data da destinarsi. Nel bene ma anche nel male.

 

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