Il presidio
Ecco il nuovo Pecci e la Toscana ritrova l'astronave dell'arte contemporanea
Il centro di Prato riapre dopo tre anni di restauri con "La fine del mondo", una collettiva di 50 artisti
PRATO. La fine del mondo inizia oggi. Come la Fenice che si ricrea dalle sue ceneri. È un po’ quello che succederà oggi al Centro Pecci, il centro polifunzionale e artistico di Prato, che riapre dopo tre anni di restauro ma molti più anni di attesa. E lo farà con una collettiva di 50 artisti internazionali d’arte contemporanea: La fine del mondo, appunto.
Inaugurato nel 1988, prima istituzione italiana con una sede costruita ex novo per esporre, collezionare, conservare, documentare e diffondere le ricerche artistiche più avanzate, il Pecci ha preso le sembianze di una grande navicella spaziale dorata con al centro un’antenna metallica ondeggiante. Una archittetura avveniristica progettata da Maurice Nio, per ampliare gli spazi del Centro. Circa 12mila metri quadrati di spazio, di cui oltre 3.300 di zona espositiva e un investimento di quasi 15 milioni di euro, fra Regione e Comune: questi sono i dati del nuovo Pecci.
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Il nuovo Pecci era atteso da anni. Riapre domenica 16 quindi con la mostra La fine del mondo, titolo scelto dal direttore del museo Fabio Cavallucci, perché «ciò che abbiamo conosciuto finora - commenta - è obsoleto, ma la mostra non vuol essere la rappresentazione di un futuro catastrofico imminente, ma una presa di coscienza della condizione di incertezza in cui versa il nostro mondo e allo steso tempo una riflessione sugli scenari che ci circondano».
Attraverso le opere di oltre 50 artiste e artisti internazionali e con un allestimento che si estende sull’intera superficie espositiva del museo, la mostra è come un esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente da lontano. Durante il percorso il pubblico sperimenterà la sensazione di vedersi proiettato a qualche migliaio di anni luce di distanza, per rivedere il mondo di oggi come se fosse un reperto fossile, lontano ere geologiche dal tempo presente. Inizia con l’installazione del brasiliano Henrique Oliveira, un’opera imponente, realizzata in loco e finisce con un branco di lupi, tutta plastica con pelo di capra, del più celebre artista cinese (che vive a New York), Cai Guo-Qiang.
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Nel percorso ci sono giovani artisti, molti dei quali dell’Europa dell’est, come il polacco Robert Kusmirowski, il quale ha imbiancato duecento sedie che gli hanno portato i pratesi. C’è poi la drammatica performance Children at the their desk from the dead class del polacco Tadeusz Kantor, con alcuni giovanissimi richiedenti asilo ospitati nell’istituto Santa Rita di Prato.
Ma ci sono anche capolavori della storia dell’arte, come le Forme uniche della continuità nello spazio, una scultura in bronzo patinato del 1913 di Umberto Boccioni, le opere del maestro del daidasmo e del surrealismo Marcel Duchamp, fino ai più recenti Concetto spaziale di Lucio Fontana e infine Francis Bacon.
IL DIRETTORE CAVALLUCCI SPIEGA IN DIECI VIDEO LE PRINCIPALI OPERE IN MOSTRA
Il Centro Pecci - con la mostra - riaprirà quindi al pubblico ufficialmente stamani con ingresso gratuito dalle 11 alle 23, mentre nei successivi giorni il biglietto costerà 10 euro. Alle 16.30, al piano terra del museo, ci sarà anche la presentazione del libro e della mostra Supra Sensitivity in Architecture, con alcune delle 120 opere realizzate da vari architetti invitati dall’autore Maurice Nio a contribuire al libro di prossima pubblicazione. Alle 16,30 proiezione del film I figli dell’uragano, a ingresso libero fino ad esaurimento posti, che verrà ripetuto alle19 e alle 21,30.
Alle 18 verrà presentata la mostra La fine del mondo mentre alle 21 prenderà vita una performance di danza con Dewey Dell e Massimo Pupillo, anche questa a ingresso libero, fino ad esaurimento posti.
Ci saranno poi eventi parallaeli. Nello spazio Officina giovani in piazza degli ex macelli, la mostra TU 35 con 25 giovani artisti under 35 attivi in Toscana; nella stessa piazza, in un ex lanificio, la Torre di Babele, con una ventina di gallerie della nostra regione, che hanno allestito altrettante opere di grande formato.
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