Il Tirreno

Versilia

Silvia Gemignani e le due Olimpiadi «Esperienze che mai dimenticherò»

di Massimo Guidi
Silvia Gemignani e le due Olimpiadi «Esperienze che mai dimenticherò»

Gareggiò nel triathlon a Sydney e ad Atene: «Soffrivo, ma non volevo mollare»

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VIAREGGIO. Quando era ancora una bambina sognava di partecipare a un’Olimpiade. Un sogno diventato realtà, anzi raddoppiato perché Silvia Gemignani ha partecipato a due Olimpiadi, a Sydney nel 2000 e ad Atene nel 2004, gareggiando nel triathlon: disciplina nella quale è stata per anni una delle migliori interpreti a livello nazionale.

Aveva iniziato a praticare sport con il nuoto sotto la guida del professor Bruno De Plano, arrivando ad ottenere buoni risultati che le valgono anche le chiamata per le nazionali giovanili. Poi gli impegni di studio – ha una laurea in ingegneria – la costringono a riporre nel cassetto i sogni di gloria. Finché non arriva l’incontro che sfocia in una passione: il triathlon.

Siamo a metà degli anni Novanta, e a Viareggio questo sport sta vivendo un buon momento grazie a Vincenzo Lardinelli e Dimitri Ricci, due personaggi molto conosciuti in città. Silvia ha già superato i vent’anni e pensa che forse non riuscirà ad arrivare a gareggiare ad alti livelli. Ma come sempre nella sua vita la ragazza viareggina ci mette impegno per centrare l’obiettivo. Con il nuoto non ci sono problemi; casomai c’è da lavorare sul ciclismo (prova che le rimarrà sempre indigesta) e la corsa.

Nel giro di poco tempo scala le classifiche nazionali arrivando di conseguenza a guadagnare le prime convocazioni in maglia azzurra. E allora l’obiettivo di partecipare a un’Olimpiade diventa quasi un’ossessione. Siamo nel 2000, all’alba del nuovo secolo, e tra le prove in programma alle Olimpiadi di Sydney c’è anche quella di triathlon.

È la prima volta che questa disciplina viene inserita nel programma dei Giochi e se vogliamo questo evento permette a tutte le quarantotto atlete iscritte di entrare nella storia. Tra queste c’è anche Silvia la quale accoglie con gioia ed orgoglio la convocazione ricevuta dalla federazione nella primavera. Ricorda ancora il giorno della gara ed i momenti che l’hanno preceduta. «Cercavo di allentare un po’ la tensione parlando con le altre concorrenti. Tutte eravamo coscienti che stavamo per vivere uno dei momenti più spettacolari della nostra vita sportiva». Silvia si è preparata bene e disputa una buona frazione a nuoto, uscendo dall’acqua nel gruppo delle prime; ma i problemi arrivano quando c’è da affrontare la frazione in bicicletta (40 km) dove la particolare conformazione del circuito con tanti saliscendi e curve penalizzano la nostra atleta che scivola nelle retrovie del gruppo. «Gli strappi con piccole pendenze mi mettevano in difficoltà. Soffrivo ma non volevo mollare». Riesce a recuperare qualche posizioni nella prova finale (corsa sulla distanza dei dieci chilometri), ma ormai il gruppo delle migliori ha preso il largo e così al traguardo deve registrare un ventesimo posto, piazzamento accolto con qualche recriminazione.

«Le posizioni perse nella frazione di corsa furono fatali, anche se poi disputai una buona frazione. Peccato, perché magari avrei potuto entrare tra le prime dieci». Tornata a casa, continua ad allenarsi con intensità per rimanere a buoni livelli. E la sua crescita è confermata dagli ottimi risultati ottenuti, tra i quali spicca la medaglia di bronzo nella prova a squadre di staffetta (con Beatrice Lanza e Nadia Cortassa) dei mondiali di Ungheria del 2003. È ancora tra le migliori interpreti italiane della specialità e merita la convocazione anche per le Olimpiadi del 2004 che si svolgono ad Atene. Vuole strappare un piazzamento tra le prime dieci-quindici, quello che le è mancato quattro anni prima; ma purtroppo arriva all’appuntamento con una condizione atletica deficitaria, retaggio di un grave incidente avuto un anno prima e che ne avevano condizionato il percorso di allenamento. Fa ancora bene nel nuoto, ma poi paga dazio alle due prove seguenti finendo al ventunesimo posto. Al di là dei piazzamenti resta la soddisfazione per avere partecipato e portato a termine le gare a due edizioni dei giochi a cinque cerchi una esperienza difficile da dimenticare. «La prima partecipazione, a Sydney è quella che mi ha lasciato dal punto di vista emozionale l’impatto più grande. Comunque credo di poter dire che entrambe le partecipazioni sono state esperienze uniche che mai dimenticherò».




 

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