Gioco
L’estremo difensore che ha fatto diventare invincibile il Pietrasanta
Citti ha subìto solo 5 gol in undici partite
VIAREGGIO. Da quando è arrivato a difesa della porta del Pietrasanta, ad inizio gennaio, i blues non hanno più perso. Sarà un caso ma con Leonardo Citti tra i pali la squadra versiliese ha infilato una striscia di undici risultati utili, otto vittorie (di fila) e tre pareggi, subendo appena cinque reti. E pensare che la stagione dell’estremo difensore lucchese ha rischiato di terminare a fine dicembre 2023 quando il Montecatini lo aveva svincolato. A quel punto Leonardo aveva solo i primi cinque giorni del primo mese del nuovo anno per trovare una squadra e così quando è arrivata la chiamata del Pietrasanta non ha avuto dubbi e ha firmato. Perché il calcio è la sua grande passione che vuole continuare a coltivare nonostante gli impegni di lavoro (fa pratica da commercialista nello studio di papà Luca e in estate avrà l’esame di stato) si siano fatti sempre più pressanti.
Ventinove anni da compiere a luglio è stato quasi obbligato a diventare portiere sia per l’altezza ma soprattutto per le sollecitazioni ricevute dello zio Paolo che da giovane aveva ricoperto il ruolo a livello dilettanti. Comincia con il Lucca 7 poi il passaggio alla Lucchese dove rimane per sei anni e dove viene notato dagli osservatori della Juventus che lo portano a Torino dove cresce allenandosi qualche volta assieme a Gigi Buffon del quale dice «sapeva rendere semplici le situazioni più complicate». All’inizio del campionato 2013/2014 (quello della terza stella) va tre volte in panchina con la prima squadra: a San Siro contro l’Inter poi contro Verona e nel derby con il Torino. Negli anni seguenti arrivano le esperienze in serie C con Gubbio e Pontedera, poi in D con Ghiviborgo e Real Forte Querceta. Leonardo capisce che il treno importante è passato e allora decide di dedicarsi al lavoro continuando comunque a coltivare la sua passione.
Con Citti in porta il Pietrasanta non mai perso. Si sente una specie di talismano?
«Direi proprio di no. I risultati sono arrivati per la forza della squadra. Un gruppo solido al quale mancava qualcosa».
Quanto pensa che abbia inciso l’arrivo di Della Bona?
«È un bravo tecnico che ha poco a che vedere con la categoria e che sa preparare le partite in maniera perfetta. I risultati non sono frutto del caso».
Siete ancora in tempo per lottare per il primo posto?
«Siamo forti ma forse per il primo posto no. Nel calcio mai dire mai anche se ritengo che il Viareggio questo campionato può perderlo solo per propri demeriti. Noi dobbiamo mantenere il secondo posto per affrontare i play off in una posizione di vantaggio».
Perché ha scelto di giocare in porta?
«A indirizzarmi nel ruolo è stato lo zio Paolo che da giovane aveva giocato da portiere».
Non ha mai pensato di ricoprire altri ruoli?
«In verità una tentazione c’era stata ma un mio allenatore mi disse che ero bravo tra i pali ed allora decisi di continuare a fare il portiere».
Tanto bravo che lo prende la Juventus. Cosa ricorda degli anni trascorsi a Torino?
«È stata un’esperienza importante al di là del fatto tecnico. Perché in ambienti come quelli ti insegnano i valori che servono nella vita di tutti i giorni. Inoltre ho avuto modo di conoscere tanti ragazzi con i quali ci sentiamo molto spesso».
Ha qualche rimpianto per non essere rimasto nel giro dei professionisti?
«Un po’ di rimpianto c’è sempre ma sono del parere che per arrivare in alto tutti gli incastri devono coincidere. Io ho avuto infortuni che mi hanno tenuto fuori per un po’ di tempo. E anche quando stai bene per un portiere non è mai facile ritrovare il posto di titolare».
Suo fratello Riccardo gioca nel Monsummano. Siete mai stati compagni di squadra?
«Sì, nel Ponte Buggianese lui fa il difensore centrale. Ricordo che in quella stagione ho parato un rigore che aveva provocato lui».
Tornando al presente come è nata la storia con il Pietrasanta?
«Dopo essere stato “tagliato” dal Montecatini mi ha cercato Della Bona e sono arrivato a Pietrasanta. Sono contento di avere preso questa decisione perché è una società organizzata. Mi ricorda quella del Tau dove ho giocato quando era ancora in Eccellenza e si capiva che sarebbe arrivata più in alto».
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