Il numero uno che decide le partite. «Così ho parato quei due rigori»
Gatti: abbiamo studiato i filmati degli avversari
VIAREGGIO. Per sua stessa ammissione Davide Gatti non si definisce un para rigori. Ma a Trestina il portiere del Real Forte Querceta si è voluto regalare una giornata di gloria intercettando, anzi bloccando, due tiri partiti dalla fatal piazzola. Prodezze utili alla sua squadra per tornare imbattuta dall’Umbria.
Venti anni da compiere il prossimo aprile, massese, al suo primo campionato tra i grandi, Davide ha iniziato a giocare a calcio nel Poggioletto sognando di emulare il suo idolo Julio Cesar (Maignan e Vicario i suoi modelli attuali) e incoraggiato da papà Walter che da ragazzo qualche calcio a un pallone lo aveva tirato, mamma Michela e Pietro il nonno materno i quali, neanche a dirlo, sono i suoi primi tifosi. Dopo Poggioletto arrivano i sei anni alla Carrarese dove gioca in tutte le categorie giovanili fino ad approdare alla Primavera. E proprio nell’ultima stagione sotto le Apuane ha la soddisfazione di essere convocato con la prima squadra. Gli piacerebbe fare del calcio la sua professione ma è cosciente che i suoi 178 centimetri di altezza possono rappresentare un ostacolo per un ruolo dove se non hai la statura da corazziere rischi di non essere preso in considerazione. In attesa di veder realizzare il suo sogno si mantiene con i piedi per terra e dopo la maturità si è iscritto a Scienze naturali e ambientali dell’Università di Pisa.
Domanda scontata ma inevitabile: a chi dedica le sue prodezze?
«Ai miei genitori e al nonno. Non erano presenti fisicamente ma sono convinto che con la testa erano lì a Trestina».
Nella sua pur giovane carriera aveva mai parato due rigori nella stessa partita?
«Ho parato qualche rigore tra i ragazzi, non tanti ma quasi sempre decisivi. Se è quello che vuole sapere confesso che non mi sono mai sentito un para rigori».
Allora cos’è successo a Trestina?
«Quelle due parate sono figlie dello studio che durante la settimana facciamo con Paolo Mangiantini il nostro preparatore dei portieri osservando i filmati che riguardano i rigoristi delle squadre che andiamo ad affrontare».
Quindi si aspettava quei tipi di conclusione?
«Un po’ sì anche se il secondo giocatore che ha calciato il rigore non era tra quelli che avevamo visto nei filmati».
Ci racconti quei momenti.
«Il primo rigorista ha calciato di destro molto angolato ma debole, mentre il secondo ha tirato forte ma più centrale. In entrambi i casi ho bloccato la conclusione».
Cosa ha pensato dopo la doppia prodezza?
«Niente di particolare perché per carattere cerco di rimanere concentrato sia nel caso di un episodio positivo che negativo. Solo a fine partita ho pensato che quelle parate erano servite a portare a casa un risultato importante nella corsa alla salvezza».
I suoi compagni cosa le hanno detto?
«Mi hanno fatto festa abbracciandomi, una cosa che mi ha commosso».
Cosa significa per un ragazzo di nemmeno venti anni giocare in un campionato di adulti?
«È un mondo diverso rispetto ai campionati giovanili. Ogni domenica affronti avversari che provengono da categorie superiori e che oltre ad avere qualità tecniche sono molto smaliziati. Io ho avuto la fortuna di avere un’idea di quello che mi avrebbe aspettato in questo campionato perché nella passata stagione ero stato convocato alcune volte con la prima squadra della Carrarese e i consigli avuti da Rossano Berti allenatore dei portieri gialloblù mi hanno aiutato in questa mia nuova avventura».
Ha un sogno particolare nel cassetto?
«Come tutti i giovani calciatori mi piacerebbe arrivare tra i professionisti. Sono cosciente che non sarà facile».
Anche perché la sua altezza non rientra nei canoni del portiere dei giorni nostri.
«Questo è un tasto dolente. Fino dalle categorie giovanili la statura è una componente importante. Ma io non mi sono mai scoraggiato e devo ringraziare la Carrarese che mi ha dato l’opportunità di fare esperienza».
Tra i suoi colleghi quali sono quelli che lo hanno impressionato maggiormente?
«Lagomarsini del Seravezza e Pagnini del Figline».
Cosa chiede a questa stagione?
«Intanto che la mia squadra riesca a centrare la salvezza. Poi visto che mi sono ritagliato uno spazio da titolare di poterlo confermare fino alla fine del campionato».
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