Gioco
Mister Misuri: «Qual è il segreto del mio Massarosa? L’entusiasmo»
La matricola di 2ª categoria fa sognare i tifosi
VIAREGGIO. Qualcuno l’ha già definita la matricola terribile del campionato di Seconda Categoria. Ma al di là delle etichette che sembrano fatte apposta per essere cambiate nel breve volgere di una o due partite sta di fatto che dopo centottanta minuti dall’inizio dei campionati dilettanti il Massarosa è l’unica formazione versiliese ad essere rimasta a punteggio pieno. Due vittorie in altrettante gare di campionato alle quali va aggiunto il successo in Coppa Toscana manifestazione nella quale proprio domani sera i biancorossi si giocano il passaggio del turno con lo Sporting Camaiore.
A guidare l’undici massarosese c’è Mauritanio Misuri, 50 anni viareggino, un passato da calciatore nei campionati amatoriali Uisp e tra i dilettanti in Terza Categoria con Bargecchia, Vigor e Piano di Mommio e che da due stagioni siede sulla panchina del Massarosa, con il quale nella passata stagione ha vinto il campionato di Terza Categoria.
Un’avventura che per Misuri somiglia più ad una missione: riportare entusiasmo per il calcio nel comune massarosese da anni sopito. E che per il momento sta dando qualche frutto visto che già dalla passata stagione la squadra è costantemente seguita da un gruppo di giovani e rumorosi tifosi che non fanno mancare l'incoraggiamento. A condividere l'avventura è la dirigenza composta dal presidente Andrea Bonuccelli, il vice Filippo Cionini, Giampaolo Farnesi e Giampiero Agostini, rispettivamente diggì e diesse, e il preparatore dei portieri Enrico Simonini.
Dopo un’onesta carriera tra i dilettanti, la panchina. Come è nata l’idea di allenare?
«Dopo avere smesso di giocare ho iniziato ad allenare squadre che disputavano campionati amatoriali tra le quali la Soveco con il supporto dell’amico Andrea Bonuccelli. E visto che riuscivamo a fare le cose con passione e professionalità e che avevamo a disposizione un bel gruppo di ragazzi ci siamo detti: perché non provare a disputare un campionato più impegnativo come la Terza Categoria? E al secondo anno è arrivato il successo targato Massarosa».
Qual è il segreto del Massarosa?
«Il gruppo, l’entusiasmo di questi ragazzi che si frequentano anche fuori dal rettangolo di gioco. Pensa che qualcuno aveva anche smesso di giocare dopo il Covid ed invece è tornato su un campo di calcio. E questo aspetto è tra le cose che ci gratificano per il lavoro svolto. Abbiamo una rosa di trenta tesserati che si allenano con entusiasmo anche se la domenica ne puoi mettere a referto solo venti. E poi i nostri tifosi».
Infatti, abbiamo avuto modo di vedere che c’è sempre un buon numero di tifosi, soprattutto giovani, che vi seguono.
«Questi ragazzi hanno creato un gruppo di ultras che ogni partita ci fornisce un bel sostegno. Ci fa tanto piacere perché la nostra chiamiamola missione è quella di cercare di riportare un po’ di gente allo stadio. Per ora un piccolo passo è stato fatto».
Si aspettava un inizio di stagione così positivo?
«In questa prima fase della stagione stiamo sfruttando il fattore euforia per la vittoria della passata stagione. Il nostro obiettivo principale rimane centrare la salvezza senza troppi patemi. Poi vedremo strada facendo».
Tra i componenti della rosa anche suo figlio che ha un nome particolare.
«Si chiama Axel. Ma noi in famiglia abbiamo una tradizione per i nomi particolari come del resto il mio. Di Mauritanio in giro ne ho conosciuto solo uno che lavorava come infermiere all’ospedale (il nonno del collega Simone Ferro ndr)».
Tornando al calcio, allenare il figlio le crea qualche imbarazzo?
«Per niente. Lo considero alla pari degli altri. Per me vale la meritocrazia. E devo dire che anche a casa parliamo molto poco della squadra. Axel sa che preferisco parlarne nello spogliatoio».
Per quale squadra batte il suo cuore?
«Per l’Inter ed è inutile dire che in questo momento sto godendo parecchio».
Ha un allenatore di riferimento?
«Sinceramente no. A me piace far giocare la mia squadra a calcio. Non voglio vedere giocare a pallonate. Ho una squadra dall’età media molto giovane che corre molto ma che cerco di abituare a farlo con un’idea di gioco».
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