La manifestazione
Bresciani: il mio mister Mazzone
“Biscia gol” ricorda l’allenatore che lo fece esordire in serie A con la Fiorentina. «Indimenticabile quella corsa verso di me per abbracciarmi dopo aver segnato»
VIAREGGIO. “A Biscia daje, me raccomando… spinge forte”. Così a Carlo Bresciani, in arte “Biscia gol”, piace ricordare Carletto Mazzone l’allenatore che lo ha fatto esordire in serie A, poco più che ventenne, con la maglia della Fiorentina. «Mi è rimasto nel cuore – racconta – perché era una persona coerente. Quello che diceva lo faceva e voleva che i suoi giocatori facessero uguale. Nello spogliatoio non guardava in faccia a nessuno sia che si trattasse di un giocatore giovane che uno anziano. Tante volte a Catanzaro lasciava fuori Chimenti che era un idolo per farmi giocare. Mi diceva: vai Biscia che ora entri e fai gol».
Il suo primo incontro col sor Carletto avviene nell’estate del 1975 quando Bresciani, poco più che ventenne, torna alla Fiorentina dopo l’esperienza in serie B con il Foggia. «Quando l’ho incontrato la prima volta non nego che mi ha messo un po’ in soggezione vuoi per la stazza fisica che quel modo di fare da burbero. Ma vi assicuro che non era un sergente di ferro come si diceva ai quei tempi. Era bravo nel motivare i suoi giocatori riuscendo nello stesso tempo a lasciarli giocare tranquilli perché ci teneva alla squadra. I suoi giocatori erano sempre i più bravi di tutti. Certo se qualcuno si comportava male non ci pensava due volte a prenderlo per il bavero. Ma finita la discussione non portava rancore».
Sono tanti i ricordi che lo legano al tecnico trasteverino. Due in particolare. «Ai tempi in cui giocavo nella Sampdoria e lui allenava il Catanzaro lo incontrai in Passeggiata a Viareggio dalle parti dell’orologio. Ero in compagnia dei miei genitori. Lo salutai e dopo le presentazioni si rivolse a mio papà e gli disse: “a sor Brescià faccio ‘sta cazzata, e lo porto a Catanzaro”. Poi scoppiammo tutti a ridere. Mi voleva bene il mister e anche quella volta fu di parola perché fece in modo che arrivassi per davvero a Catanzaro».
L’altro episodio è legato proprio alla stagione giocata da Bresciani in Calabria. «Giocavamo ad Ascoli, una partita che il mister sentiva molto visto che proprio ad Ascoli, sua città adottiva dove aveva iniziato la carriera di allenatore. A un quarto d’ora dalla fine perdevamo 2-0. Mazzone era una jena. Grazie anche alla sua spinta riuscimmo a pareggiare e io segnai il gol del 2-2. E proprio mentre esultavo con i miei compagni me lo vidi arrivare incontro con un treno per abbracciarmi. Una corsa simile a quella che lo ha visto protagonista in Brescia-Atalanta. Mi sento spesso con Menichini e Nicolini sapevo che stava male ma quando è arrivata la notizia ho provato tanta tristezza».
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