Gioco
Ecco il “nonno” del calcio toscano che tiene gli anni al guinzaglio
Ceciarini: sono pronto a continuare
VIAREGGIO. Ha festeggiato il quarantesimo compleanno con un giorno di ritardo, il 16 aprile scorso, in occasione dell’ultima giornata del campionato di Eccellenza che ha visto la sua Massese vincere a Livorno contro il Picchi. Ma quasi sicuramente quella non sarà l’ultima partita di una carriera ultra ventennale per Samuele Ceciarini, centrocampista viareggino, il quale ha deciso che non è ancora tempo di appendere gli scarpini al chiodo. Anche se l’azienda di famiglia che gestisce con il padre è al primo posto nei suoi pensieri e dunque tutto dipenderà da quale impegno gli verrà chiesto per gli allenamenti. Già perché l’allenamento paga e di questo Samuele ne ha fatto un mantra che lo ha aiutato a correre dietro ad un pallone per tanti campionati. L’ultimo assieme e contro ragazzi che quando lui esordì con la maglia del Viareggio (in C/2) a Meda, il 14 maggio del 2000, erano ancora alle prese con i cartoni animati o non erano ancora nati. Di seguito sono poi arrivate le stagioni con Cappiano (con il quale ha vinto un campionato di serie D nel 2002/2003), Cuoiopelli, Val di Sangro, Rosignano, Pistoiese, Pontedera, Scandicci, Castelnuovo e Massese.
Vanta 165 presenze in serie C e 264 in serie D, condite da diciannove reti complessive. Ad inizio della stagione appena conclusa era tornato in campo con la Massese dopo essere rimasto fermo un anno per scelta personale. Domanda scontata ma che va fatta: cosa lo ha portato a rimanere in campo fino a quaranta anni?
«La risposta è altrettanto facile: la passione. Solo per quella visto che nelle categorie dilettantistiche non lo fai certo per soldi».
Continuerà a giocare anche nella prossima stagione?
«Vediamo. Chiaramente la mia priorità è il lavoro e quindi devo vedere quale sarà l’impegno che mi sarà richiesto per gli allenamenti e soprattutto gli orari delle sedute settimanali».
Qual è il segreto della sua longevità?
«La costanza nell’allenamento. È fondamentale ed io non mi sono mai risparmiato nel lavoro settimanale».
Come valuta il suo campionato giocato oltretutto dopo essere stato una stagione ai box?
«Sono andato bene. Ho disputato ventotto partite su trenta e sinceramente non me lo aspettavo dopo una stagione di inattività».
Ricorda ancora quel pomeriggio di 23 anni fa a Meda quando Massimo Benedetti lo fece esordire nel calcio dei grandi?
«E come potrei dimenticarlo. Avevo compiuto da poco 18 anni e giocai quasi tutto il secondo tempo. Ricordo che ho corso tanto ma il pallone lo “strusciai” poco. Perdemmo 1-0 ma eravamo già salvi».
E qualche altra gara che ha ancora viva nella memoria?
«Sicuramente un Cuoiopelli-Cavese sempre in C/2. Loro lottavano per vincere il campionato e arrivarono a Santa Croce con 500 tifosi al seguito. Vincemmo 1-0 con il mio gol. L’altra è quella di Castelfranco Emilia ai tempi della Pistoiese in serie D. Era arrivato da poco Indiani. Mi fece giocare perché in allenamento avevo azzoppato il titolare del ruolo. Finì 3-3 e segnai due reti».
La sua unica doppietta in carriera?
«No, sempre in quel campionato ne realizzai un’altra contro la Bagnolese. È stata la mia stagione più prolifica con cinque reti all’attivo».
Quali sono gli allenatori più bravi che ha avuto?
«Aglietti al Viareggio e Indiani alla Pistoiese. Due allenatori molto bravi. Aglietti ha fatto una buona carriera, Indiani avrebbe meritato qualcosa di più anche se ha vinto tanti campionati».
E i compagni di squadra più bravi?
«Bartolomei a Massa e Corrado Colombo a Pistoia, un giocatore dalle qualità incredibili».
Ha qualche rimpianto per non avere avuto uno sviluppo di carriera migliore?
«Quando ero al Cappiano avevo avuto delle richieste dal Pisa e dalla Massese ma alla fine non se ne fece di niente. Probabilmente è giusto che sia andata così».
È vero che nello spogliatoio della Massese la chiamano nonno?
«Sì, tutti. Ha cominciato Luca Remedi (altro viareggino ndr). Ma accetto volentieri di essere il nonno di un gruppo di ragazzi rispettosi».
Del suo ex Viareggio cosa pensa?
«Sta cercando di risalire. Sono contento perché conosco il direttore generale Tomei che è mio amico, Stefano Santini e quasi tutti i ragazzi che vestono la maglia bianconera».
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