Gioco
Trionfa al volante di un camion sulle strade della Parigi-Dakar
L’avventura di Marco Giannecchini con l’RTeam: «Non vedo l’ora di rifarlo»
MASSAROSA. Quando sul finire dello scorso anno Renato Rickler, team manager del RTeam, gli chiese se voleva guidare uno dei suoi camion iscritti alla Dakar Classic – l’erede della mitica Parigi-Dakar – Marco Giannecchini si chiese se era sveglio o si trovava nel mezzo di un sogno. È vero che da una vita è in mezzo ai motori e che aveva già partecipato alla corsa l’anno precedente – da navigatore nella categoria auto – ma l’occasione che gli veniva proposta non poteva farsela sfuggire. Quindi appurato che non stava sognando ha accettato senza riserve. Cinquantacinque anni di Stiava, è personaggio conosciuto nel mondo dei motori che frequenta da quando era ragazzino e in estate il suo Beach bar a Lido di Camaiore diventa una tappa irrinunciabile per gli appassionati delle due e delle quattro ruote di tutta Italia. E la sua prima avventura alla guida di un camion – oltretutto ha preso la patente pochi giorni prima di partire per l’Arabia Saudita – è andata come nemmeno lui si aspettava visto che assieme al navigatore Francesco Proietti, di Chieti, e il meccanico Luca Macrini di Follonica si è imposto nella classe truck H0T (mezzi che si occupano anche dall’assistenza dei veicoli del team) alla guida di un Iveco Eurocargo 5800 cc del team di Rickler. Una fatica di 9mila chilometri, partita da Yanbù sul Mar Rosso il 31 dicembre 2022 e terminata a Dammam nel golfo Persico il 15 gennaio.
Come è nata questa avventura?
«Ho incontrato Renato (Rickler nda) che mi ha chiesto se volevo pilotare uno dei suoi camion. Naturalmente ho risposto subito, o quasi, il tempo di riprendermi per l’emozione, che avrei accettato. Anche se c’era un problema di non poco conto da risolvere».
Cosa si interponeva tra lei e il sogno?
«Non avevo mai guidato un camion e non ero in possesso della patente necessaria. Il 22 dicembre ho sostenuto l’esame e il 27 siamo partiti».
Un’avventura intrapresa con un sano pizzico di follia.
«Sì se consideriamo che ho avuto appena il tempo di testare il mezzo per qualche giorno nella nostra zona».
Quali sono le differenze nell’affrontare una gara del genere tra un’auto e un camion?
«È tutto diverso, dalla guida alle velocità che si raggiungono fino al comfort dell’abitacolo. Diciamo che con un camion è più difficile».
La corsa si è rivelata dura come si aspettava?
«Rispetto allo scorso anno è stata più dura come testimoniano i tanti ritiri. Una tappa è stata sospesa per le piogge torrenziali che trasformano le strade in fiumi».
A parte quelle ambientali avete affrontato altre situazioni difficili?
«Oltre a cercare di fare bene in corsa il nostro compito era anche quello di dare assistenza ai mezzi che trovavamo in difficoltà sul percorso. Durante una tappa abbiamo dovuto tirare fuori dalle dune un’auto del nostro team che aveva rotto la frizione. Ci sono volute 5 ore. Un altro giorno abbiamo soccorso due ragazzi rimasti in panne in mezzo al deserto con la loro Suzuki e li abbiamo trainati fino al bivacco».
Una gara che dunque racconta tante storie anche a livello umano.
«Tra le cose più belle c’è proprio la possibilità di fare amicizia con persone di tutto il mondo perché il valore umano va sempre oltre la gara».
Come è stato passare l’ultimo dell’anno in mezzo al deserto?
«Abbiamo festeggiato assieme agli altri componenti del team a pane, salame, panettone e prosecco portati da casa».
Chi deve ringraziare per aver potuto partecipare alla corsa?
«L’RTeam poi i miei sponsor: Vegal Forniture Viareggio, Pio Piazzesi, caffè Mokalux Firenze, Panconi Catering e Gastronomia Parducci e Thalass vetri artigianali di Modica».
Parteciperà ancora alla corsa, magari in moto, la sua passione?
«Quando sei in corsa vorresti venire via. Poi quando sei a casa e rivedi foto e video pensi subito che non vedi l’ora di tornare a vivere quella avventura che escludo di fare con la moto perché ci vuole il... fisico».
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