Il Tirreno

Versilia

Il personaggio

Simone Passaglia allenatore-tifoso. «Mai seguita la A solo il Viareggio»

Massimo Guidi

	Passaglia in versione allenatore
◗
Passaglia in versione allenatore

Il tecnico della Torrelaghese si racconta

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Quando, molti anni fa, un giornalista di una emittente locale chiese ad un gruppo di bambini che giocavano nella Croce Verde quali fossero le loro squadre preferite e chi i loro modelli calcistici all’unisono risposero prontamente Milan, Inter e Juventus, qualcuno anche Real Madrid. Tutti meno uno. Disse con orgoglio che non seguiva molto la serie A ma che tutte le domeniche con il nonno andava a vedere la squadra del suo cuore, il Viareggio. E i suoi idoli non erano Sheva, Ronaldo, Zidane, Beckam e compagnia bella ma Carlo Fruzza e Samuele Barsotti, i trascinatori della squadra bianconera.Quel bambino era Simone Passaglia: qualche anno dopo aveva anche coronato il suo sogno, quello di vestire il bianconero arrivando anche a giocare qualche spezzone di partita in Coppa Italia, nell’anno del “triplete”, a nemmeno 17 anni. Sogno spezzato sul più bello per una pubalgia cronica.

Per un po’ di tempo rimane in disparte ma nel frattempo conosce Martina, la sua compagna, che lo spinge a non mollare e così Simone inizia ad allenare, prima i bimbetti, poi da un paio di stagioni i grandi, prima come secondo di Alfredo Casani («per me un padre a livello calcistico, un maestro di calcio e di vita», spiega) poi da questa stagione come titolare della panchina dei giallo viola della Torrelaghese con i quali ha iniziato in positivo la stagione vincendo all’esordio in Coppa Toscana con il Corsanico.

Chi la conosce sostiene la definisce l’allenatore-tifoso. Concorda?

«Se si intende tifoso del Viareggio ti rispondo sì».

Come nasce il suo amore per il Viareggio?

«Fino da piccolo andavo allo stadio con nonno Nilo, in tribuna e vedevo gli ultras che incitavano la squadra e avrei voluto essere lì con loro».

Era ancora piccolo ma qualche anno dopo…

«Sono entrato a far parte del gruppo grazie a Michele Lo Coco e anche all’indimenticato Lele Santarcangelo ed iniziai ad andare in giro per l’Italia con loro anche se mamma Stefania e papà Marco all’inizio erano un po’ titubanti».

Poi l’ultras viene chiamato a vestire il bianconero.

«Dopo le esperienze con National, con Carpita, Simone Marinai, Di Tullio e Di Palma vincemmo tutto quello che potevamo vincere, Croce Verde e Camaiore l’approdo agli allievi del Viareggio dove incontro per la prima volta Alfredo Casani. Il giovedì giocavamo contro la prima squadra allenata da Maddaloni che cominciò a convocarmi. Un sogno poter fare parte del gruppo con quei giocatori che fino a poche settimane prima andavo a sostenere dalla gradinata».

L’anno seguente è l’anno del triplete. Cosa ricorda?

«Era arrivato Caramelli ed io tornai nella Juniores. Ma dopo qualche mese anche il nuovo allenatore cominciò a chiamarmi con la prima squadra. Ricordo la prima panchina in campionato con gli ultras che mi fecero qualche coro. Mi misi a piangere. Sotto la maglia bianconera mettevo quella degli ultras. Rappresentavo il sogno di tanti amici».

Niente esordio in campionato ma si rifà in Coppa.

«Ho giocato tre volte spezzoni di partita esordendo a San Miniato anche se la partita che ricordo con piacere è quella a Cavriglia per la semifinale di ritorno. Subentrai a venti minuti dalla fine a Stefano Santini e sventai sulla linea il gol che ci avrebbe eliminato».

Ora alla sesta giornata ritroverà Santini per un Viareggio-Torrelaghese che manca da un quarto di secolo. Ci ha ancora pensato?

«No. Ma di sicuro per me sarà una grande emozione».

Quando è nata l’idea di diventare allenatore?

«Dopo avere smesso di giocare sono stato tre anni fermo. Poi venne a cercarmi Luca Arduini per la Croce Verde e dopo un po’ di tempo capii che potevo svolgere quel compito. Ho preso anche il patentino Uefa B».

Lo scorso anno la collaborazione con Casani, poi l’offerta di guidare la Torrelaghese.

«Devo ringraziare Alfredo che mi ha chiamato per fargli il secondo e la Torrelaghese per avermi dato l’opportunità di mettermi in gioco».

Crede che in un futuro più o meno prossimo arriverà ad allenare in categorie superiori?

«Ho vissuto la delusione di non poter proseguire come calciatore. Non vorrei riviverla. Proverò a dare il massimo per poi magari fare un consuntivo tra due o tre anni. Ma intanto c’è da pensare a questa stagione impegnativa».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web