Gioco
I segreti di Bertuccelli, bomber di periferia infinito: «L’ultimo capolavoro con il Pietrasanta»
In carriera ha segnato oltre trecento reti, diciassette quest’anno. «Sono lento e in campo ho molti nemici, però so fare gol»
VIAREGGIO. Per lui parlano i gol segnati: 317 comprensivi dei diciassette della stagione in corso (15 in campionato e 2 in coppa) messi a segno in tre lustri di carriera contraddistinti da un rendimento costante nel buttare il pallone in fondo al sacco. Da Arma di Taggia a Pietrasanta, la squadra con la quale si appresta a vincere il campionato di Prima Categoria, dal campionato di Eccellenza in giù il bomber di Ricortola non ha mai fatto mancare il suo apporto di reti.
Giuseppe Bertuccelli è un autentico incubo per le difese avversarie anche per la devastante forza fisica che gli permette di ingaggiare duelli all’arma bianca dai quali sovente esce vittorioso. Trentaquattro anni da compiere a giugno, ha iniziato a tirare calci ad un pallone ad appena 4 anni nel Turano. Poi dopo il passaggio a Ricortola e Romagnano l’approdo al Forte dei Marmi con il quale fa tutta la trafila dagli allievi alla prima squadra con la quale, non ancora maggiorenne, esordisce nel campionato d’Eccellenza (buttato nella mischia da Cristiano Ciardelli) segnando anche un gol importante nella finale dei play off regionali contro la Larcianese. Il suo primo gol tra i grandi, il primo di una interminabile serie che lo ha visto far felici dirigenti e tifosi di Valdivara, Castelnuovo, San Marco Avenza, Lunigiana, Colli di Luni, Magra Azzurri, Argentina, Albenga e Rapallo club con il quale ha realizzato il gol numero 300 in carriera.
La dimestichezza con il gol e la forza fisica sono i suoi pregi. Il suo difetto?
«Sono molto lento, un difetto che non mi ha impedito di segnare tante reti».
Per un attaccante tutte le reti sono da ricordare. Lei ne ha una a cui è più legato?
«Scelgo quella segnata con la maglia del Magra Azzurri alla Sanremese nel campionato d’Eccellenza. Il gol della vittoria a casa loro nell’ultima di andata. Una stagione da incorniciare perché i pronostici di inizio stagione ci davano per spacciati, invece arrivammo fino a disputare i playoff. Segnai 34 reti».
È il suo record di segnature?
«No. Nel Colli di Luni quando vincemmo il campionato di Prima Categoria ligure ne misi a segno 45».
Lei ha segnato tanti gol sia nei campionati toscani che in quelli liguri dove si narra sia più facile. Concorda?
«Fino ad un certo punto. In Eccellenza da qualche anno non c’è molta differenza perché il campionato ligure è salito di livello. Che invece rimane abbastanza netta sia in Promozione che in Prima dove i tornei toscani sono di qualità maggiore».
Da ragazzino qual è stato il suo idolo?
«Tifo Juventus e stravedevo per uno che con la mia struttura fisica c’entra poco: Del Piero».
Tanti anni di battaglie sui campi le avranno portato tanti attestati di stima ma anche qualche antipatia. Chi vince?
«Sicuramente ho più nemici. Perché quando sono in campo sono uno che dà sempre battaglia. Non mi piace perdere, nemmeno quando gioco a carte con gli amici».
Ha qualche rimpianto per non aver giocato in categorie superiori?
«No, sono convinto che ogni giocatore abbia le sue categorie. Ho giocato qualche partita in serie D ma obiettivamente non ho fatto bene. Comunque la mia occasione l’ho avuta».
Ci racconti.
«Nella stagione in cui giocavo con il Magra Azzurri. A dicembre potevo passare al Feralpi Salò in serie C. Mi dissero che mi avrebbero mandato a finire il campionato in prestito per poi riprendermi la stagione successiva. Rinunciai perché volevo rimanere a lottare per vincere il campionato col Magra. Poco furbo? Forse ma io sono fatto così».
Come è nato il suo passaggio al Pietrasanta?
«In ritardo di un anno. A Rapallo era morto il presidente e il figlio mi chiese di rimanere fino a fine stagione. Non me la sono sentita di dire no. Questa estate ho parlato con Simone Baldacci che mi ha illustrato il progetto e ci ho messo dieci minuti a dire sì».
Il Pietrasanta vincerà il campionato?
«Siamo padroni del nostro destino, non è poco».
Chi teme di più tra Torrelaghese e Porcari?
«A inizio campionato avrei detto Porcari perché è una squadra attrezzata. Ora dico Torrelaghese perché una squadra che resta in testa alla classifica per tutto il campionato significa che ha dei valori».
Ci pensa a vincere la classifica dei cannonieri?
«Come ogni attaccante, ma preferisco vincere il campionato».
Vorrebbe restare nel mondo del calcio una volta smessi gli scarpini?
«Spero di continuare altri due o tre anni. Poi vedremo. Non credo che farò l’allenatore, ho provato quando giocavo nel Magra Azzurri con i ragazzini ma non fa per me, mi manca la pazienza».
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