Gioco
Sul tetto dell’Ape-car col campanaccio a tifare Viareggio: «Così incitiamo meglio i nostri ragazzi»
La storia di passione di Marco Fornaciari “lo svizzero” e Piero Pucci. I due supporter sono diventati un simbolo delle partite interne dei bianconeri
VIAREGGIO. L’Ape car e il campanaccio di Marco Fornaciari sono ormai diventati un simbolo del nuovo Viareggio che sta cercando di risalire verso categorie più consone ala sua storia. Ogni domenica, quando i bianconeri giocano le gare casalinghe al Marco Polo Sports Center, il nostro super tifoso arriva con buon anticipo sull’inizio della partita per parcheggiare il suo mezzo in prossimità di metà campo per seguire al meglio la partita assieme all’amico Piero Pucci salendo sul cassone debitamente attrezzato e corredato da sciarpe bianconere.
Pioggia o vento non fa differenze, l’ape e il suo equipaggio sono sempre presenti. È un bel personaggio Marco per tutti lo “svizzero”, zio di Paolo Fornaciari ex ciclista che per tre lustri, dal 1993 al 2008, è stato fedele gregario tra gli altri di Bettini, Bartoli e Cipollini, genuino come tutti i viareggini che domenica scorsa non ha mancato di partecipare alla grigliata organizzata dagli ultras per festeggiare il loro leader Vincenzo Chiaro.
Deve il suo “apelido” al fatto che da giovane era andato ad abitare nella patria di Guglielmo Tell seguendo l’amore della sua vita, una ragazza di Berna conosciuta sulla spiaggia ai tempi in cui lavorava come bagnino presso il bagno Nettuno di Oreste Giannessi detto il “federale”. A Berna, dove seguiva il calcio tifando per lo Young Boys, ha lavorato per 40 anni come impiegato presso la locale Gendarmeria ma sempre pensando a Viareggio e così quando anni fa è andato in pensione sempre assieme alla consorte ha fatto il percorso inverso tornando a respirare l’aria di mare e a seguire il Viareggio.
«L’idea dell’ape è venuta a Marco – racconta Piero Pucci – per vedere meglio la partita. Così ha sistemato un bancale sul cassone della sua ape sul quale saliamo e così possiamo trasmettere al meglio ai ragazzi il nostro incitamento». Unici ammessi a salire, qualche volta, sull’ape sono Nicolas uno dei figli di Piero e Leonetto altro tifoso di lunga data. L’altro segno distintivo della presenza dello “svizzero” è il campanaccio, classico souvenir che Marco si è portato dalla Svizzera e che serve a suonare la carica alle zebre un po’ come faceva il mitico di trombettiere del Filadelfia per i ragazzi del Grande Torino. E che i tifosi granata perdonino l’irriverenza.
Marco e Piero non si perdono una partita anche in trasferta. Non più Pisa, Carrara, Benevento o Reggio Emilia ma Villafranca, Fivizzano o Filattiera. «La fede sportiva non conosce categorie – dicono i due amici all’unisono – e noi seguiremo sempre il Viareggio. Speriamo di poter festeggiare presto il successo in campionato evento per il quale stiamo già pensando a qualcosa di particolare». Nel caso accadesse oltre il folklore si trasformerebbe in una specie di amuleto. Intanto la loro ape car è già diventa un simbolo del tifo viareggino.
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