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Versilia

Hockey, terremoto al Forte. Marti Casas, silurato e deluso: «Sto vivendo un incubo»

Gabriele Buffoni
Hockey, terremoto al Forte. Marti Casas, silurato e deluso: «Sto vivendo un incubo»

Il 26enne sarà sostituito dal 41enne Marc Gual: «Me ne vado a testa alta, qui ho trovato una seconda famiglia»

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FORTE DEI MARMI. Aveva rifiutato, lo scorso anno, un’offerta monstre del Benfica (radio-mercato parlava anche di cifre oltre i 70mila euro) per rimanere a vestire la maglia del Forte dei Marmi. Oggi invece la storia d’amore tra Marti Casas e i colori rosso-blu si è chiusa, forse nel peggiore dei modi: la società di via Ferrucci ha infatti tagliato fuori dalla rosa il 26enne calatano. Al suo posto, nel ruolo di allenatore-giocatore, tornerà in pista il 41enne ex Barcellona Marc Gual. Una decisione che, se ancora è presto per capire quanti rimpianti lascerà nel cuore dei tifosi, di certo ne ha scatenato lo sdegno unanime e le critiche. Raggiunto dalla notizia in Spagna, dove si trova in quarantena – ancora positivo al Covid – insieme alla compagna Raquel (in dolce attesa della loro primogenita Giulia) Marti Casas non ha potuto nascondere l’amarezza per una scelta che lo vede costretto a lasciare la Versilia dopo quattro anni.

Casas, quali spiegazioni le sono state fornite dalla società per questa scelta?

«Digerire una notizia del genere è stata davvero dura, non lo nascondo: mi è stato detto che il comitato esecutivo della società e l’allenatore hanno deciso che alla squadra in questo momento serve un profilo diverso dal mio. Ho poco da dire su questo: certe scelte si devono accettare e basta. Mi sono sempre comportato da professionista, lo sarò anche in questo momento tutt’altro che semplice da affrontare per me».

In molti all’inizio della stagione avevano temuto uno scenario del genere, visto l’arrivo “ingombrante” di Gual: si aspettava una scelta simile?

«All’inizio non stavo bene, tornavo da una pubalgia che in estate era tornata a farsi sentire. In quel momento forse avrei pure capito il fatto di essere sostituito da qualcuno più in forma. Ora invece non me l’aspettavo proprio: stavo recuperando, in pista mi sentivo sempre meglio e stavo tornando pian piano al meglio della condizione. Quando giochi al di sotto delle tue potenzialità per un po’perdi progressivamente la fiducia, adesso invece mi sentivo carico e pronto a dare il massimo. Nemmeno nei miei peggiori incubi avrei potuto immaginare di terminare così la mia esperienza a Forte dei Marmi».

La sua storia in Versilia inizia nel 2018: cosa sente di lasciare oggi nel giorno dell’addio?

«Intanto devo ringraziare tutta la gente di Forte dei Marmi. All’inizio per me era un’esperienza particolare, lontano da casa, ma dal primo minuto mi hanno accolto a braccia aperte diventando una specie di seconda famiglia. Me ne vado a testa alta, consapevole di aver dato tutto per questa maglia: ogni volta che sono sceso in pista sentivo di dover lottare per questi colori come se mi appartenessero fino nell’anima, come se rappresentassero casa mia. Forte dei Marmi per me è stata questo. E so di aver lasciato qualcosa di buono, perché sono stato travolto dai messaggi di affetto dei tifosi nelle ultime ore. Il rammarico che ho è di non veder nascere lì mia figlia Giulia, perché mi sarebbe davvero piaciuto vederla crescere a Forte».

Porterà con sé un momento in particolare di questi quattro anni?

«Di sicuro il mio gol del 7-6 nella gara 5 di semifinale scudetto, nel 2019, contro il Valdagno. Ribaltammo il risultato a 3 secondi dalla fine dei supplementari. Non mi sentivo più le gambe, ricordo che mi sdraiai a terra senza forze mentre la gente piangeva dalla felicità. Solo a ripensarci mi vengono i brividi dall’emozione: una serata epica che non dimenticherò mai».
 

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