Gioco
Coach Sodini, il principe viareggino del basket in Legadue: «In vetta con Cantù tra salmastro e grinta»
Nove vittorie su dieci per San Bernardo Cinelandia Park, che con lui sta riscoprendo la sua storica dimensione da big
CANTÙ. Veni, vidi, vici. Il ritorno a Cantù di Marco Sodini, primo coach di serie A proveniente dalla Versilia, coincide con la prima posizione in classifica della squadra brianzola, nove vittorie ed una sconfitta in una partita a Piacenza in cui è andato un po’tutto male dopo sette vittorie filate. Dopo quella sconfitta due vittorie all’ultimo tiro che mantengono in testa la formazione canturina. Un anno da assistente, poi uno esaltante da capo allenatore in cui Cantù ha riscoperto la sua dimensione da grande squadra come dice il suo blasone. Tre anni al sole della Sicilia a Capo d’Orlando a fare impazzire un’altra piazza con il Sodini Style, conferenze stampa brillanti, braccia al cielo nei momenti più esaltanti delle partite, palazzetti che impazziscono ed anche uno svenimento in una rovente finale con 45 gradi dentro l’impianto, poi il maledetto Covid che ridimensiona le ambizioni di un’altra piazza importante come quella di Capo d’Orlando. Quest’estate il ritorno in Brianza, a Cantù una piazza in cui aveva detto Sodini in fase di presentazione, non si può esser decenti, ma solo essere sempre al top. Nella cittadina che negli anni ’70, 80 e 90 ha rivaleggiato alla pari contro i colossi di Milano, Varese e Bologna, la serie A è nel Dna e la missione del coach viareggino è una sola promuovere.
Coach Sodini, come è andato il ritorno a Cantù?
«Cantù, lo sapevo, è una piazza ambiziosa e questa stagione deve essere il veicolo per raggiungere di nuovo la serie A, perché è prevista a breve la posa della prima pietra del nuovo palazzo dello sport. Da cinque anni siamo esuli a Desio, una situazione mal digerita dai tifosi più calorosi e storici e nonostante questo siamo il primo o secondo pubblico del campionato. Avevo dichiarato ad inizio stagione che non si poteva non competere per obiettivi alti e per obiettivi alti intendo ovviamente il ritorno nella massima serie. Una stagione in cui siete ovviamente favoriti. Dopo le prime dieci partite hanno detto che siamo primi con una sola sconfitta, ma ciò non significa niente perché è un campionato molto equilibrato quello di Legadue e molte delle nostre vittorie sono arrivate sul filo di lana come le ultime due, a Mantova abbiamo vinto rimontando da meno diciannove. Siamo anche una squadra nuova e abbiamo ancora bisogno di lavorare assieme per farci trovare pronti a maggio quando inizierà il campionato vero quando ci saranno i play off che dovranno vederci gioco forza protagonisti. La Legadue ci ha abituato a tante sorprese come lo scorso anno in cui Torino era strafavorita ed ha perso due finali con Tortona all’ultimo possesso. Non basterà la nostra storia a riportarci in serie A, quella storia è ancora da scrivere».
Come l’ha accolta quel pubblico che aveva conquistato?
«È rimasto un rapporto simbiotico, nonostante un iniziale sospetto non nei miei confronti, ma piuttosto verso un campionato inferiore rispetto a quello a cui tutti erano abituati. La società sta cercando di recuperare il pubblico e piano piano sta prevalendo la voglia di basket».Cosa mette del suo essere di Viareggio nel suo lavoro?«Forse la leggerezza che non può prescindere però da competenze di alto livello: ciò significa dirigere gruppi, capacità imprenditoriali, e paradossalmente la competenza tecnica è quella che viene data più per scontata. Occorre gestire giocatori di altissimo livello con stipendi e rapporti che hanno caratteristiche assolute. Ho una mia identità viareggina: sono un innamorato del salmastro, del mare, delle Alpi Apuane sullo sfondo, delle passeggiate nelle pinete, del respiro del Carnevale, della musica che ha la nostra città e quella spregiudicatezza che caratterizza i viareggini».
Com’è la giornata di un capo allenatore?
«Una giornata che inizia molto presto al mattino e finisce molto tardi alla sera ben oltre l’impegno sul campo che comunque, spesso richiede una doppia seduta da più di tre ore complessive, inclusa l’organizzazione di uno staff che è composto da quattro allenatori oltre, tra cui Fabrizio Fratres, anche Massimilano Oldoini che ha fatto l’assistente in Eurolega e ancora due preparatori, cinque fisioterapisti, due medici. Di Viareggio mi devo portare l’estro del posto, ma devo poi avere la laboriosità che compete ad un manager di azienda. Qua si vive di pallacanestro e Cantù non si fa incantare dai proclami».
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