Toscana
Tosi fa mea culpa ma conferma «La collaborazione viene meno»
Il numero uno della società riconosce un comportamento «poco rispettoso» dell’ex ds «Ma non ci sono più identità di vedute»
forte. «In merito a quanto pubblicato sui social da parte di Simone Mattugini, che fino all'ultimo campionato rivestiva il ruolo di direttore sportivo della serie A1, dobbiamo ammettere nostro malgrado di non aver tenuto nei suoi confronti un comportamento rispettoso del ruolo e, soprattutto, della persona che tanto ha dato all’HockeyForte in questi anni». È un mea culpa senza appello quello che da via Ferrucci arriva, in una nota firmata dal presidente Piero Tosi, all'indomani dello sfogo dell'ex ds rossoblù Mattugini. «Personalmente – prosegue il presidente – pur avendo ricevuto apprezzamenti da Simone, posso dire di non aver gestito la situazione come dovuto e di questo, a nome mio e della società, chiedo scusa innanzi tutto a lui e quelli sportivi che gradivano la sua presenza nello staff. La sua collaborazione è stata preziosa in questi anni e potrà esserlo ancora in futuro in quanto da parte nostra non c'è alcuna chiusura nei suoi confronti. Al momento però, non essendoci quella stessa identità di vedute di cui il nuovo programma necessita, è palese che questa collaborazione debba venire meno».
Alla base del divorzio dunque ci sarebbe una divergenza di vedute sulla gestione del Progetto Felicità lanciato con l'arrivo dell'importante investimento dell'imprenditore Attilio Bindi. Un nuovo corso all'inizio del quale le cariche sociale all'interno dell'Hockey Forte erano state congelate in attesa di opportuni chiarimenti: ad oggi, dunque, chi sostituirà Simone Mattugini? «Il ruolo di direttore sportivo tornerà al vicepresidente Valter Luisi. Antonio Agostini invece – chiarisce Tosi – ha dato le dimissioni da direttore generale della società diventando responsabile fiduciario del Progetto Felicità per conto di Attilio Bindi». Una sorta, in pratica, di supervisore esterno, un tramite tra l'imprenditore e la dirigenza: non è un caso che le trattative di Illuzzi e Pedro Gil siano state curate dall'entourage di Bindi (un «regalo all'Hockey Forte», come furono definite) e non direttamente da via Ferrucci.
G.B.
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