Sicurezza
Greta, un Diavolo per ripartire
Dopo 10 anni la Adami lascia la Fiorentina e va al Milan: «È l’occasione per trovare nuovi stimoli»
Viareggio. Il cambiamento è ben più radicale di quello del numero di maglia: con il 7 Greta Adami alla Fiorentina c’è cresciuta, in campo e fuori, iniziando, compiendo e completando il percorso da ragazza a donna, con il pallone tra i piedi o correndo a perdifiato per (ri)conquistarlo. Al Milan salirà di uno: indosserà l’8, cosicché la novità sarà pure in cifre e non solo cromatica, con le strisce verticali rosse e nere al posto del viola monocolore che lei riteneva ormai una seconda pelle, convinta in cuor suo che lo fosse per sempre, salvo poi rendersi conto che l’eternità col calcio ci fa a cazzotti e che nel frattempo le cose possono svilupparsi in modo diverso, assecondando necessità interiori che non sono più quelle radicate.
Il passaggio al Milan della centrocampista viareggina è stato ufficializzato il 29 luglio, il giorno prima che lei compisse 29 anni, l’età in cui, se si presenta l’occasione di una vita, va colta e basta, senza perdere troppo tempo a pensarci su per non rischiare di doverlo fare un domani, divorati dai rimpianti.
Greta Adami aveva comunque deciso di lasciare la Fiorentina prima e a prescindere dalla chiamata della società rossonera, perché – parole sue – «faticavo a vivere con gioia quella che è sempre stata la mia passione più grande». In casi analoghi non rimane alternativa che andare e fare posto, confidando nella comprensione e nella collaborazione di una società a cui si è dato tutto sempre, risparmiandosi mai. Tanto di cappello alla Fiorentina.
E Adami mica se l’è scordato quando ha rilasciato la prima intervista al canale ufficiale del Milan, la scorsa settimana, corollario dell’annuncio del suo ingaggio. «A Firenze ho trascorso dieci anni belli, ho vinto tutto partendo dal basso: li ricorderò sempre, ma avevo bisogno di ripartire. Con nuove motivazioni, in un altro ambiente. Questo è il posto giusto per farlo».
Un rapido excursus del suo decennale vissuto in viola rammentando quando «ci allenavamo alle 18,30 e dovevamo portarci tutto noi». Un’era geologica fa per l’intero movimento del calcio femminile, nel frattempo cresciuto al punto che «ora basta arrivare al campo e pensare a giocare». Un processo che vivrà con il passaggio al professionismo, previsto per il prossimo anno, la fase clou, rendendo davvero un lavoro (con le tutele che ne derivano) ciò che è cominciato come una passione.
Dice Adami di essere approdata al Milan «per vincere, almeno un trofeo». Tra scudetto, Coppa Italia, Supercoppa e Champions League le possibilità per riuscirci non mancheranno, sebbene la stagione si preannunci «impegnativa, perché il livello si è alzato». Poco male: la centrocampista ha già ampiamente dimostrato di poterci stare.
Elisabet Spina, responsabile del settore femminile del Milan, viareggina pure lei, lo sapeva bene e, intuita la possibilità di ingaggiarla, non se l’è lasciata sfuggire. Cambiando aria, Greta Adami ha intanto ritrovato la voglia di divertirsi. Un domani, magari, accadrà lo stesso con la Nazionale. Glielo auguriamo, se lo merita. —
Gabriele Noli
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