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Il Ronaldo dell’hockey è tornato a casa Pedro Gil: qui per conquistare l’Europa

Gabriele Buffoni
Il Ronaldo dell’hockey è tornato a casa Pedro Gil: qui per conquistare l’Europa

Il fuoriclasse spagnolo non sta nella pelle: sembra non essersene mai andato da Forte dei Marmi «Non vedevo l’ora di riabbracciare questa gente, l’obiettivo è alzare l’asticella e fare la storia del club»

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Gabriele Buffoni

Forte dei Marmi. Pedro Gil è tornato. Il «Cristiano Ronaldo dell’hockey su pista» (per dirla con le parole del dg rossoblù Valter Luisi) indosserà di nuovo la maglia del Forte dei Marmi: dopo aver vinto nelle ultime cinque stagioni passate con lo Sporting Lisbona due campionati portoghesi e per ben due volte l’Eurolega, il campionissimo spagnolo ha rimesso piede in quell’angolo di Versilia che - per sua stessa ammissione - ha sempre considerato casa sua.

«Torno per mettere altri trofei nella bacheca del Forte - ha dichiarato dalla terrazza del Fortino di piazza Garibaldi - e per chiudere qui da vincente la mia carriera». A 41 anni il momento dell’addio definitivo si fa più vicino ma intanto “Pedrito” ha firmato un contratto due anni con la società del presidente Piero Tosi. Un impegno che ha un unico obiettivo: conquistare l’Europa.

Pedro Gil, di nuovo in Versilia. Che sensazione le dà indossare di nuovo il rossoblù?

«Meravigliosa. Da quando ho parlato con la società la prima volta, tempo fa, non vedevo l’ora di tornare a riabbracciare la gente di qui, i tifosi. Non ho mai nascosto che Forte dei Marmi per me rappresenta un luogo speciale, dove ho dato tanto ma che mi ha anche dato tanto. Se sono tornato è perché sento di poter far di nuovo cantare di gioia i tifosi».

Finirà a Forte dei Marmi la sua carriera da giocatore?

«Credo di sì. Non so ancora quanti anni andrò avanti a giocare, intanto ho firmato per le prossime due stagioni e poi si vedrà. Ho sempre voluto terminare la mia carriera in un grande club ma con lo Sporting era arrivato il momento di chiudere dopo aver vinto tutto quello che era possibile vincere. Poter tornare qui è una nuova sfida: avevo lasciato da vincente, ora possiamo alzare ancora di più l’asticella. L’obiettivo è arrivare a segnare un’altra pagina storica per questa società prima di dare l’addio alla pista».

Il progetto nato tra Attilio Bindi e l’Hockey Forte è particolarmente ambizioso: crede che sia realizzabile nel giro di tre stagioni?

«So che quando si parla di vincere in Europa sembra sempre una promessa a vuoto e l’impresa pare impossibile. Però nel 2016 il Forte arrivò in semifinale, e anche negli ultimi anni che ho passato allo Sporting affrontare questa squadra non è mai stato semplice. Le potenzialità del Forte sono incredibili, bisogna crederci e soprattutto lavorare: il progetto è serio, tant’è che mi ha convinto subito a tornare e probabilmente non sarò neppure l’unico rinforzo alla squadra che arriverà nel giro di poco tempo. È un segnale concreto e molto importante: questo progetto mi dà grandi prospettive e una carica addirittura maggiore rispetto alla prima volta che venni qui a Forte, quando questa società ancora non aveva vinto niente. Se andrà avanti a questo ritmo, in Italia credo che potremo attestarci come la squadra più forte del campionato e, in poco tempo, arrivare a giocarcela con le più grandi in Europa».

Che idea si è fatto dell’attuale gruppo guidato da Alberto Orlandi?

«L’ho seguito sempre con grande attenzione, è una squadra che mi piace. Alberto lo conosco bene, insieme qui a Forte abbiamo già scritto pagine importanti con quei primi tre scudetti. Metterò tutta la mia esperienza e le mie capacità a sua disposizione: ho tanta voglia di aiutare lui e tutti i miei nuovi compagni, a partire dai più giovani».

Nel presentare il nuovo progetto si è parlato tanto di “ricreare l’entusiasmo”: basterà il suo ritorno per riportare il pubblico in massa al palasport?

«I risultati non sono certo mancati in questi anni. La mia speranza è di dare una mano anche per questo. Le ambizioni sono grandi, credo che anche i tifosi capiranno che vogliamo tutti insieme fare la storia». —

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