Gioco
Il ritorno a Cantù di Sodini «Qui puoi soltanto vincere»
Il tecnico viareggino siederà su una delle panchine più prestigiose del basket «Dopo tre anni a Capo d’Orlando sono stato richiamato: non potevo che dire sì»
Michele Morabito
Viareggio. Marco Sodini torna a Cantù: l’aveva lasciata tre anni fa per un difficile rapporto con una dirigenza schizofrenica. Lo aveva come idolo del pubblico, dopo una stagione da assistant coach e poi una esaltante da capo allenatore piena di insperati successi, per una piazza che vive di basket, che ha visto transitare grandi campioni (da Riva a Marzorati, Reacalcati, questi ultimi poi allenatori nella città brianzola) perché una volta canturino resti per sempre canturino. Una cittadina operosa abituata a sfidare i giganti di Milano, capace di vincere in Europa che aveva riscoperto il piacere di andare al palazzetto grazie al coach viareggino che stupiva i giornalisti con citazioni dotte nelle conferenze stampa e che infiammava la curva con un basket fatto di difesa dura e contropiede con esultanze mani al cielo ai canestri importanti che scaldavano i cuori.
Dalla fredda Brianza alla Sicilia, per tre anni a Capo d’Orlando in Lega Due con un programma biennale di ritorno nella massima serie fallito di un soffio il primo anno quando finì in testa assieme a Roma la regular season favorita dalla decisione della Lega di escludere all’ultimo tuffo Siena dal campionato riassegnando due punti alla squadra della capitale. Nei play off prima un record di vittorie, poi la sconfitta contro Treviso. Lo scorso anno il campionato di Lega Due non finì, ma anche gli infortuni lo avevano reso difficile. Quest’anno e per il prossimo la società del patron Sindoni ha ridimensionato i programmi a causa del Covid, da qui la decisione presa assieme a coach Sodini di separarsi. Nel frattempo la nuova dirigenza della Pallacanestro Cantù ha chiamato il coach viareggino su una delle panchine più ambite d’Italia seppur dopo la retrocessione in Lega Due.
Come si arriva questo ritorno?
«C’era un amore reciproco. Il patron di Capo d’Orlando Peppe Sindoni mi ha chiaramente detto che quest’anno i programmi erano ridimensionati perché il Covid per certe realtà è stato particolarmente punitivo. Mi ha detto che se avessi voluto coltivare ambizioni diverse sarebbe stato giusto che cercassi una piazza più ambiziosa. Dopo la retrocessione, Cantù ha rinnovato tutto, dalla proprietà della società, dalla dirigenza, dalla direzione sportiva e la panchina era libera. La scelta è ricaduta su di me e sono orgoglioso e felice di ritornare per riprendere un discorso interrotto. So di sedere su una panchina ambita da molti anche se in Legadue. Ringrazio la dirigenza di Capo d'Orlando e la piazza per questi tre anni e ringrazio la nuova dirigenza canturina per avermi dato questa possibilità di riprendere un discorso avviato».
A Cantù dovrai solo vincere.
«Amo dire che a Cantù ci si comporta come se si fosse sempre in serie A perché la Pallacanestro Cantù appartiene a quella dimensione. Dobbiamo incanalare una rabbia che c’è per la retrocessione per un futuro che sia presto di vittorie. Non si può andare in una panchina come quella canturina puntando ad una stagione normale o essere decenti. A Cantù si può essere solo eccezionali e questo rende ancora più affascinante questa sfida in considerazione anche dell’organizzazione che la società ha per il movimento, per i giovani, per far crescere i giocatori. Ho a disposizione uno staff tecnico eccezionale, da Fabrizio Frates a Della Fiori».
Come sarà avere come direttore tecnico uno dei più grandi allenatori della storia italiana come Frates?
«Gli allenatori che vincono hanno sempre dei collaboratori che lo aiutano. Il contraddittorio con uno come Frates può solo aiutarmi a crescere e con lui ho un ottimo rapporto. La società sta cercando di essere ripescata e la cosa ci potrebbe aiutare a tenere il giovane di maggior talento che è Gabriele Procida che ha ancora un anno di contratto, ma che dovrebbe accettare di rimanere in Legadue e non è scontato. Procida si è reso eleggibile per il draft Nba e vedremo se sarà ancora con noi».
Ormai sei un giramondo, Viareggio, Lucca, Livorno, Bologna, Kiev, Piacenza, Milano, Colombia, Cantù e Capo d’Orlando e ora di nuovo Cantù…
«Passo dal mare cristallo della Sicilia alla nebbia della Brianza, dall’accoglienza siciliana all’operosità lombarda, dal cannolo alla cassoeula, ma fa parte del mestiere. Ma casa è una sola e ha due pinete, il profumo di salmastro, il carnevale più bello del mondo. Chi fa il mio mestiere mette nel conto di dover muoversi spesso. Ma alla parola casa abbino solo Viareggio». —
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